La propaganda antiabortista sulla pelle delle donne? Smentita dai numeri…

Fa un po’ impressione il pessimo gusto della manifestazione antiabortista di oggi a Roma, dove si è visto sfilare un po’ di tutto. Una manifestazione sicuramente legittima in un paese democratico, ma sulla quale vale la pena spendere qualche parola.

Non solo perché sono tornati in piazza i toni classico-terroristici dell’antiabortismo. E non solo perché ancora una volta è sceso in piazza il solito vizio illiberale di chi vuole proibire quello che non è coerente con i suoi precetti religiosi o la sua morale. Ma soprattutto perché chi era in piazza si è prestato a un fondamentalismo sul tema dell’aborto che non tiene conto della realtà.

Moltissimi dei manifestanti, infatti, hanno chiesto non la modifica ma addirittura l’abrogazione della legge 194, che regola l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Il risultato, è evidente, sarebbe quello di riportare l’Italia indietro al 1978, riportando l’aborto nella clandestinità.

Fino al 1975 l’aborto era in Italia ancora una pratica illegale: uno degli ultimi Paesi europei a considerarlo un reato. Ciò non significava, ovviamente, che di aborti non ne avvenissero: anzi, le donne italiane, già svantaggiate da una legislazione punitiva nei confronti della contraccezione, quando incappavano in una gravidanza non voluta si dovevano rivolgere clandestinamente alle famigerate “mammane”, praticone senza scrupoli che, con mezzi assolutamente non idonei e in cambio di un lauto compenso, “risolvevano il problema”, talvolta al prezzo della vita della donna stessa.

Eppure, chi oggi è sceso in piazza fa finta di non sapere. Fa finta di non sapere che la legge 194 è una buona legge, che ha portato in 30 anni a più che un dimezzamento delle IVG, come riporta anche oggi un lancio d’agenzia ANSA:

Diminuisce il tasso di aborti tra le donne italiane, con l’Italia ai posti più bassi in Europa per interruzioni volontarie di gravidanza. Un trend in atto negli ultimi 30 anni e che ha portato ad un ‘crollo’ complessivo dell’indice di aborti nel nostro Paese pari al 52,3%.

E, guardando al resto d’Europa e del mondo, possiamo vedere come oggi l’Italia abbia un tasso di abortività fra i più bassi (i dati sono presi da questo articolo del Sole 24 Ore dell’agosto 2011):

A ragion veduta possiamo perciò affermare che quella di oggi è stata una manifestazione contro l’evidenza empirica e contro le donne. Lo facciamo senza tema di smentita, forti dei dati e della convinzione che la civiltà di un paese si misuri anzitutto dal modo in cui rispetta le donne.

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10 thoughts on “La propaganda antiabortista sulla pelle delle donne? Smentita dai numeri…

  1. Va bene rispettare le donne, ma quasi nessuno pensa al rispetto dei feti. L’aborto è faccenda complicata che presuppone considerazioni ragionate e che comporta conseguenze pesanti.
    Se da un lato, ad esempio, è alquanto ad libitum la linea di confine dei tre mesi [cosa differenzia un feto di 90 gg da uno di 91?], dall’altro impedire l’aborto a priori implicherebbe l’impossibilità (per coerenza) della sperimentazione sulle cellule embrionali, argomento sul quale non mi son ancora fatto una mia idea.
    La legge 194 non è una pessima legge, ma sicuramente ogni aborto è una sconfitta per la società; la quale dovrebbero disincentivare l’aborto come metodo “anticoncezionale”, applicando la pratica abortiva solo in situazioni delicate e potenziando i servizi sociali che si occupano della tematica…
    se ho ben interpretato i dati che hai riportato ogni 100 donne in stato di gravidanza, 10 abortiscono, un dato piuttosto alto, anche se minore di altri paesi. Se penso al paesello dove abito io significa avere ogni anno circa 5/6 aborti.
    Un’ultima considerazione volevo riservarla per quel ragionamento pericoloso secondo il quale legalizzare l’aborto è inevitabile per evitare quello in clandestinità; con lo stesso ragionamento si rischierebbe di depenalizzare dei reati per evitare delle situazioni scomode.

    • La tua interpretazione del tasso di abortività è errata.
      Il tasso di abortività non è facilmente interpretabile in quanto è dato dal rapporto fra gli aborti effettuati da donne in età feconda (15-49 anni) e la popolazione residente femminile in età feconda (per 1.000).
      Quindi per fare dei calcoli del tuo tipo si dovrebbe disporre di questi due dati e ricordare che il dato non è una percentuale ma un ‘per mille’.
      La nota finale del tuo commento mi pare abbastanza a sproposito… Per farti un esempio in cui fare uscire certe situazioni dall’illegalità può essere un bene, puoi pensare ai benefici che si trarrebbero dal rendere la prostituzione legale purché subordinata al rispetto di condizioni igieniche, al pagamento delle tasse e alla liberazione delle donne che la praticano dallo sfruttamento.
      Preso atto che non la si sradica, è puro buonsenso intervenire per regolamentarla e fare in modo che non sia più il dramma sociale che è ad oggi in Italia.

      • L’errore nella comprensione del grafico mi consola sul numero degli aborti che è nettamente minore di quanto avessi stimato, comunque ho letto anche il link de “Il sole 24 ore” e non è che mi abbia chiarito le idee…anzi sembra cadere nel mio stesso errore.
        Ma l’interpretazione temporale come viene effettuata?
        Ed ancora: supponiamo che vi siano 10 aborti ogni anno su 100 donne in cinta ogni anno e su 1000 donne in età feconda, il tasso di abortività è 10:1000 0 10:100??? boh… mi risulta assai difficile comprendere sta roba.
        Per quanto riguarda la prostituzione deve essere legalizzata non perché bisogna eliminare quella illegale ma perché non ha senso che venga considerato un reato (a differenza dello sfruttamento della prostituzione)[in olanda dove è legale non sono comunque risolti i problemi di sfruttamento]; mentre l’aborto è la soppressione (per non usare il termine “uccisione”) di feti: degli uomo in divenire che avrebbero tutto il diritto di vivere.

        • Per rispondere alla domanda statistica: si tratta di un ‘per mille’, quindi se vuoi la percentuale devi dividere per 10.
          In pratica, il tasso di abortività 2006 pari all’8.6 per mille equivale allo 0.86%, ovvero un valore inferiore al punto percentuale.
          Per rispondere alla tua domanda “supponiamo che vi siano 10 aborti ogni anno su 100 donne in cinta ogni anno e su 1000 donne in età feconda, il tasso di abortività è 10:1000 0 10:100”, la risposta è: 10/1000*1000=10 per mille=1%, con la precisazione che i 10 aborti sono riferiti alle sole partorienti in età 15-49, al pari del denominatore.
          Effettivamente è un indice terribilmente infame, perché non dà un’idea del valore assoluto degli aborti, non include infatti il valore delle nascite.
          Il Sole 24 ore non chiarisce l’anno a cui sono riferiti i dati, suppongo siano il più possibile recenti (si tratta di indici che comunque non cambiano da un giorno all’altro) e spero che nel confronto fra paesi utilizzino l’indice standardizzato, che tenga cioè conto della diversa struttura della popolazione paese per paese (il tasso di abortività varia al variare delle classi di età).
          Quanto dici sulla prostituzione in Olanda a me non risulta. Semmai mi risulta il contrario, ed a buonsenso il ragionamento sta in piedi: finché tutto è sommerso nell’illegalità non si può esercitare alcun controllo sulle condizioni in cui prolifera la prostituzione, mentre nel momento in cui questa diventa per così dire un “lavoro” può essere assoggettata a regole che portano un indubbio miglioramento rispetto a quella che è la situazione attuale in Italia…

  2. In una situazione di conflitto il dovere di un cattolico è schierarsi a favore del più debole.
    Fra la madre, che ha un diritto di abortire che confina con il diritto del nascituro a vivere ed è controbilanciato dai suoi doveri nei confronti del nascituro, e il nascituro, che ha il diritto sacrosanto a vivere e nessun dovere nei confronti della madre, la scelta è semplice: a favore del più debole, anche se non ha voce per difendersi.
    Vero è che la società,e i cattolici in prima linea,devono aiutare le creature in situazione di aiuto, nascituri per primi e madri per seconde.
    I tempi potrebbero essere maturi per una riflessione e una evoluzione in positivo della situazione.

      • E chi vuole il contrario?
        Un chiaro confronto che determini, se ne ricorrono i presupposti, la conferma della legge, o un suo superamento.
        La legge deve semplicemente rispettare la volontà della maggioranza, non certo il dogma della immacolata concezione (della laicità fine a se stessa).

        • 1981, referendum abrogativo della legge sull’aborto.
          Si espresse per la cancellazione della legge il 32% degli italiani, per il mantenimento il 68%.
          Mi permetto di dubitare che, 30 anni dopo, riusciresti a ribaltare il verdetto.
          Libero comunque di provarci 😉

  3. Hai ragione:
    liberi gli Italiani di riprovarci.
    Sempre.
    Atei o Cattolici, insieme o separatamente.
    Nel rispetto delle opinioni altrui e avendo fede nel metodo democratico.

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