Nuovo colpo di coda: le paritarie all’assalto della diligenza sul caso Imu

Da un paio di giorni è partito un nuovo refrain: dopo il poco credibile “noi abbiamo sempre pagato l’Ici”, smascherato in tutta la sua falsità quando l’Ue ha aperto una procedura di infrazione e l’Italia  ha appunto dovuto annunciare (per il momento siamo ancora agli annunci) che dal 2013 anche la Chiesa, come tutti, pagherà le tasse sugli immobili, e dopo il “è giusto che anche noi facciamo la nostra parte”, dichiarazione di buoni intenti che è durata una al massimo due settimane, adesso sono cominciati i distinguo.

I “eh, però non è giusto”. Ad esempio, adesso è partito il tormentone: “non è giusto che le scuole paritarie” (quelle private, se ci dimentichiamo per tre secondi del politicamente corretto) “paghino l’Imu”. A giudicare dal patrocinio dato dalla Cei a questa campagna, cui stanno dando voce parlamentari, prelati e giornali, probabilmente anche stavolta molte strutture riusciranno a farla franca. C’è già chi parla di esentare, oltre ai luoghi di culto, anche “scuole, ospizi, alberghi e ospedali”: praticamente tutto, insomma.

E così, dopo il danno fatto ai comuni con il mancato gettito Ici derivante da questi immobili per numerosi anni (dal 2006), adesso potrebbe pure arrivare la beffa di una nuova norma che dicesse che in teoria anche la Chiesa dovrebbe pagar l’Imu ma che in pratica esentasse tutto e il contrario di tutto.

Io, per canto mio, mi limito a ricordare l’articolo 33 della nostra costituzione:

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

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