Morire a 24 anni, per colpa dell’odio

Questo fatto di cronaca, per una volta, non ha a che vedere con la religione o con le chiese. E anche se esula dai temi tradizionali di questo blog, è comunque opportuno parlarne: sia perché in Italia la notizia non sta girando molto sia perché forse tutto l’odio che trasuda da questo volgare omicidio potrebbe aiutare tutti (anche la chiesa) ad aprire gli occhi.

Sto parlando di Daniel Zamudio, un giovane ragazzo cileno di 24 anni.

è stato assalito a inizio marzo in un parco della città, il San Borja: è stato torturato per oltre sei ore (gli è stato staccato un orecchio, bruciata una gamba, incise delle svastiche su petto e spalla usando cocci di bottiglia, lo hanno colpito al cranio con un masso) e poi è stato ridotto in fin di vita a calci e pugni.

Gli aggressori sono un gruppo di giovani neonazisti, e Daniel è stato così orrendamente massacrato perché omosessuale.

Domenica sera ne era stata decretata la morte celebrale, oggi si è appreso della sua morte.

La strada per combattere l’intolleranza è lunga e in salita. Ancora nel 2012 omofobia e razzismo costituiscono una minaccia alla vita di tantissime persone. Il mondo è lento a cambiare, e tante sono le forze che si oppongono al cambiamento.

La domanda è amara: com’è possibile essere atrocemente torturati da degli sconosciuti, per un odio gratuito e insensato? Si può morire così, per di più a 24 anni?

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