Fra stato e religione (con un’incursione sul tema dei matrimoni gay)

Copio qui un passaggio che mi pare una buona riflessione sulla distinzione fra leggi della Chiesa e leggi dello Stato, preso da qui. Il riferimento da cui è presa la citazione è al matrimonio gay, ma si può facilmente estendere a mille altri abiti: dalle leggi sull’aborto a quelle sul fine vita, dalla regolamentazione delle unioni civili ai dibattiti sui privilegi della Chiesa e sulla neutralità dello Stato rispetto alle diverse “convinzioni spirituali”.

(Affermazione): “Io sono contrario al matrimonio gay perché sono cattolico”

(Risposta): L’Italia è un paese laico. Le leggi italiane devono rappresentare tutti. La Costituzione nell’art. 3 riconosce pari dignità alle opinioni di tutti i cittadini, cattolici, atei, agnostici o di altre fedi e filosofie. Non viene quindi assegnato al cattolicesimo una superiorità o un ruolo di guida nella stesura delle leggi italiane. Come sottolineato dall’art. 4 della sentenza n. 203 della Corte Costituzionale, per la Costituzione Italiana la laicità è un “principio supremo dello Stato”, negando alla religione maggioritaria (cattolica) la condizione di religione di stato.
Se la Repubblica Italiana rimanesse ferma alle regole dettate dalla Chiesa vivremmo in una società fondamentalista. Un cittadino cattolico deve invece accettare la differenza tra le leggi dello Stato e quelle della sua religione. Lo Stato gli garantisce di poter scegliere liberamente se avvalersi o meno di alcune possibilità secondo la sua morale e coscienza, per esempio se divorziare o meno. Leggi siffatte non impongono niente a nessuno. Sarebbero eventuali divieti ispirati alla morale cattolica a imporre a tutti una stessa mentalità e uno stesso comportamento, per ragioni solo ideologiche. Parimenti, una legge sui matrimoni gay non ha alcuna conseguenza sulla vita dei fedeli. A meno che non crediate che vivere in una società che riconosca questo “abominevole diritto” possa suscitare l’ira divina (vedi risposta successiva).
Il matrimonio non è proprietà della Chiesa: esiste quello religioso e quello civile. Il matrimonio dei gay non è un’invasione di campo. Eppure le lotte più feroci contro i diritti civili dei gay sono combattute proprio dalle gerarchie della Chiesa cattolica. È bene iniziare a contestare duramente ai cattolici fondamentalisti le loro affermazioni che mirano a impedire “il pieno sviluppo della persona umana” perché contraddicono quanto sancito dall’art. 2 e 3 della Costituzione.
È bene iniziare a dire che nessuna appartenenza religiosa ci evita il dovere di confrontarsi con i fatti, e di spiegare le proprie affermazioni. Sei cattolico? Bene, anche per te vale la legge di gravità. E dovresti sapere che, seppure con tempi biblici, anche la religione si è evoluta. I cattolici oggi ignorano un sacco di cose della Sacra Scrittura o del catechismo, perché troppo scomode (la proibizione del sesso prima del matrimonio, per esempio) o anacronistiche (dalle istruzioni per vendere la propria figlia come schiava in Esodo 21,7 a praticamente tutto il Levitico). Certo, i teologi dicono che alcune di queste “esagerazioni” vanno contestualizzate, che derivano dalla cultura del tempo, non hanno valore oggi. Bene, oggi le coppie omosessuali hanno valore. È sotto gli occhi di tutti che in duemila anni anche la religione e i suoi anatemi sono cambiati. Senza andare troppo indietro nel tempo, il divieto al matrimonio interrazziale – cosa che anche i cattolici oggi trovano inammissibile – fino a ieri era giustificato sulla base di opinioni che si richiamavano proprio alla religione. Per esempio, in una sentenza del 1967 (il caso Loving vs. Virginia) si legge: “Il fatto che Dio abbia separato le razze dimostra che non ha inteso che le stesse si mischiassero”. Diciamo piuttosto che il fatto che Dio avrebbe detto o non detto, fatto o non fatto qualcosa, non dimostra niente, se non che le interpretazioni sulle sue presunte azioni cambiano di generazione in generazione. E dimostra che non è sulla religione che si può basare l’etica civile e la giurisprudenza di un paese libero, democratico e rispettoso della dignità di tutti i suoi cittadini.

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25 thoughts on “Fra stato e religione (con un’incursione sul tema dei matrimoni gay)

  1. (Affermazione): “Io sono contrario al matrimonio gay e il mio credo non influisce sulla mia scelta”

    Voglio partire da una affermazione contenuta nel tuo post:
    “Parimenti, una legge sui matrimoni gay non ha alcuna conseguenza sulla vita dei fedeli.”
    Scusa ma questa mi sembra una emerita ca..ata; qualunque legge influisce sulla vita dei cittadini, forse in maniera indiretta ma sicuramente produce delle conseguenze; pensare che una legge non influisca sulla vita dei cittadini mi sembra un abominio tale che se fosse vera tale affermazione farebbe perdere di significato la concezzione stessa di Stato… mi sembra quasi una affermazione anarchica!
    Chi mi conosce sa che non sono soggetto a odio raziale, di genere e quant’altro; mi ritengo un moderato non solo perché ho magari posizioni intermedie rispetto alle vari questione ma soprattutto perché cerco di costruire ponti e moderare le varie posizioni.
    Non credo che concedere dei diritti alle coppie di fatto, omosessuali ed eterosessuali, su questioni come eredità, visite in ospedale e simili sia uno scandalo; ma la Costituzione Italiana (art. 29-31) riconosce alla famiglia fondata sul matrimonio (aggiungo io tra uomo e donna) un ruolo centrale all’interno della nostra società, in primo luogo nella formazione dei figli e dunque dei futuri cittadini. Il ruolo di entrambi i genitori è fondamentale nella crescita di un essere umano, ne parlo per esperienza personale: vivo quotidianamente a contatto con i ragazzi del mio paese ed è indubbio che (statisticamente) i ragazzi con maggiori problemi di socializzazione, autostima, etc. siano proprio quelli che hanno alle spalle una situazione famigliare complicata (divorzi, genitori vedovi, genitore malato,abbandono da parte dei genitori,…).
    Avere dei concittadini mentalmente adulti e formati, concorderai con me, influisce e non poco sulla vita di ognuno di noi…
    Concludendo, una legge che riempia il vuoto amministrativo delle coppie di fatto credo che sia necessaria, ma il matrimonio è un’altra cosa.

    P.S. questo tuo blog sta diventando veramente interessante, come i circoli filosofici del Divino Otelma…mi ricordano un po’ le disquisizioni che facevamo ai tempi delle superiori, magari via missiva…;-)

    • Qui non si sostiene che non ha conseguenze sulla vita dei cittadini, ma sulla sulla vita religiosa dei fedeli, che semplicemente sceglierebbero di non sposarsi con una persona dello stesso sesso, se lo ritengono dannoso per loro. INfatti sui cittadini le conseguenze le avrebbe: positive! Pensa una società in cui un tuo amico, un collega, un nipote, un figlio può immaginare di vedere riconosciuto il proprio amore e il proprio legame con la persona che ama, e non essere discriminato solo perché ama una persona dello stesso sesso. Uno Stato in cui tutti hanno pari dignità è migliore per tutti.

      La Costutuzione poi dice cose ben diverse da quello che riassumi tu. Su questo punto ti invito con tutto il cuore a leggere e confrontarti con la prima parte del post qui citato dove la situazione è spiegata molto meglio di come potrei riassumere io:
      http://www.vogliosposaretizianoferro.it/matrimoni-gay-for-dummies-tutte-le-risposte-a-tutte-le-obiezioni-i-parte/

      Nella seconda parte, invece, trovi risposta alla tua obiezione:

      “Sono favorevole alle unioni civili, perché volete per forza il matrimonio?”

      Ti invito a leggerla attentamente. Grazie! Eccola:

      http://www.vogliosposaretizianoferro.it/matrimoni-gay-for-dummies-tutte-le-risposte-a-tutte-le-obiezioni-ii-parte/

      Un piccolissimo estratto:
      “La legge è uguale per tutti. Quindi perché per l’unione delle coppie gay ce ne vuole una speciale? Se io dicessi: l’unione tra un uomo di colore e una donna bianca andrebbe anche bene, ma non chiamiamolo matrimonio, troviamogli un altro nome… Non sarebbe inaccettabile e razzista oggi una frase del genere? Non sarebbe svalutante nei confronti di una coppia mista?”

      Da quello che scrivi riconosco la tua apertura mentale ma vedo molti pregiudizi e la non conoscenza di alcune cose soprattutto riguardo agli omosessuali come buoni genitori. Non esiste studio al mondo che contraddica quanto appurato dall’APA e dalle più grandi associazioni di psichitria, psicologia e pedagogia in 25 anni di studi fatti nell’interesse dei bambini: un bambino cresciuto da una famiglia omosessuale cresce altrettanto bene di quello cresciuto da una famiglia eterosessuale, sia da un punto di vista affettivo che psicosessuale. Questa è la posizione ufficiale della pedagogia e della psicologia, che infatti raccomandano i giudici, nell’atto di decidere delle adozioni, di non discriminare le coppie in base all’orientamento sessuale.

      Grazie se vorrai confrontarti con queste informazioni preziose per chi, come me, vorrebbe che suo figlio potesse sposarsi con l’uomo che ama in Italia, e non all’estero.

      • Con tempo e calma spero di avere la possibilità di rispondere a tutti.
        Inizio con il ringraziarvi per non avermi insultato, dandomi del bigotto… lo apprezzo moltissimo, avevo preventivato che scrivendo un commento contrario alla posizione del blog potesse succedere ma non è avvenuto.
        Caro marcello ti risponderò in modo schematico perchè un discorso mi richiederebbe una elaborazione mentale più elaborata e l’ora è tarda.
        Hai ragione forse ho identificato i fedeli (a cui io non nego di appartenere) con i cittadini ma non dimentichiamoci che i fedeli sono pur sempre elettori, e con la parte principale del mio 1^ commento volevo spiegare la posizione di molti cattolici, che non vedono la proibizione del matrimonio gay come un dogma di fede ma come una idea di “buon senso”; noi riteniamo che una società dove sono permessi i matrimoni omosessuali non sia una società migliore.
        Non nego che vedo la situazione da un punto di vista condizzionato dalla mia esperienza (il buon platone e il mito della caverna!) e che quindi posso avere dei pregiudizi, ma sinceramente anche l’autore del blog “vogliosposaretizianoferro” che disegna tutti i cattolici come dei pecoroni beoti non mi sembra molto oggettivo; trovo però la nostra discussione molto interessante proprio per abbattere i pregiudizi e per creare quei ponti di cui parlavo. A tal proposito ti assicuro che leggerò i link che hai postato e ne discuteremo ancora se vorrai.

      • @Adriano

        Ho fatto caso che l’autore di vogliosposaretizianoferro attribuisce le idee bigotte non a tutti i cattolici, come hai letto tu, adriano, ma si premura sempre di dire “cattolici fondamentalisti” e “gerarchie della Chiesa”. Mi sembra molto attento nel contestualizzare le cose. Scrive: “Eppure le lotte più feroci contro i diritti civili dei gay sono combattute proprio dalle gerarchie della Chiesa cattolica. È bene iniziare a contestare duramente ai cattolici fondamentalisti le loro affermazioni che mirano a impedire ‘il pieno sviluppo della persona umana’”. Poi è ovvio che molti cattolici non sono d’accordo con quello che dicono le gerarchie o i più fondamentalisti. Anche se, sull’attuale catechismo della Chiesa cattolica, che poi nessuno legge, è scritto a chiare lettere che il battezzato “non appartiene più a se stesso”, ma deve obbedire alle gerarchie ecclesiastiche. Non appartiene più a se stesso! Assurdo, detto nel 2012, vero? Beh, un cattolico che non segue quello che dicono le gerarchie (che sputano anatemi sui gay ogni pie’ sospinto) è in contraddizione con la sua stessa religione. Giusto per chiarire. Ben vengano le contraddizioni! Gesù non era, per voi, uno che si ribellava allo stato di cose esistente in nome dell’amore? Almeno così me l’hanno raccontata. Però la raccontano in tanti modi. Ha anche fatto scatenare crociate. Roghi di donne. Persecuzione razziale. E ora omofobica. Spero che i cattolici pensanti si ribellino a questo stato di cose.

    • La doverosa premessa è che il testo riportato sopra è una citazione. Il che significa che forse l’autore di “Dalla parte di Alice” non avrebbe usato le stesse parole: ciò, tuttavia, è irrilevante, dal momento che ne condivide il contenuto.
      Ad ogni modo, la frase da te citata è ben contestualizzata e credo non dia adito a dei fraintendimenti: il senso è che dare una forma giuridica all’unione fra due persone dello stesso sesso non comporta nessun ‘problema’, o ‘fastidio’, a chi già oggi può vedersi riconosciuto il diritto a una vita serena.
      Nel tuo commento sfori su una questione che va ben oltre il tema toccato in questo articolo. Parlando di matrimonio omosessuale, hai evidentemente in mente il tema delle adozioni. È bene però sottolineare che le due questioni non sono la stessa cosa.
      Per farlo, mi baso su dei dati consultabili su Wikipedia, all’indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Legislazione_in_materia_di_omosessualit%C3%A0_nei_paesi_europei
      È vero che in Belgio, Islanda, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia entrambe le cose sono consentite. È però altrettanto vero che nel Regno Unito il matrimonio gay ad oggi non c’è (ci sono le civil partnership) ma l’adozione da parte di coppie omosessuali è consentita. In Portogallo e Danimarca (e sull’Isola di Jersey, di cui ignoravo l’esistenza) accade l’esatto contrario.
      Questa premessa per chiarire che parliamo di due cose diverse e che, anche se verrebbe facile pensarlo, l’una non implica l’altra.
      È significativo che, per rimarcare una presunta ‘eterosessualità’ della Costituzione, ci sia il bisogno di ‘aggiungerlo’: certo, è molto probabile che chi l’ha scritta 65 anni fa non si fosse nemmeno posto il problema. Oggi, effettivamente, il problema si pone. Perché da un lato c’è un testo che, sulla base di quella che è la situazione odierna dell’Unione Europea, non è per niente esplicito. In tantissimi paesi dell’Unione, infatti, famiglia significa nucleo familiare composto da persone che decidono di costruire un futuro insieme e che eventualmente decidono di avere figli: senza che in questa definizione vi sia una limitazione eterosessuale. E senza che questo sia necessariamente finalizzato alla procreazione.
      Se rileggi poi gli articoli che citi, noterai che per come sono formulati non precludono in nessun modo l’ipotesi del riconoscimento del matrimonio gay. Di più: l’articolo 29 non associa alla definizione di famiglia il fatto di ‘fare figli’: definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e da lì si spinge a dire che il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale dei coniugi. I figli sono un’eventualità che può aggiungersi alla definizione di famiglia, ma non definiscono, con la loro presenza, il concetto stesso di famiglia. Per come è lì intesa, la famiglia è tale quando vi sono due persone (fino ad oggi eterosessuali) che decidono di sposarsi.
      Detto questo, con un successivo commento val la pena che spenda anche qualche altra parola sul tema da te sollevato…

      • è indubbio che la costituzione è molto neutra sul tema dell’omo-eterosessualità dei suoi componenti, ma come dicevi tu 65 anni fa non si sono nemmeno posti il problema probabilmente, ragione per cui la Corte Costituzionale (e non Adriano Meis) ha ritenuto che suddetto articolo sia da ritenersi riferito esclusivamente per coppie eterosessuali; volendo fare un paragone sciocco: sarebbe stato difficile per i padri costituenti scrivere un articolo sul copyright in internet, 65 anni fa!
        Non potevano pensare che sarebbe stato necessario specificare che la famiglia è basata sull’unione di un uomo ed una donna.

        P.S. essendo l’autore del blog non puoi cambiare le impostazione di visualizzazione? I commenti vengono ad essere dei poemi lunghissimi, quando in realtà sono poche righe.

    • Caro Adriano, io lavoro nella scuola dalla bellezza di 24 anni, quindi posso concordare con te quando dici che i ragazzi con maggiori problemi sono quelli che hanno situazioni familiari difficili, direi, e non “complicate”. Certo, si parla di abbandoni, distacchi, cose che feriscono la psiche dei bambini e/o ragazzi, come quella di tutti, del resto… Chi non soffre a causa di una separazione, di un lutto?
      Ma che c’entra questo con i matrimoni gay?? Che c’entra con il riconoscimento dei diritti di TUTTI?? Non capisco perché i diritti di una coppia formata da un uomo e da una donna non debbano essere gli stessi di quella formata da due uomini o da due donne. Magari temete che poi due persone dello stesso possano addirittura “pretendere” di crescere un bambino?! E allora? Due persone che si prendono cura di un bambino vanno benissimo, non è certo la stessa cosa di una coppia che si separa! Quanti figli sono cresciuti con mamma e nonna, mamma e zia, papà e fratello… Ah, ma certo, siete accaniti sostenitori che “uomini e donne sono diversi”, in modo intrinseco, nella sostanza. Non vi vengono dubbi, in proposito? Forse non è così… Cos’è che vi fa così paura, esattamente?? Il sovvertimento dell’ordine sociale? Ma dato da chi, chi l’ha stabilito?! Sarebbe ora di far prendere un pò “d’aria” a questo vecchiume di luoghi comuni…

      • effettivamente quotandoti:
        “Ah, ma certo, siete accaniti sostenitori che “uomini e donne sono diversi”, in modo intrinseco, nella sostanza.”
        Non nego di essere di questo pensiero. Aprendovi completamente il mio cuore e in tutta sincerità non capisco come sia possibile che tecnicamente la nostra legislazione permetta i matrimoni ai transessuali, mi spiego un po’ meglio (perché come l’ho detta sembra molto brutta): correggetemi se sbaglio ma credo che sia possibile che un uomo diventato donna e una donna diventato uomo si possano sposare civilmente e anche avere dei figli, i quali cresceranno in una famiglia in cui il padre in realtà è la madre e viceversa. Secondo me un po’ di turbe quei bambini le avranno…
        Quando ero piccolo mi vergognavo degli anni dei miei genitori, essendo i miei ultra-quarantenni quando sono nato; ero a disagio se alle medie (12-13 anni) mi chiedevano l’età dei miei genitori, con il tempo è una cosa che ho superato ma che un po’ ha segnato la mia infanzia; credo che definire complicata una famiglia omosessuale o transessuale non sia esagerato.

  2. “la Costituzione Italiana (art. 29-31) riconosce alla famiglia fondata sul matrimonio (aggiungo io tra uomo e donna) un ruolo centrale all’interno della nostra società, in primo luogo nella formazione dei figli e dunque dei futuri cittadini”.

    Ma perché devi aggiungere uomo e donna se non c’è scritto nella Costituzione? Che ci sia bisogno sia di una figura femminile che di quella maschile per crescere equilibrati, sani e felici è un assunto che è stato smentito dagli esperti più volte e con forza. Nella teoria dell’attaccamento, per esempio, per cui la figura dell’attaccamento va al di là del genere (maschile o femminile) dei genitori, ma il bambino identifica in qualsiasi adulto sia capace di cure, affetto, sicurezza ecc. Nelle ricerche condotte sulle famiglie omosessuali, stessa cosa. Ogni riscontro scientifico è andato a smentire questo pregiudizio che sembra tanto di “buon senso”, ma è falso. Perciò sì, la Costituzione riconosce alla famiglia fondata sul matrimonio un ruolo centrale? Bene. INfatti gli omosessuali che chiedono il diritto al matrimonio vogliono proprio questo: il matrimonio. Non cambiare la costituzione. Non abbattere l’istituzione del matrimonio o l’importanza della famiglia. Vogliono proprio un matrimonio. Una famiglia.

    • per quanto riguarda la costituzione ti rimando a un commento che ho già postato.
      per quanto riguarda gli studi effettuati dagli esperti, senza sminuirne il valore o dire che non siano probanti, spesso accade che persone che hanno un idea e che cerchino di verificare la propria tesi (soprattutto nel ambito delle scienze umane) non vedano i fatti contrari alle loro ipotesi, perché sono troppo innamorati della loro tesi.
      Non voglio di certo, non essendo un esperto, gettare fango su quelle ricerche ma sono sicuro che se io domani iniziassi una ricerca simile giungerei al risultato opposto.

      • Ti rispondo qui perché pur essendo l’autore del blog non ho ancora molta dimistichezza con la gestione tecnica della zona commenti e non capisco perché non riesco a risponderti sopra 😀
        (Cambiare modalità di visualizzazione chiederebbe il cambio completo della grafica, e al momento all’attuale grafica non intendo rinunciare)
        Premesso che non credo la tua risposta di sopra entri nel merito di quanto avevo scritto in replica, mi soffermo semmai su quanto dici in questo commento. Il riferimento agli studi degli esperti. Se non altro perché alla tua provocazione al riguardo viene spontaneo risponderti che paradossalmente tu sembri saperne di più di questi (presunti) esperti…
        Onestamente, non credo sia questo il piano della discussione. Penso che dovrebbe essere molto più concreta e basarsi sulle realtà che già esistono, e nelle quali non mi risulta che il riconoscimento del matrimonio gay (o, visto che la discussione è svicolata su altro, le adozioni) abbia avuto le conseguenze che tu paventi come spauracchio… Davvero, la tua posizione mi sembra parecchio ideologica e poco pragmatica, ed è fin troppo facile farti notare che di fronte a queste ‘realtà’ dell’Europa occidentale tu “non vedi i fatti contrari alle tue ipotesi”, per usare (con adeguamento di pronomi e aggettivi) le tue parole…

      • Stiamo parlando di ricerche condotte da esperti di psicologia e pedagogia. Persone che non partono da un’idea preconcetta e vogliono verificarla. Queste ricerche sono state condotte con metodi scientifici da tante associazioni nel mondo, e sono state condotte su famiglie esistenti, non su ipotesi, e tutte hanno portato allo stesso risultato: un bambino non ha bisogno di una figura maschile e di una figura femminile per crescere bene, ma di genitori amorevoli e competenti. Qui mi sembra che chi ha un’idea e cercando di verificare la propria tesi non vede i fatti, sia tu, scusa la franchezza, adriano. I fatti ci sono. Non esiste ricerca al mondo che contraddica questi risultati. Come puoi diure “se io domani iniziassi una ricerca simile giungerei al risultato opposto”? Ma qui non è che uno si è svegliato una mattina e senza alcuna competenza si è messo a fare una ricerca. Non si sta parlando di uscire a cercare pinoli. Qui parliamo di persone laureate ed esperte nelle rispettive materie che hanno studiato casi nell’arco di 25 anni e ne hanno tratte le scientifiche, statistiche conseguenze. Tu sei laureato in psicologia, pedagogia, psichiatria, che “domani” vuoi iniziare una ricerca simile? Forse sì. Beh, accomodati. Non ti sembra che, se i risultati di una ricerca scientifica potessero essere così facilmente orientati dall’ipotesi iniziale, così facilmente manipolati, con tutti i soldi che ha la Chiesa cattolica non avrebbe già assoldato i suoi “esperti” per “sbugiardare” le ricerche dell’APA? E quella dell’APA è solo una delle tante ricerche dalla stessa identica conclusione. Forse, se la Chiesa Cattolica non lo ha fatto, è perché non si può fare. Perché quei risultati sono validi. LAsciamo la parola agli esperti, in alcuni casi, soprattutto quando si parla non di noi stessi, ma di bambini. Che hanno diritto ad avere genitori amorevoli, al di là del loro orientamento sessuale.

  3. Continuo qui la risposta a “Adriano Meis” (sic!).

    Vedo che, mentre mi dilungavo nel rispondere a Adriano Meis, altri commenti sono nel frattempo intervenuti. Cito una frase da quello di Marcello: “Da quello che scrivi riconosco la tua apertura mentale ma vedo molti pregiudizi e la non conoscenza di alcune cose soprattutto riguardo agli omosessuali come buoni genitori”. È un’affermazione nella quale mi ritrovo.
    Onestamente è abbastanza offensivo che per argomentare contro il tema delle adozioni gay la spiegazione sia questa: “il ruolo di entrambi i genitori è fondamentale nella crescita di un essere umano, ne parlo per esperienza personale: vivo quotidianamente a contatto con i ragazzi del mio paese ed è indubbio che (statisticamente) i ragazzi con maggiori problemi di socializzazione, autostima, etc. siano proprio quelli che hanno alle spalle una situazione famigliare complicata (divorzi, genitori vedovi, genitore malato,abbandono da parte dei genitori,…).”
    L’affermazione è paradossale (e sorvolo sullo “statisticamente” -.-“): da un lato si afferma che una famiglia gay sarebbe, in quanto tale, una “situazione famigliare complicata”. Forse l’idea che c’è dietro questa affermazione è che il ‘complicata’ sia in realtà un retropensiero che sta per “disordinata”. È un concetto, comunque, che non può che essere respinto al mittente perché la situazione di moltissimi paesi europei nei quali esistono famiglie con genitori dello stesso sesso dimostra l’esatto contrario: che non è la natura della coppia a determinare le situazioni familiari “complicate”. La serenità non è una prerogativa delle coppie etero, così come il disordine non è tratto caratteristico delle coppie omo.
    L’altro aspetto terribilmente paradossale è che gli esempi citati fanno nella realtà riferimento a famiglie con genitori eterosessuali: utilizzare queste situazioni per dedurne che quelle situazioni familiari complicate sarebbero quelle in cui finirebbero per cadere famiglie con genitori dello stesso sesso non è solo ingiusto, ma anche leggermente omofobo.
    Per carità, non è razzismo. C’è, però, una scarsa conoscenza e un’idea abbastanza stereotipata di cosa sia l’omosessualità. Vista la situazione italiana, non me ne stupisco né scandalizzo.
    I fatti di questi ultimi mesi mi inducono a pensare che il tempo è un galantuomo, per cui mi auguro che la mentalità in Italia possa avvicinarsi col tempo a quella dell’Europa occidentale.
    Post Scriptum. Non è molto chiaro se quello sul divino Otelma sia un complimento o un insulto, per cui evito di replicare su quest’ultimo punto 😉

    • prima di dare la buona notte a tutti, volevo solo rimarcare quanto non sia paradossale portare esempi di famiglie eterosessuali per dedurre una tesi sulle famiglie omosessuali, perché l’asserto era che per la crescita dei figli sia necessaria la presenza sia materna sia paterna, e negli esempi riportavo situazioni in cui questo non avveniva.
      se ho commesso degli errori di ortografia mi perdonerete vista l’ora, la maratona di risposte che ho dovuto fare ed il fatto che gioco fuori casa 😉
      Per il Divino otelma non preoccuparti era solo una battuta…

  4. Sicuramente un bimbo ha bisogno principalmente di amore e di genitori che gli dedichino la vita.

    Nella nostra società credo dovebbe essere questa la priorità.
    Un modello di vita frenetico, consumistico, che impone (o cerca di farlo) di far lavorare a tempo pieno entrambi i genitori, è IMHO il primo ostacolo per l’educazione dei figli in una famiglia serena.

    Detto questo, mi pare di leggere che si dia un po’ troppo per scontato il fatto che ormai si sappia già tutto, che non ci siano ancora delle questioni aperte.
    Lo studio dell’APA, ad esempio, ha sollevato non poche polemiche e distinguo (non può essere accettato come “la scienza dice questo”.

    In ogni caso, anche a livello soggettivo, io credo non sia la stessa cosa ad esempio, che un bimbo abbia 2 genitori maschi o 2 genitori femmine: il rapporto con la madre è particolarissimo nei primi 2-3 anni di vita, io ho dei grossi dubbi che possa essere sostituito da un uomo, per quanto amorevole e materno…

    Questo era solo un esempio di problema che tendiamo a non vedere quando facciamo dei ragionamenti così “macro”.

    • Innanzitutto, grazie a Dalla parte di Alice per aver condiviso parte del nostro articolo “Matrimoni gay for dummies”.

      Era inevitabile che l’argomento matrimonio sfociasse, come ultimo timore o spauracchio (legittimo ma infondato in un caso, smontabile nell’altro) nell’argomento delle adozioni e in generale della genitorialità omosessuale. Infatti a breve tratteremo proprio questo argomento con l’articolo “Adozioni gay for dummies”.

      Anticipo qualcosa qui per rispondere in parte ai dubbi sollevati da adriano e daniele.

      Tutta la letteratura scientifica e tutti gli studi sull’attaccamento contraddicono con forza l’assunto secondo cui un bambino per crescere bene deve essere allevato da un uomo e una donna. Non esistono ricerche scientifiche al mondo che contraddicano quanto appurato non solo dall’APA (che viene non ho capito su che basi viene contestata da daniele), ma anche dall’American Psychoanalytic Association, dall’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry e dall’American Academy of Pediatrics in vent’anni di studi longitudinali, e cioè che i genitori omosessuali, dati statistici alla mano, sono competenti esattamente come quelli eterosessuali e che la differenza o meno di sesso nella coppia non pregiudica minimamente lo sviluppo psicologico e psicosessuale dei figli.

      Stessa cosa dice L’Associazione Italiana di Psicologia: “L’Associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale (…) In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso”.

      Non capisco come i nostri legittimi dubbi e in nostri pareri personali nati da una parzialissima conoscenza dell’argomento possano valere di più dei fatti e delle ricerche appurate da così tanti organi indipendenti e condiotte su famiglie vere, reali. Fatte da esperti, da coloro cioè che hanno fatto del dubbio e della ricerca la loro passione e la loro professione, sempre nell’interesse del bambino, non dimentichiamocelo.

      Da ultimo, vorrei ricordare che la ricerca scientifica è aperta. Chiunque abbia fondi per finanziare delle ricerche longitudinali come quelle di cui stiamo parlando può farlo. MI chiedo quindi come mai un organo così ricco come la Chiesa Cattolica, da sempre contraria ai diritti omosessuali, non abbia pensato di finanziare una sua ricerca per smentire le ricerche di tutti gli organi internazionali, tutti concordi. Il mio sospetto è che, finanziare l’ulteriore ricerca in questo campo, avrebbe prodotto un boomerang per le sue stesse affermazioni, dimostrando quello che è già stato dimostrato.

      Grazie per aver voluto leggere, commentare e approfondire questi temi!

      • ditelo che in realtà siete dei cloni, tu e rita avete usato lo stesse motivazioni, la stessa sturttura del discorso ed in alcuni momenti anche le stesse parole. Scherzi a parte vi conoscete per forza…

        • Nel merito del primo dei due studi…
          Metodologicamente è abbastanza scarso, nel senso che non solo è discutibile l’onestà intellettuale di un confronto fra famiglie “rimaste intatte” e “famiglie divorziate e la cui madre è diventata lesbica”. Anche se allo stato attuale non dev’essere molto fattibile, uno studio affidabile dovrebbe operare CETERIS PARIBUS, ovvero confrontare famiglie etero rimaste intatte con famiglie omo costituitesi come tali (ovvero senza divorzi e in più cambio di orientamento sessuale della madre) e a loro volta rimaste intatte.
          Ma, anche non soffermandoci su questo, basare le proprie evidenze su dei t-test fa un po’ paura. Data la non-chalance con cui l’autore lo fa, temo che medici e sociologi lo facciano spesso, ignorando che per poterlo fare bisognerebbe verificare le ipotesi di normalità che quasi nessuno verifica, dandole (tragicamente) per scontate.(Questa non è una critica a questo singolo studio, ma una critica a medici e sociologi in generale).
          Dopodiché, mah, pensare che l’uso di droga piuttosto che di alcool possano essere spiegate dalla condizione dei genitori piuttosto che da altre variabili è di dubbio senso. Seguendo quei dati, si potrebbe dire che i figli con madre lesbica sono dei drogati mentre quelli di famiglia tradizionale sono degli alcolisti…
          (Da ultimo, non si capisce perché l’autore consideri un sintomo di fallimento un maggior numero di partner e esperienze sessuali. Nel senso comune, addirittura, spesso si fa il contrario. Ma, in ogni caso, la scelta di ‘valore’ al riguardo è puramente arbitraria!)

  5. Post scriptum, faccio notare che se la motivazione per cui andrebbero impediti i matrimoni gay è che i figli potrebbero restarne turbati allo stesso modo (o meglio, in modo più grave) di un ragazzo partorito da quarantenni, dovremmo impedire pure ai quarantenni di avere dei figli.
    Stiamo rasentando la negazione del pensiero liberale. Anziché pensare che le persone nella vita si troveranno di fronte a situazioni complesse e imparare a affrontarle farà parte del loro percorso di crescita, arriviamo a pensare che dobbiamo rimuovere qualsiasi possibile deviazione dalla norma perché potrebbe causare dei ‘disagi’.
    Seguendo questo percorso, si arriva dritti dritti all’eugenetica!

  6. commento in libertà.
    Mi verrebe quasi da dire, tanto sono già stato tacciato di omofobia, che vi sono situazioni naturali e altre meno naturali (è un argomento rischiosissimo e che provocherà lo sdegno di molti di voi) [aver un figlio dopo i quarant’anni è una cosa naturale seppur rara e rischiosa].
    siccome stamattina mi sono svegliato un po’ inacidito voglio affermare che: gli omosessuali sono persone differenti dalle persone eterosessuali, un po’ come i lavoratori dipendendi e i liberi professionisti sono regolati da contratti differenti e leggi di “categoria”, non mi sembra altresì scandaloso che i matrimoni eterosessuali siano separati da una regolamentazione delle coppie di fatto.
    Dopo questo post, oltre gli altri, credo che l’autore di questo blog dovrebbe darmi una percntuale del reddito che gli procura questo blog, visto che stò contribuendo in modo determminante ad aumentare le visite del sito.

  7. Concedendo che una colazione troppo pesante o un sonno non leggero possano provocare un certo bruciore di stomaco e quindi tralasciando i toni indispettiti del commento…
    Mi pare che non ci sia stata replica a quanto ho mostrato con il mio primo commento, e cioè che matrimoni e adozioni sono due cose distinte e diverse. Eppure, la ragione per la proibizione dei secondi continua a essere la paura delle prime.
    Resta allo stesso modo inevaso l’invito a fare i conti con il resto d’Europa, dove le adozioni a coppie omosessuali non sono affatto un tabù e non stanno portando a generazioni di delinquenti o di disperati.
    Le contraddizioni implicite nel ragionamento sui matrimoni finalizzati alla procreazione e sulle adozioni sono che non viene negato il matrimonio a una coppia sterile (né viene revocato a coppie che non abbiano figli), risultando quindi evidente che la figliazione non è il fine ultimo del matrimonio ma semmai una possibilità ad esso collaterale (per quanto molto importante), e che in Italia ad oggi sono spesso consentite le adozioni unigenitoriali, nelle quali pure la compresenza di una madre e un padre non c’è.
    Di più, di fatto già esistono situazioni di coppie omosessuali con figli – esempi sono persone che hanno avuto figli in una coppia etero e poi si sono ritrovate a convivere con una persona del proprio stesso sesso, oppure (ma questo penso sia più raro, almeno ad oggi) coppie omosessuali riconosciute all’estero e che là hanno avuto figli. Già oggi, insomma, questa realtà esiste. Anche in Italia.
    Resta altresì inteso che l’autore del blog non percepisce alcun guadagno da questo spazio, se non la gratificazione della scrittura. Purtroppo, non può vantare al riguardo l’esperienza di Santa Romana Chiesa nell’accumulare favori, privilegi e soldi…

  8. Pingback: Nel fuoco dell’inferno :D « Dalla parte di Alice

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