Se anche i comuni pagano le decime alla Chiesa

Capita che, nell’attività di controllo degli atti emanati dal proprio comune, ci si imbatta in delibere o determinazioni che hanno dell’incredibile.

Una di queste è costituita dal versamento alle locali parrocchie di una quota degli oneri di urbanizzazione introitati dai comuni: in sostanza, molto (troppo) spesso nei comuni si sceglie di dirottare alla locale parrocchia l’8% dei tributi derivanti da oneri di urbanizzazione.

Si può dire, in buona sostanza, che nell’anno di grazia 2012 succede ancora che i comuni si ritrovino a pagare le decime alla chiesa, con i soldi di tutti i loro cittadini. Ed è una decisione senza colore politico (lo fanno amministrazioni di diverse appartenenze), un fatto purtroppo parecchio generalizzato.

Si tratta, insomma, di una tassa occulta che una legge dello Stato prevede possa essere stornata a vantaggio delle Opere relative a chiese ed edifici per servizi religiosi e delle Opere relative a centri civici e sociali – attrezzature culturali e sanitarie, categoria in cui si annidano numerose presenze confessionali.

Nell’informarmi su questa assurdità ho scoperto che l’UAAR, la maggior associazione di atei e agnostici in Italia, segue da tempo la questione con una campagna denominata ‘oneri’: per arrofondire la questione, potete cliccare qui.

Un’importante fetta degli oneri di urbanizzazione secondaria che i Comuni italiani, a discrezione, regalano alla Chiesa Cattolica, talvolta anche ad altre chiese, sottraendo così fondi spesso di vitale importanza per servizi pubblici quali asili nido, edilizia scolastica, servizi sociali.

Eppure i Comuni non sono affatto obbligati versare alle Chiese questi fondi che, secondo una sentenza del TAR, non sono neppure dovuti a chi già gode del privilegio dell’Otto per mille.

È dunque solo una scelta degli amministratori pubblici beneficiare le confessioni di finanziamenti che potrebbero invece essere indirizzati a vantaggio di tutti i cittadini. Scelta che può essere certamente dettata da clericalismo, ma anche da un burocratico rinnovo di privilegî concessi negli anni precedenti, o da un timore di scontentare i privilegiati e il loro elettorato in assenza di voci che li mettano di fronte alle loro responsabilità.

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