I costi assurdi dell’assistenza spirituale negli ospedali

Se siete mai stati in un ospedale, in veste di visitatori o di pazienti, vi sarete forse imbattuti in qualche “sacerdote in corsia”, una figura cui più formalmente si dà il nome di “assistente spirituale cattolico” e sulla quale ci sarebbero un po’ di cose da dire.

Infatti, c’è un aspetto abbastanza stupefacente di questa particolare figura professionale. Chiunque potrebbe pensare di aver a che fare con un prete qualsiasi, in quanto tale stipendiato dalla Conferenza Episcopale Italiana con i lauti fondi pubblici che riceve attraverso l’Otto per mille (del quale abbiamo già parlato in passato, mostrando come la realtà sia ben lontana da quello che gli spot strappalacrime della CEI cercano di farci credere).

E invece no. Perché qualcuno s’è preso la briga di andare a indagare cosa succede negli ospedali italiani e ne è saltato fuori che questi assistenti non sono pagati dalla CEI, ma sono stipendiati dalle ASL.

Insomma, è come se il miliardo di € che viene dirottato con l’Otto per mille alla Chiesa cattolica ogni anno non bastasse a pagare anche questi preti. Posto che chi scrive trova discutibile che i religiosi siano pagati con soldi pubblici (perché di fatto l’Otto per mille è esattamente una delle tante forme di finanziamento pubblico alla Chiesa), nel momento in cui si decide che quello è il finanziamento pubblico con cui tra le altre cose si pagano i sacerdoti si abbia almeno la decenza di non appesantire le già esangui casse dello Stato con un ulteriore costo a carico dei contribuenti!

Chi si è preso la briga di indagare sulla questione s’è scontrato spesso con un muro di gomma e una scarsa trasparenza. Anche perché la spesa per gli assistenti spirituali non è inserita in una specifica voce di spesa dei bilanci delle regioni (che si occupano delle “convenzioni” che si occupano della questione), bensi delle singole ASL e questo rende la ricerca molto più complicata. Marco Accorti (in “L’ateo”, 6/2011) ha cercato di ricostruire dai pochi dati disponibili quello che è questo ulteriore costo della Chiesa. Ecco cosa ha scoperto:

  1. Che un assistente spirituale costa alle ASL circa 25.000 € all’anno, cioè oltre 2.000 € al mese;
  2. Che nelle 3 regioni di cui si è riusciti a ottenere dati quasi completi, ovvero Emilia, Veneto e Toscana, la spesa complessiva si aggira intorno ai 6 milioni di €;
  3. Che facendo una stima su scala nazionale, si può ipotizzare un costo per lo Stato che va dai 40 ai 50 milioni di € all’anno.

In tempi di spending review e di tagli all’assistenza sanitaria (e anche di tagli alla ricerca scientifica, per ora solo rimandati), forse prima di tagliare i servizi ai cittadini gli illuminati esponenti del governo tecnico (guardacaso tutti insieme appassionatamente al Meeting di CL) dovrebbero iniziare con il tagliare questo assurdo privilegio di cui gode la Chiesa. Perché dobbiammo pagare due volte per questi assistenti spirituali, sia con l’Otto per mille che con i soldi della sanità pubblica?

Di più: perché di questa spesa devono farsi carico tutti i cittadini, anche i non credenti o chi trova inopportuna l’invadenza di diversi assistenti spirituali che sembrano sguazzare serenamente nel dolore altrui?

Possiamo accettare che si aumentino le tasse per i cittadini, si aumenti il ticket per farmaci e visite, si chiudano ospedali e si riducano i posti letto quando poi dietro l’angolo c’è questo spreco inutile?

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