La Santa Cresta

Alla fine, pare che almeno per gli immobili a uso commerciale la chiesa inizierà a pagar le tasse, come tutti i comuni mortali.

E così, adesso, un po’ tutti ci tengono a rimarcare che ‘però bisogna tener conto del valore sociale delle attività svolte dalla Chiesa”. Come se non se ne tenesse già ampiamente conto.

Allora, mentre emergono dettagli imbarazzanti sui continui tentativi della Santa Sede di sottrarre lo Ior alle norme antiriciclaggio, vale la pena ricordare che davvero di motivi per piangere miseria, la Chiesa proprio non ne ha.

Non solo perché la sua banca, lo Ior appunto, ha un patrimonio di 5 miliardi di euro e fa molte più porcate di quante ne faccia la tanto bistrattata Svizzera (che almeno un minimo di pudore cerca di mostrarlo), ma anche perché da una ventina d’anni a questa parte, fa affari con il meccanismo dell’Otto per Mille.

Lo spiega un articolo de L’espresso, “L’otto per mille e la Santa cresta“, che numeri alla mano mostra come questo meccanismo, che era nato per sostituire la “Congrua”, cioè lo stipendio statale ai sacerdoti, si sia rivelata una manna dal cielo per le casse della CEI:

I conti della cresta sono presto fatti. Nel 1989, come ricorda la stessa Cei in un documento ufficiale intitolato “Otto per mille: destinazione e impieghi 1990- 2011”, con la congrua la Chiesa prendeva 399 miliardi di lire. I coefficienti di rivalutazione dicono che oggi quella cifra equivarrebbe a 369,01 milioni. Per il 2011, secondo i calcoli più aggiornati, alla Chiesa spetta invece, come dicevamo, un miliardo, 118 milioni, 677 mila e 543 euro: più del triplo.

E se a qualcuno venisse ancor voglia di piangere miseria, a questo conteggio si possono aggiungere, giusto per fare due esempi, qualcosa come 500 (qualcuno dice 700, qualcuno 100…) milioni di € annui evasi (evasi per modo di dire, perché l’esenzione è legge dello stato) per cinque anni con il meccanismo di esenzione dell’Ici, che è in contrasto con le norme sulla concorrenza UE, oppure i soldi dell’Otto per mille che spettano allo stato:

da sempre l’esecutivo di turno, non ritenendo ancora all’altezza il cadeau presentato annualmente alla gerarchia ecclesiastica, ci ha aggiunto dell’altro. Consegnando di fatto alla Chiesa anche una buona fetta della quota (striminzita, peraltro) di 8 per mille che gli veniva assegnata su indicazione dei contribuenti. Una forzatura sottolineata anche dalla Corte dei conti, che nel 2008 ha messo a punto una relazione sulla gestione dei fondi da parte dello Stato nel quinquennio 2001-2006 in cui si rilevavano «non poche incongruenze.

Insomma, cari commentatori da quattro soldi (anzi, molti più di quattro), risparmiateci la morale del fatto che da adesso pagherete le tasse. Per mesi avete sostenuto che non era vero che non pagavate le tasse su alberghi, scuole, ristoranti e compagnia bella, e adesso un governo che pure vi è molto amico (e non manca di rimarcarlo, tanto che oggi il presidente del consiglio italiano ha ritenuto suo compito assistere alla nomina dei cardinali: come se il papa assistesse alla nomina dei ministri…) vi smentisce. Un po’ più di pudore, forse, non farebbe male…

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