La particella “di Dio” in realtà manda Dio in pensione. Storia di un nome per niente azzeccato

Con grande enfasi, in questi giorni, molti giornalisti nostrani stanno avendo degli orgasmi mediatici e messianici nel dare la notizia della scoperta definitiva del bosone di Higgs, che ormai tutti chiamano “particella di Dio”.

Sembra che molti lo stiano facendo con l’entusiasmo di chi crede che la scienza, con la “particella di Dio”, abbia finalmente trovato la prova ontologica dell’esistenza di Dio.

Che in Italia l’analfabetismo scientifico sia ampiamente diffuso è cosa nota: un nome così inopportuno come “particella di Dio”, però, rischia di provocare una catastrofe di conoscenza in un paese mediamente ignorante.

Perché se andate a leggervi che cavolo è questo bosone di Higgs, scoprirete in un nanosecondo che la sua scoperta costituisce nient’altro che l’ennesima prova della teoria del Big Bang.

COS’E’ IL BOSONE DI HIGGS?

Il bosone di Higgs è l’ultimo pezzo mancante dello Standard model, il modello standard, la teoria che descrive la costruzione dell’universo. Le altre 11 particelle predette dal modello sono state trovate e la scoperta di quella di Higgs validerebbe il modello. Escluderla o trovare qualcosa di diverso costringerebbe a ripensare la teoria su come l’universo si è formato.

Gli scienziati credono che nel primo miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, l’universo fosse un gigantesco brodo primordiale di molecole, veloci come la luce e senza alcuna massa. In base alla teoria, attraverso la loro interazione col campo di Higgs, hanno poi guadagnato consistenza e formato l’universo.

Insomma, non ci vuole uno scienziato per capire che quella che viene impropriamente chiamata “particella di Dio” è in realtà una ulteriore prova della sua (di Dio) inesistenza, e contribuisce a mandare questa idea ormai obsoleta di un Dio creatore che è tutto e niente (umano, troppo umano) in pensione.

Con buona pace dei creduloni, dei creazionisti e anche di certi (ignoranti) giornalisti.

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17 thoughts on “La particella “di Dio” in realtà manda Dio in pensione. Storia di un nome per niente azzeccato

  1. Se posso permettermi, parlare di brodo primordiale di molecole un miliardesimo di secondo dopo il Big Bang denota almeno altrettanta ignoranza che parlare di creazione.

  2. Beh, inizialmente doveva essere “Goddamn particle” ossia particella maledetta in quanto di difficile individuazione, ma poi l’editore pubblicò il volume di Lederman con il titolo “The God Particle: If the Universe Is the Answer, What Is the Question?” e da lì divenne particella di Dio.
    Io, cattolico convinto, resto dell’idea che sia una grande scoperta, così come tutta la scienza, ma ci resto male quando vedo, in tanti amanti e fautori della scienza, un’acredine troppo disinvolta contro Dio.
    A me piace approfondire tutto e quindi anche quelle che sono le vie ontologiche… e poi Dio resta un mistero che ogni uomo saldamente uomo dovrebbe approfondire. Un saluto e complimenti per il blog.
    Stefano

  3. Suvvia, lo hanno chiamato così per non dare troppi pensieri al tedesco. Quell’uomo ne sta passando di tutti i colori col suo maggiordomo, gli vogliamo anche dire che hanno provato l’inesistenza di Dio? Un po’ di umanità, per cortesia.

  4. Ragazzi, (per chi, ovviamente, esclude l’intervento Divino…) dimenticate un piccolo particolare: rimane SEMPRE il problema degli “ingredienti” del “brodo primordiale”! Chi ha creato quelli? Posso anche aver scoperto 11, 110 o più elementi ma come ci sono finiti assieme? Chi li ha messi? Bisogna che le cose si guardino anche sotto un’altra propspettiva … scoprire che con acqua e farina e sale si fa il pane non significa aver scoperto chi (o cosa) ha creato i tre ingredienti!!
    Si è soltanto all’inizio…

    • Grazie, sentivamo il bisogno di un Dio cuoco che fa il minestrone con il dado Knoor.
      Capisco che per molti uomini sia molto difficile vedere il mondo senza la tara del proprio punto di vista, e quindi l’unico modo concepibile è quello di un Dio-uomo che crea qualcosa. Ma mi dispiace, finisci per morderti la coda. Ok, il tuo Dio-cuoco ha creato il brodo. Ma chi ha creato il tuo Dio? La Knoor? E chi ha creato la Knoor?

      • di minestrone non avevo parlato io, bensì un amico sopra il mio post…io non sono un intollerante né un cattolico (quantomeno osservante) né un amante di derivati liquidi dalla cottura di carni, verdure o pesci (di fattura industriale, per giunta!) …dico solo che per quanti passi avanti si faccia siamo ancora parecchio indietro che poi si voglia scambiare un piccolo successo per la scoperta di Dio o di una sua piccola parte mi pareva molto semplicistico, tutto lì!

      • Stefano, infatti temo che il senso del pezzo fosse l’esatto contrario del dire che la scoperta della particella di Dio è una prova della scoperta di Dio 😀
        Il concetto di creazione risulta molto simpatico alle nostre anguste menti, ma ormai è talmente inadeguato che forse è giunta l’ora di seppellirlo una volta per tutte

  5. ciao; sono arrivato a rompere le scatole, ma so che a te piace controbattere, ergo scrivo. mi scuso già in partenza perchè ovviamente semplificherò decisamente la questione.
    anzitutto dal mio punto di vista qui si sta facendo un po’ troppa confusione, soprattutto terminologica.
    la prova ontologica non c’entra assolutamente nulla con una prova che sarebbe tutt’al più scientifica (che poggia cioè su dati ottenuti mediante strumentazioni scientifiche). la prima dovrebbe essere eventualmente una prova raggiungibile da quasiasi uomo dotato di intelligenza, che riposa semplicemente sulla comprensione della costituzione delle cose (dal greco “to-on”: ciò che è). il valore filosofico (perchè qui, se permetti, la scienza poco c’entra) di questa prova tuttavia, nei secoli, è andato incontro a fortune alterne. con gli ultimi sviluppi del pensiero, è stato (finalmente) abbandonato, fatto salvo alcuni che continuano a predicare nel deserto. la suddetta prova ha infatti un postulato grande come una casa alla sua base: che Dio si possa dimostrare. questo è lo stesso postulato che risiede alla base della “prova scientifica” dell’esistenza di Dio.
    ora, delle due l’una: o Dio è un oggetto analizzabile dal punto di vista delle scienze positive, quindi non esiste (lo proverebbe la scoperta di questa particella, come l’avrebbe dovuto provare la teoria evoluzionistica darwiniana); o Dio non può essere dimostrato, ma vi si può giungere (se esiste) per altre vie.
    di certo la prima ipotesi non è più valida della seconda, in quanto persiste nel concepire Dio appunto come un ente tra gli altri enti del mondo, verso il quale l’intelligenza umana non potrebbe far altro che proiettare le proprie categorie, facendone non tanto un Dio-uomo, bensì un uomo-Dio (finendo per considerarlo una persona onnipotente, il sommo ente tra gli enti, il primo di una scala: il motore immobile aristotelico; porterebbe cioè a quell’argomentazione all’infinito da te presentata controbattendo a un intervento poco sopra, la quale può essere risolta solo mediante un postulato, come fece Aristotele): per la distruzione di questa possibilità si possono vedere, tra gli altri, Feuerbach.
    la seconda via prevede un’impostazione filosofica del tutto differente (si veda Heidegger), la quale non poggia più su una dimostrazione, ma su una rivelazione (questo giustificherebbe anche una religione come il cristianesimo), nella quale Dio si rivela liberamente, ma resta infinitamente più grande e più oscuro di quanto l’intelligenza umana possa comprendere. qui non si ha più la considerazione di Dio come del primo di una catena, del “punto zero” dal quale si scatena quell’energia che attraverso il nesso causa-effetto continua a muovere l’universo; qui DIo ha una qualifica ontologica completamente differente dal mondo, e non può essere raggiunto mediante un’elucubrazione mentale guidata dall’applicazione delle più disparate leggi attraverso le quali tentiamo di conoscere l’universo (compito tra i più ardui dell’uomo, che la scienza tenta giustamente di assolvere: meno male c’è la scienza!).
    dal punto di vista filosofico mi pare piuttosto evidente come la seconda ipotesi regga più della prima, ovviando alcune critiche che evidentemetne possono essere rivolte a chi creda di poter dimostrare Dio (ad esempio il fatto che si applicano le categorie umane per costruire un concetto che resterebbe inevitabilmente vincolato ad esse: umano, troppo umano).
    certamente dal punto di vista scientifico queste affermazioni sono completamente senza senso.
    ma finchè la scienza si ostina a non riconoscere la non-onnicomprensività del proprio statuto, dal mio punto di vista, non c’è – ne ci sarà – molto spazio di dialogo.

    • Riguardo al riferimento alla prova ontologica, credo fosse evidente il tono ironico insito in “sembra che molti lo stiano facendo con l’entusiasmo di chi crede che la scienza, con la “particella di Dio”, abbia finalmente trovato la prova ontologica dell’esistenza di Dio”. Ma, se così non è stato percepito, è opportuno rimarcarlo. Detto questo, sono sicuramente chiare le tue precisazioni in merito.
      Per venire al seguito del tuo commento, non penso che una singola teoria in quanto tale infici l’idea stessa di divinità. Mi spiego meglio: la teoria darwiniana così come quella del Big Bang mettono in crisi le religioni che hanno costruito le loro fortune su teorie ad esse antitetiche e ormai sfatate. Se domani un tizio s’inventasse profeta e si mettesse a additare alle folle una nuova divinità coerente con i principi scientifici attuali, dicendo di esserne l’interprete, potrebbe probabilmente godere per un certo tempo di una discreta popolarità. E temo che questa popolarità sarebbe tanto più longeva quanto più questo profeta si mantenesse sul vago, in modo da non poter essere smentito nel concreto.
      Questo per dire che non è che il non credere, sia esso di stampo agnostico o ateo, ha bisogno di una prova scientifica di inesistenza della divinità – proprio come chi crede non ha per forza bisogno della prova ontologica.
      Più banalmente, ci si può limitare a constatare (parlo ovviamente in termini soggettivi) la scarsa serietà del credere in una divinità arbitraria, cui si cerca di attribuire come verità assoluta quello che è il senso comune dell’epoca e che si rivendica come pretesto o garante per stabilire cos’è giusto e cos’è sbagliato.
      Il tempo, che è galantuomo, si sta incaricando con il tempo di mostrarci passo dopo passo quanto un sapere speculativo fine a se stesso abbia portato a costruzioni di comodo che alla prova della realtà mostrano tutta la loro inconsistenza.
      Trovo interessante il tuo riferimento ad Heiddeger, perché di fatto un simile ragionamento porterebbe a squalificare millenni di affermazioni su una natura di Dio che, con questa impostazione, diverrebbe esistente ma non conoscibile. Come a dire che si postula l’esistenza di un “non si sa cosa”.
      Ora, fondare la propria vita sull’adesione a un sistema di credenze precostituito che starebbe a corollario di un non si sa cosa, a me risulta terribilmente deresponsabilizzante.
      Ho sempre trovato inquietante l’accento posto dalla Chiesa sull’obbedienza, così come il trattamento che Gesù di Nazareth riserva a San Tommaso. San Tommaso si può a ragione intendere come lo spirito dei tempo moderni. La sua colpa, si dice ancora oggi dai banchi di catechismo, è non credere finché non ci mette il naso.
      Se dal pulpito lo si addita sempre come esempio negativo, io mi permetto di esclamare: averne, oggi, di San Tommaso! Persone che non prendono quello che gli viene passato per buono a prescindere, ma fanno gli esigenti e, forse, proprio per questo danno un po’ fastidio.
      Il progresso della nostra specie è stato fatto da tanti San Tommaso.
      “credete che ci sia una “data” realtà; e vi sembra una frode se altri vi scopre che era invece un’illusione! Sciocchi! Qua s’insegna che ciascuno se lo deve costruire da sé il terreno sotto i piedi; volta per volta, per ogni passo che vogliamo dare, facendovi crollare quello che non v’appartiene, perché non ve l’eravate costruito da voi e ci camminavate da parassiti, da parassiti, rimpiangendo l’antica poesia perduta!”
      https://dallapartedialice.wordpress.com/ciascuno-a-suo-modo/

  6. Mio cugino lavorava al CERN, come responsabile alle analisi energetiche e livellari di uno dei piccoli laboratori interni (sotto il dipartimento di fisica subatomica). Sembra che stia circolando una notizia incredibile, che mio cugino ha appurato come vera. Sui bosoni appare una scritta “”Ilaah ‘al kol-hilain”  In ebraico antico significa Eccelso degli eccelsi. Insomma uno dei nomi di Dio utilizzati nel vero testo sacro, il Talmud. Ma data la consistenza spettrografica del decadimento energetico della particella stessa la scritta scompare in frazioni di tempo infinitesimale. Ci sono diversi ingrandimenti della particella ma la traccia energetica di base é disturbata dalla variazione del moto indotto, insomma nell’accelleratore fanno scontrare le particelle ad altissima velocità, comunque la scritta si vede abbastanza chiaramente in diverse immagini condivise sui server del CERN con la comunità scientifica. Non si sa ancora bene come ma la Pontificia Accademia delle Scienze ne é al corrente da giorni, ed ha chiesto le informazioni digitali relative alla variazioni di energia tachionica della subparticella, proprio la rappresentazione grafica del campo scalare teorizzato da Higgs… Visualizzato pre e post decadimento energetico del bosone… Farebbe visualizzare la scritta. La Pontificia Accademia delle scienze ha già spedito fisicamente uno dei rappresentanti del suo seggio accademico interno, insomma il board scientifico dell’Accademia stessa, il fisico matematico Edward Witten http://www.casinapioiv.va/content/accademia/it/academicians/ordinary/witten.html Naturalmente questa notizia farebbe impallidire la scoperta del bosone stesso, che diverrebbe evidentemente parte di un progetto di consapevolezza della realtà dell’universo fisico e morale di cui siamo davvero ai primi ingenui passi.

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