Dalla, funerali con polemica

Ha fatto parlare, in questi giorni, quella che è stata chiamata “l’ipocrisia della chiesa” (ovviamente cattolica) sui funerali di Lucio Dalla. Che il rapporto fra cattolicesimo e omosessualità sia controverso è indubbio; quello che ha fatto discutere, però, pare sia il messaggio che si è voluto dare con queste esequie. Nelle quali, a quanto pare, si è dato spazio con un certo imbarazzo al compagno di Dalla a patto che, ovviamente, non fosse presentato come tale. Alla base della questione ci sarebbe l’idea che un qualcosa che viene considerato da una parte del mondo cattolico contro natura e soprattutto contro Dio possa essere tollerato, a condizione che resti nascosto sotto il tappeto, che non se ne pronunci il nome.

Sono agghiaccianti, in particolare, le parole (riportate da Repubblica) del giorno dopo pronunciate dal prete, Bernardo Boschi, che ieri ha pronunciato l’omelia ai funerali:

“La Chiesa condanna il peccato, non il peccatore quando questi fa un certo cammino”, “Questi soloni che imperversano, dicendo che la Chiesa è ipocrita non sanno niente della Chiesa. Anche Gesù andava dalle prostitute perché si convertissero. Io sono andato tante volte a casa di Lucio e c’era anche Marco Alemanno, e non ho mai visto nulla”.

Insomma, nel paragone il prete è Gesù e Dalla la prostituta. Questo perché, sempre nella schiacciante logica del prelato,

La Chiesa condanna il peccato, non il peccatore quando questi fa un certo cammino

e il più grande peccato di Dalla sarebbe quello di aver amato un uomo. Ma, sempre stando alle sue parole, occhio non vede… E poi, appunto, Dalla ha fatto un certo cammino, che tradotto vuol dire che ha mantenuto nell’ombra il fatto di essere gay; l’idea di questo prete, insomma, ha dell’originale: il problema non è l’omosessualità, ma il fatto che la si ammetta, che questo possa turbare i soliti benpensanti.

Si dirà: questo personaggio è un tantino omofobo, ne sarà almeno consapevole? Ovviamente no, tanto che riesce a spararne un’altra:

Gli attacchi alla Chiesa per l’atteggiamento “ipocrita” tenuto nei confronti di Lucio Dalla sono “una vendetta dei gay che volevano fare del cantante una bandiera”.

E, d’altra parte, a far buona compagnia a don Boschi ci pensa don Chessa:

“Davanti al Signore – dice Chessa – ogni cosa viene ricomposta, al di là delle nostre fragilità. Non vedo perché io debba fermarmi di fronte a etichette che servono solo a far parlare. Quel che è prevalso è che lui era un credente. E questo dovrebbe prevalere sempre”.

Insomma, l’omosessualità ridotta a etichetta, perché l’unica cosa che conta (secondo Chessa) è l’appartenenza religiosa. Forse, spiegandogli che è fin troppo facile fare anche il ragionamento inverso, si potrebbe fargli capire che entrambe le cose non sono etichette, e fanno entrambe parte della definizione di persona. O magari, basterebbe spingerlo a confrontarsi con la realtà degli altri paesi europei, o con la realtà di molte chiese protestanti, che a differenza della chiesa di Roma si sono dimostrate più capaci di lasciarsi alle spalle il Medioevo…

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