Il deficit di cultura scientifica anche nelle tracce della maturità. La riflessione di Corbellini

Merita una lettura per intero l’articolo per Il Sole 24 ore di Gilberto Corbellini dal titolo

Su scienza e tecnologia una traccia fuorviante. Responsabili (o meno) sono solo gli uomini

Corbellini mostra come nella traccia di saggio tecnico-scientifico della maturità di quest’anno sia emerso con chiarezza il deficit di cultura scientifica che caratterizza ancor oggi la cultura italiana:

Chi sono “scienza” e “tecnologia”? Certo non aiuta i giovani che hanno intrapreso con fiducia un percorso di apprendimento dell’unico sapere che ha migliorato quantitativamente e qualitativamente la condizione umana, cioè il sapere scientifico, farli riflettere in modo fuorviante sulle dimensioni morali e politiche della ricerca scientifica e tecnologica. Perché chi ha concepito il titolo della traccia ha un’idea singolare del problema morale della “responsabilità”. La scienza e la tecnologia non possono essere responsabili di alcunché, perché sono attività umane. Termini convenzionali per indicare dei metodi di produzione di sapere, teorico o/o pratico. Ergo, la traccia avrebbe dovuto intitolarsi “il problema della responsabilità NELLA scienza e nella tecnologia”.

Analizzando l’evidenza empirica delle conseguenze della diffusione del metodo e del pensiero scientifico, infatti, è immediato osservare che:

Ora gli scienziati e i tecnologi, come persone, sono direttamente “responsabili” per le decisioni che prendono, sulla base del sistema di valori e delle leggi che la società in cui essi lavorano si è data. Auspicando che questi valori coincidano con i diritti fondamentali dell’uomo. Però, diversamente da quello che pensano alcuni filosofi che hanno gettato sulla scienza tragiche responsabilità, come Hans Jonas di cui viene citato un testo nella traccia, la scienza moderna è stato soprattutto una fonte inesauribile di benessere e libertà per il mondo occidentale. Dove ha trovato un contesto economico e politico-culturale adatto per organizzarsi istituzionalmente e, a partire dalla seconda metà del Settecento, ha concorso produrre un incremento costante ed esponenziale del Pil pro-capite, una riduzione costante della mortalità infantile e l’aumento dell’aspettativa di vita, una riduzione della diseguaglianza economica, una riduzione costante della violenza, un incremento del quoziente di intelligenza attraverso l’istruzione scientifica diffusasi nei Paesi occidentali durante il Novecento.

Insomma, continuare nel vizio tutto italiano di vedere nella scienza la mano del demonio che allontana l’uomo da un mitologico “stato di natura” ci è costato e continuerà a costarci caro nei confronti con gli altri paesi sviluppati; di più:

Significa continuare ad alimentare luoghi comuni che concorrono a mantenere nel Paese un clima di generale avversione verso la scienza e la cultura scientifica. E che di certo non aiuterà a trovare soluzioni per i problemi economici che minacciano, questi sì, il futuro dei ragazzi che stanno affrontando le prove di maturità.

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