La liason dangereux di Napolitano e Benedetto XVI. L’ammissione che tra quei due c’è del tenero

A leggere le dichiarazioni di Napolitano, adesso, è chiaro perché in Vaticano Benedetto decimosesto andò su tutte le furie per la campagna pubblicitaria “Unhate” della Benetton (che pavidamente ritirò l’immagine dalla circolazione pochi secondi dopo la censura vaticana):

A chi aveva ravvisato dell’omofobia in quella reazione, oggi, possiamo dire: state tranquilli, vi sbagliavate di grosso. Quella pubblicità non dava fastidio perché metteva in discussione il celibato dei preti o perché raffigurava in un casto bacio gay il capo dell’istituzione più omofoba della storia bensì perché, udite udite, la scappatella di sua Santità con un imam avrebbe provocato scenate di folle gelosia sul colle del Quirinale.

12 Luglio 2012 – 16:09
(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 12 lug – ”Sono trascorsi sei anni dall’inizio del mio mandato. A maggio e’ iniziato l’ultimo dei sette previsti. Non esito a confessare che una delle componenti piu’ belle che hanno caratterizzato la mia esperienza e’ stato proprio il rapporto con Benedetto XVI.
Abbiamo scoperto insieme una grande affinita’, abbiamo vissuto un sentimento di grande e reciproco rispetto”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in un’intervista all’Osservatore Romano.
”Abbiamo trascorso un momento insieme – ha aggiunto Napolitano – caratterizzato proprio da tanta semplice umanita’. Abbiamo passeggiato, parlato come persone che hanno un rapporto di schietta amicizia, con tutta la deferenza che io ho per lui e per il suo altissimo ministero, per la sua altissima missione. Ci sentiamo in un certo senso vicini, anche perche’ chiamati a governare delle realta’ complesse”.

Per una volta, permettetecelo, chissenefrega della laicità. Chissenefrega se un presidente della Repubblica si dimentica del suo ruolo di imparzialità e di difesa della laicità dello Stato lasciandosi andare a una liason dangereux con il capo di un’istituzione che avvolge nei suoi tentacoli l’Italia. Chissenefrega!

L’immagine dolce, tenera, di questi due attempati vecchietti, così diversi eppure così innamorati, fa giustizia di tutte le favole sull’inimicizia ontologica fra Don Peppone e Don Camillo. Amor vincit omnia.

In saecula saeculorum o, e forse è meglio, finché morte non li separi.

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