Indonesia: nel Medioevo dei diritti (aggiornamenti su Alexander Aan)

Di Alexander Aan avevamo già parlato due mesi fa, riscuotendo fra l’altro un certo interesse (vedi Una riflessione sulla vicenda di Alexander Aan):

è stato arrestato per aver scritto su facebook “Dio non esiste” e rischia 5 anni di carcere e la perdita del suo posto di lavoro. Il motivo, diceva la BBC, è che l’ateismo è proibito dalla legge indonesiana (che consente di credere solo nell’Islam, religione di stato, o in altre 5 confessioni religiose).

Adesso vi sono degli aggiornamenti:

Il presidente della sezione di Padang dell’Alliance of Independent Journalists, Hendra Makmur, sostiene che Aan non dovrebbe essere processato e che l’accordo interreligioso dovrebbe risolvere la questione. Secondo Makmur, in questo caso “possiamo utilizzare un approccio morbido”, considerata la presunta volontà di conversione del giovane. Anzi, questo caso potrebbe servire da monito per altri che scrivono su internet, ha aggiunto uno di quei personaggi che dovrebbe piuttosto, in quanto giornalista, difendere la libertà di espressione.

Aan, a processo nei giorni scorsi, avrebbe detto al giudice che sarebbe intenzionato a convertirsi di nuovo all’islam, religione della sua famiglia.

Il suo caso è indicativo di come nel paese a maggioranza musulmana ci siano pesanti violazioni dei diritti, a causa dell’integralismo.

 

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