Indicatori di secolarizzazione (#4): il numero dei sacerdoti in Italia

Continuando l’analisi sui fenomeni che possiamo interpretare come ‘indicatori di secolarizzazione’ (l’elenco delle analisi precedenti è riportato in fondo all’articolo), prendiamo oggi in considerazione i dati sul numero di sacerdoti in Italia. Sono dati diffusi dalla Chiesa e che si possono ritrovare qua e là per il web; la fonte principale, comunque, è l’Annuarium Statisticum Ecclesiae.

Questa volta, prima di analizzare i dati, è bene anteporre una certa cautela: i dati non hanno un trend temporale complessivamente decrescente o crescente come abbiamo visto invece sui matrimoni religiosi e sulla frequenza dell’ora di religione, per cui fare previsioni sul futuro sarebbe azzardato. E anche analizzare il presente e il passato, in tal caso, non è tanto semplice.

Iniziamo dando uno sguardo al numero complessivo di sacerdoti diocesani (detto brutalmente, i ‘preti’) e di sacerdoti religiosi (monaci, frati ecc…). Purtroppo, siamo riusciti a reperire solo i dati degli ultimi 10 anni; le serie storiche dal 2000 al 2009 sono qui rappresentate:

A occhio, il numero totale di entrambe le tipologie di sacerdoti sembra mantenersi stabile. In realtà, i sacerdoti diocesani sono diminuiti dal 2000 al 2009 dell’11% e quelli religiosi del 14%. Ma, obiettivamente, questo dato non dice molto. Perché è un aggregato molto complesso, che dipende dall’anzianità di servizio dei sacerdoti, dal numero di nuove ordinazioni e da tanti altri piccoli fenomeni.

É allora più utile concentrarci sul numero di ordinazioni. Abbiamo a disposizione questo dato solo per i sacerdoti diocesani (che comunque sono il fenomeno di maggior interesse), e in questo caso abbiamo i dati su un orizzonte temporale molto ampio: dal 1969 al 2010, cioè per 42 anni.

Si può notare che l’andamento anno per anno sembra quasi sinusoidale e è parecchio fluttuante. Si ha una forte diminuzione delle ordinazioni tra gli anni ‘70 e la prima metà degli anni ’80, a metà anni ’80 inizia una consistente ripresa che sembra durare fino a fine anni ’90, per poi segnare un nuovo calo nel primo decennio del terzo millenio.

Sovrapposta al grafico, in blu, è riportata una linea verticale che indica il valor medio degli ordinati per anno.

Per essere un po’ meno dispersivi, però, raggruppiamo le informazioni dal 1970 al 2009 per quinquenni e confrontiamo il numero di ordinazioni per quinquennio con il valor medio (riportato con linea rossa orizzontale):

Si può notare, da un lato, che il numero di ordinati nell’ultimo decennio non si discosta molto dalla media degli ultimi 40 anni; allo stesso tempo, è evidente come negli ultimi 10 anni si sia avuta una discreta riduzione del numero di ordinati.

Da ultimo, e giusto per avere un termine di confronto che comunque è molto semplicistico, confrontiamo i tre fenomeni finora analizzati dal 2000 al 2009:

  • matrimoni religiosi: dal 75.3% al 62.8% del totale (-16%);
  • studenti che frequentano l’IRC nelle scuole di ogni ordine e grado: dal 92.9% al 91% (-2%)
  • numero di ordinazioni di sacerdoti diocesani: da 527 a 405 (-23%).

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Analisi precedenti:

La secolarizzazione in Italia: i dati Istat

Indicatori di secolarizzazione (#2) – i dati sulla frequenza dell’ora di religione (IRC)

Indicatori di secolarizzazione (#3): una graduatoria per regione

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4 thoughts on “Indicatori di secolarizzazione (#4): il numero dei sacerdoti in Italia

  1. ricordarsi che il minor numero dei sacerdoti ordinati è ampiamente rimpiazzato dal grande numero di ordinazioni diaconali e dall’utilizzo su vasta scala dei cattolici laici impegnati nella vita parrocchiale e nel volontariato.

    • posto che nel pezzo si evidenzia come il dato sia ballerino e sia azzardato parlare di riduzione del numero di ordinazioni (anche se diverrebbe evidente tenendo conto della crescita della popolazione), il tuo ragionamento di fatto postula la riduzione. Se lo seguiamo, viene immediato pensare che constati il minor numero di sacerdoti, quindi compensi coinvolgendo i laici nella gestione della parrocchia…

      • non necessariamente, caro Dallapartedialice.
        Non mi preoccupa minimamente la riduzione di numero,per altro non di grande significato.
        Perchè?
        Perchè la Chiesa ha duemila anni di storia.
        Perchè parliamo della Chiesa Cattolica, cioè universale: i dati mondiali indicano una crescita, contenuta, ma con fortissimi incrementi in Asia e Africa, equilibrio in Oceania e America, diminuzione in Europa.
        Ritornando all’Italia, posso confermarti che, oltre ai diaconi cui accennavo sopra, ci sono migliaia di Ministri (fenomeno sconosciuto fino agli anni 50) che integrano e moltiplicano il lavoro nelle parrocchie.
        Per capirci, nella mia parrocchia in 50 anni i sacerdoti si sono ridotti da tre a due e i laici attivamente impegnati in “sostituzione” sono un centinaio. Complessivamente la Parrocchia ha un assetto molto più efficiente dal punto di vista religioso.

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