Chiesa e finanza, è buio pesto

Ogni volta che si solleva la questione dei finanziamenti illegali alla Chiesa e degli imbrogli degli enti para-ecclesiastici ai danni della collettività, gli esponenti cattolici e vaticani rispondono rispolverando il vecchio adagio secondo cui “si deve approfondire la materia” e che “se vi sono irregolarità saranno rimesse in ordine”. L’esperienza insegna però che propositi di questo tenore nascondono spesso l’ipocrisia del rinvio per superare la bufera.

In un articolo su “L’espresso”, Massimo Teodori ripercorre le vicende della finanza vaticana e ne evidenzia le tante, troppe opacità e i troppi, inquietanti casi di evasione, elusione, malaffare e collegamento con la criminalità organizzata.

“Occorrono molti finanziamenti per le opere di bene”, sono soliti ripetere cardinali e pubblicisti clericali, pensando così di giustificare i maneggi dello Ior e le evasioni fiscali. Vorremmo tuttavia chiedere ai vertici ecclesiastici come sia compatibile la predicazione dei sacrifici e dei doveri verso la comunità con il via libera alle più disinvolte operazioni finanziarie che si consumano all’ombra del cupolone.

Senza la pretesa di riassumere il pezzo, a cui rimandiamo, uno dei punti che lascia più inquieti è questo:

Il Vaticano, per tutto quel che riguarda i soldi “bianchi” e “neri”, si nasconde dietro la condizione speciale garantita dal Concordato stipulato del 1929 e rinnovato nel 1985 dal governo di Bettino Craxi. Lo Ior ha così potuto essere la cerniera del malaffare finanziario d’origine mafioso-criminale e politico-tangentizia, godendo dello status di unica banca al tempo stesso in-shore e off-shore, facilmente accessibile a Roma ma impenetrabile ai controlli nazionali e internazionali e agli interventi giudiziari. In forza di questa specialissima condizione ha reso servizi discreti al grande malaffare internazionale, agli affaristi italiani e a tutti coloro che vogliono sottrarsi alle leggi. Pochi oggi ricordano i tanti episodi oscuri di cui è stata protagonista la finanza vaticana: ad esempio, che gli eccellenti esportatori di valuta della famosa “lista dei 500” al momento del crac Sindona furono rimborsati grazie allo Ior e che la stessa lista fu sottratta al curatore fallimentare Giorgio Ambrosoli, fatto poi assassinare da Sindona; che il mandato di cattura spiccato nel 1987 per il crack Calvi contro i dirigenti vaticani Marcinkus, Pellegrino De Stroebel e Luigi Mennini trovò i cancelli di San Pietro sbarrati; che la tangente Enimont (93 miliardi) gestita da Luigi Bisignani, Carlo Sama e Sergio Cusani transitò dallo Ior verso il Lussemburgo, Ginevra e Lugano. E altri non riescono ancora a spiegarsi la ragione per cui è stato fatto erigere un sarcofago quasi papale nella basilica di Sant’Apollinare a Roma per il boss della Magliana Enrico de Pedis, e come mai Vito Ciancimino abbia potuto regolarmente depositare valigette piene di denaro mafioso nei sacri caveau vaticani. Perché lo Ior non ha libretti di assegni e accetta solo contante che può girare agli istituti finanziari di tutto il mondo?

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