Indicatori di secolarizzazione (#2) – i dati sulla frequenza dell’ora di religione (IRC)

Proseguiamo qui l’analisi dei dati statistici sulla secolarizzazione, iniziata con La secolarizzazione in Italia: i dati Istat.

Questa volta analizziamo i dati sulla frequenza all’ora di religione cattolica (IRC), avendo a disposizione dati per gli anni scolastici dal 1993/4 al 2008/9  (16 anni scolastici). I dati sono presi da un rapporto sull’IRC del “servizio nazionale della conferenza episcopale italiana per l’IRC” e sono purtroppo dati incompleti, perché coprono solo il 92% delle diocesi italiane (quasi tutte, ma non tutte).

Dai dati emerge una forte differenza fra gli istituti in cui a decidere della frequenza all’IRC sono soprattutto i genitori, ovvero scuola dell’infanzia (asilo), primaria (elementari) e secondaria di primo grado (media), dalla scuola secondaria di secondo grado (superiore), nella quale insieme alle intenzioni dei genitori iniziano a manifestarsi quelle dei figli.

Lo si vede con un semplice grafico:

POST SCRIPTUM (6 ottobre 2013): qui ho pubblicato un grafico dinamico, aggiornato con i dati più recenti. Oltre ad essere esteticamente più curato, la particolarità di questo grafico è che potete posizionare il mouse sulle linee spezzate (le “serie storiche”) e leggere il valore di ciascuna serie in un dato anno.

  • il trend temporale è evidentemente decrescente, seppur un po’ frastagliato;
  • la frequenza si mantiene su livelli molto elevati all’asilo e alle elementari, inizia a diminuire alle medie e crolla alle superiori.

Su quest’ultima differenza potrebbero pesare sia il fatto che, crescendo, i figli iniziano a acquisire influenza sulle scelte educative che li riguardano, sia il fatto che per quanto riguarda gli asili forte (fortissima) è la presenza di asili ‘privati’ cattolici, specie se confrontata con gli altri livelli di istruzione (quelli dell’obbligo formativo).

Anche la velocità della decrescita è diversa: ci vogliono in media 5 anni perché la frequenza all’IRC crolli di 1 punto percentuale ad asilo e elementari, 4 anni per le medie e 3 per le superiori.

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4 thoughts on “Indicatori di secolarizzazione (#2) – i dati sulla frequenza dell’ora di religione (IRC)

  1. Seppur il trend decrescente sia evidente, sostenere che vi sia un crollo di percentuale alle superiori quando, secondo i dati da te riportati, negli ultimi 16 anni c’è un calo solo del 4% e a tuttoggi su 20 ragazzi 17 seguono l’ora di religione [ndr dato che combrende anche gli extracomunitari che solitamente non si avvalgono dell’ora di religione] mi sembra un po’ eccessivo. Anzi a ragion veduta oserei dire che a fronte di una secolarizzazione della società (che è in atto), l’IRC ha ancora una buona dose di partecipazione; basti pensare che i religiosi praticanti (di qualunque religione) non raggiungono di certo l’85% della popolazione italiana.

  2. Prima cosa, grazie del commento.
    Riguardo a quello che dici, temo di essermi espresso male. Dicendo “la frequenza si mantiene su livelli molto elevati all’asilo e alle elementari, inizia a diminuire alle medie e crolla alle superiori” non intendevo dire che alle superiori c’è stato un ‘crollo temporale’ (anche se la pendenza negativa della retta interpolante è più marcata), ma piuttosto che c’è un ‘crollo’ nel passaggio dalle medie alle superiori, che è quasi dell’8%. Certo, non è una differenza abissale ma pure è rilevante, visto che si passa dalla quasi totalità di avvalenti a una situazione in cui in una classe di 20 studenti, 3 escono dall’aula durante l’IRC.
    Per il resto sono d’accordo con le tue considerazioni

  3. Aggiungo un dettaglio: alle elementari e materne, purtroppo, la preoccupazione principale della maggior parte delle famiglie non è didattica ma è organizzativa, ovvero brutalmente legata al problema di “chi mi tiene il pupo mentre devo andare a lavorare”.

    Per cui, nelle scuole in cui (illegalmente, ma questo la maggior parte della gente non lo sa e non approfondisce) non viene rispettato l’obbligo di offrire una programmazione didattica alternativa fatta seriamente… la gente ha semplicemente paura che il bambino venga parcheggiato in corridoio a girarsi i pollici con la custode, e che si annoi a morte, oppure, ancora peggio, che sia mollato da solo senza sorveglianza.

    Non appena i ragazzi sono abbastanza grandi da andare e tornare da scuola da soli, da organizzarsi autonomamente per uscire da scuola un’ora prima, o da poter essere lasciati un’ora a studiare da soli in biblioteca a metà mattinata… allora delle attività alternative non frega più niente a nessuno, e chiunque semplicemente non abbia voglia di seguire religione, non la segue più.

    Crudo, ma è così!

  4. Se si potesse fare una statistica degli studenti che partecipano alle lezioni di religione non solo con il corpo ma anche con la testa, la percentuale cadrebbe vertiginosamente.
    Mi ricordo quando io frequentavo le superiori (molti anni fa) e la religione era obbligatoria, io agnostica da sempre ero l\’unica attenta perché mi piaceva argomentare e l\’insegnante (un sacerdote) era una persona che era particolarmente di mente aperta e molto in gamba.
    Anche adesso se mi chiedessero qualcosa della bibbia e dei vangeli saprei molto di più di molti credenti, perché sono sempre stata curiosa e amante della lettura.
    Per cui ritengo che la secolarizzazione reale sia molto più forte, alla gente (anche a chi frequenta la messa) della religione interessa ben poco, a parte mettersi a posto la coscienza e sperare di non fare una brutta fine dopo la morte (per chi crede ancora al paradiso e all\’inferno)
    E\’ paradossale che questa secolarizzazione reale vada di pari passo con l\’aumentare della ricchezza e del potere della chiesa.

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