Italia e Francia: così vicine, così lontane

Quella fra Francia e Italia è sempre stata una relazione di amore e odio: due nazioni a volte unite e altre divise dalla storia, con una rivalità calcistica inevitabile tra due paesi vicini egualmente malati di calcio. Non a caso, titolando “Italia e Francia…”, la mente dei lettori correrà facilmente ai mondiali del 2006, con la testata di Zinedine Zidane a Materazzi, l’espulsione del Francese e i calci di rigore, finiti 5 a 3 per l’Italia.

Calcio a parte, c’è una differenza abissale che distingue i due Paesi: il modo di intendere la laicità. Per i Francesi la laicità dello Stato è da lungo tempo un aspetto indiscusso della République, un punto fermo che oltre a sancire l’uguaglianza dei cittadini costituisce anche un motivo di orgoglio nazionale nell’affermazione dell’indipendenza del potere democraticamente eletto da altri poteri, specie da quello papale. Per gli italiani, invece, la laicità è ancora oggi una conquista lontana, un principio che fatica ad affermarsi in molte sfere della vita pubblica, soprattutto per colpa di una classe politica quasi sempre incapace di assumere posizioni che non piacciano a Ratzinger e Bertone.

Alla vicinanza geografica non segue quindi una vicinanza di mentalità: lo possiamo vedere sia riprendendo alcuni dati che abbiamo analizzato in passato, sia considerando una nuova indagine francese che si presta al confronto con una analoga inchiesta italiana.

Cominciamo con la religione: già a maggio, in La geografia della secolarizzazione, era emerso dall’analisi come i due paesi risultino agli antipodi per quanto riguarda la distribuzione della popolazione fra atei e credenti.

Un dato però molto più chiaro emerge dal confronto dei due paesi usando i dati dell’Indagine Gallup: nel mondo arretra la religione, Italia anomalia europea che abbiamo analizzato la settimana scorsa. Riclassificando in un’unica classe coloro che si definiscono ‘non religiosi’ e coloro che si definiscono ‘atei convinti’, e non considerando i non rispondenti, otteniamo che in Italia si definisce religioso il  76% dei rispondenti e non religioso il 24%. In Francia il risultato è ribaltato, con solo il 37% di religiosi e il 63% di non religiosi.

Un dato, questo, che ci consente di spiegare, per vie traverse, la differente concezione della laicità nei due Paesi e soprattutto il deficit di laicità della politica italiana: il politico italiano, troppo spesso, pensa di dover rappresentare i tre quarti della popolazione disinteressandosi completamente al restante quarto, in barba a una concezione laica che salvaguardi le minoranze non imponendo i precetti di una religione all’intera popolazione.

Un recente sondaggio pubblicato in Francia, inoltre, ci consente – seppur su un solo tema – di valutare quanto questa differenza abbia dei riflessi su ciò che pensa l’opinione pubblica.

Si tratta di un sondaggio dell’IFOP  dal titolo “I Francesi, i cattolici e i diritti delle coppie omosessuali” che possiamo agevolmente confrontare con l’inchiesta campionaria Istat sulla condizione degli omosessuali pubblicata qualche mese fa, di cui abbiamo presentato alcuni risultati in Indagine Istat: gli italiani? Meno omofobi di quanto si creda.

Va premesso che in Francia esiste, dal 1999, una legge sulle unioni civili, dette PACS, che consente alle coppie omosessuali di vedere riconosciuta la propria convivenza. Per questo motivo, in Francia non viene posta una domanda specifica sui PACS, che sono per i Francesi un dato assodato.

Istat, invece, ha posto anzitutto agli italiani la domanda se fossero favorevoli a una legge che riconoscesse i diritti delle coppie gay, dunque una legge simile ai PACS, ottenendo in risposta l’opinione favorevole del 63% degli italiani.

Fatte queste premesse, i temi su cui è possibile effettuare un confronto sono dunque due: i matrimoni gay e le adozioni da parte di coppie omosessuali.

In Francia è favorevole ai matrimoni gay il 65% della popolazione, mentre in Italia lo è il 44%. Dalla serie storica pubblicata da IFOP, che ha posto per anni la stessa domanda ai Francesi, possiamo osservare che Oltralpe la percentuale di Francesi favorevoli era già del 51% nel 1995 (dunque già 17 anni fa al di sopra del 44% italiano registrato nel 2012!).

La frattura diventa ancora più marcata se si va a toccare l’argomento delle adozioni: in questo caso, è favorevole il 53% dei Francesi mentre lo è soltanto il 21% degli Italiani.

Viene da chiedersi, quindi, se ci sia una relazione fra la ‘religiosità’ della popolazione e le posizioni rispetto all’omosessualità. La risposta è si, ma solo in parte. Infatti, se prendiamo il dato dei soli cattolici praticanti Francesi, questi sono favorevoli al 45% ai matrimoni gay e al 36% alle adozioni gay.

Da questo dato emerge non solo la differenza rispetto ai non credenti, dove le due percentuali salgono al 79% e al 67%: emerge anche come i soli cattolici Francesi abbiano posizioni più favorevoli rispetto al complesso della popolazione italiana, in particolare per quanto riguarda le adozioni (cattolici francesi 36%, dato complessivo Italia 21%).

Cosa renda così lontani due paesi geograficamente confinanti resta in parte un mistero. Non basta la diversa composizione della popolazione rispetto alla religione: certo, questa resta la prima indagata. Ma a questo si devono ragionevolmente sommare una diversa concezione della laicità, l’indipendenza o la dipendenza della politica dai dettami dei Papi e dei vescovi, un diverso grado di secolarizzazione delle due società e… Chi più ne ha, più ne metta.

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