Buongiorno, Principessa!

Ricordo quelle parole scritte quattro anni fa come se le avessi lette ieri. Era il 18 luglio 2008 quando lessi una lettera pubblicata dal quotidiano La Stampa che mi piacque moltissimo. Questa lettera si intitolava “Io,  come Eluana, vi prego di tacere” e l’autrice… Beh, l’autrice è Marina Garaventa, la “Principessa sul pisello” che i lettori di questo blog riconosceranno per i numerosi commenti che ci lascia spesso.

Un paio di giorni fa stavo leggendo dal suo blog un post intitolato “Eroi e miti? No grazie” che, prendendo spunto dalle vicende che hanno segnato le Olimpiadi, trae una buona conclusione:

Da tutti questi fatti, belli e brutti, dovremmo però capire una cosa: i miti, gli eroi non esistono. Quei campioni che osanniamo e prendiamo ad esempio, in realtà, non esistono. Sono come le vesti sfarzose che, nonostante la loro eleganza, nascondono pur sempre degli uomini normali, capaci, come tutti di bei gesti e di grandi errori.

E sapete un po’, questa conclusione è ancora più bella e credibile se vi spiego meglio chi è Marina Garaventa, anzi, se lo faccio spiegare a lei:

Sono Marina, classe ’60, e, dal 2002, vivo grazie ad un respiratore che uso 24 ore su 24. Io non mi muovo, non parlo ma, grazie al mio pc, COMUNICO! Scrivo libri, articoli, mi occupo di sociale, di politica, di musica e di molto altro. Insomma, IO VIVO!

E ancora, per riprendere un pezzo della sua lettera di quattro anni fa:

Nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant’altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita.

Di Marina difficilmente sentirete parlare nei tg o nei bar sport, perché non è una campionessa olimpica. Eppure, è una donna che si potrebbe davvero definire un’eroina, se lei non ci avesse appena spiegato tanto bene che gli eroi non esistono. Perché la sua vita è intessuta di un eroismo quotidiano, che sta nell’accettare la propria difficilissima condizione e nel cercare di viverla al meglio.

Ma, dicevamo, gli eroi non esistono. Esistono invece donne e uomini che si confrontano ogni giorno con la loro umanità. E Marina non sarà un’eroina, ma di certo è una campionessa: una campionessa della vita, per la forza fenomenale con cui affronta una sfida che butterebbe a terra molti.

Così, adesso che ci penso, mi fa davvero piacere sapere, 4 anni dopo, che La Principessa è un’appassionata lettrice di questo blog che si occupa di laicità, come io lo sono da tempo del suo. Perché 4 anni fa questo blog nemmeno esisteva, e soprattutto perché è anche dalla sua lettera e dalla sua storia personale che ho imparato il significato della laicità e ne ho imparato l’importanza (tra l’altro, per ironia della sorte, entrambi ci siamo ispirati nel pensare al nostro blog a personaggi fiabeschi).

Trovo infatti che quella lettera sia un magnifico esempio di laicità vissuta con coerenza: per questo la ripropongo qui e ve ne consiglio la lettura.

Prima, però, permettemi di salutare la Principessa (e come si saluta una principessa, se non come ci ha insegnato a farlo Roberto Benigni?) e di ricordarvi che qui trovate il suo blog.

Io, come Eluana, vi prego di tacere

La Stampa, 18 luglio 2008

Caro Direttore,
sono Marina Garaventa, ho 48 anni e sono, più o meno, nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby: come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale.

Come ho seguito il caso Welby, esprimendo la mia opinione, ho seguito il caso, ben più grave del mio, di Eluana Englaro e mi sono «rallegrata» della sentenza che ne sanciva la conclusione, sperando che nessuno si permettesse di intromettersi in un caso così delicato e personale. Non avevo la benché minima intenzione di dire o scrivere alcunché fino all’altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante «cazzate» che mi sono decisa a dire la mia. Io sono abituata a esprimere opinioni, dare giudizi e consigli solo su cose che conosco bene e che ho vissuto personalmente e mi piacerebbe tanto che tutti si regolassero così, evitando di aprire la bocca per dare aria a sentenze basate su mere teorie filosofiche e moral-religiose.

Con queste parole mi riferisco, in particolare, alle recenti «sortite» di alcuni personaggi noti che, in un delirio di onnipotenza, dicono la loro, scrivono lettere patetiche e organizzano raccolte pubbliche di bottiglie d’acqua: le bottiglie, a Eluana, non servono perché sia l’acqua sia la nauseabonda pappa che la tiene in vita e che anch’io ho provato per mesi, le arriva attraverso un sondino. Bando quindi ai simbolismi di pessimo gusto di Giuliano Ferrara, stimato giornalista, e al paternalismo di Celentano, mio cantante preferito. In quanto al mio esimio concittadino, il Cardinal Bagnasco, sarebbe cosa buona e giusta che, prima di esprimersi su quest’argomento, avesse la bontà di spiegarci perché a Welby è stata negata la messa e, invece, il «benefattore» della Magliana, Renatino De Pedis, è sepolto in una nota chiesa romana.

A questo punto, però, siccome neppure a me piace fare della teoria, propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell’attesa di una risposta che non verrà mai. Sono disponibile anche a mettermi a disposizione per quest’esperimento ma, devo avvisare tutti che, per loro sfortuna, io sono sicuramente meno docile di Eluana e se qualcuno, chiunque sia, venisse per insegnarmi a vivere, lo manderei, senza esitazione, «affanc…».

A sostegno di quanto detto finora, aggiungo che, nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant’altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita. Nonostante tutte le mie limitazioni, io ho una vita intensissima: scrivo su alcuni giornali locali, tengo un blog (http://www.laprincipessasulpisello.splinder.com http://principessasulpisello.com/blog è l’indirizzo attuale), ho un’intensa vita di relazione e, in questo periodo, sto promovendo un mio libro che narra di questa mia splendida avventura. («La vera storia della principessa sul pisello», Editore De Ferrari , Genova).

Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.
Parliamoci chiaro: i malati come me, come Welby ed Eluana, sono già morti! Sono morti il giorno in cui il loro corpo ha «deciso» di smettere di funzionare e hanno ricevuto dalla tecnologia, che io ringrazio sentitamente, l’abbuono, il regalo di un prolungamento dell’esistenza. Ma come tutti i regali, anche questo vuol essere contraccambiato con merce altrettanto preziosa: una sofferenza fisica e morale che solo una grande forza di volontà può sopportare. Nel momento in cui il gioco non vale più la candela il paziente deve poter decidere quando e come staccare la spina. Lo Stato deve garantire la miglior vita possibile a questi malati, tramite assistenza, supporti tecnologici e contributi ma non può arrogarsi il diritto di decidere della loro vita sulla base di astratti principi etici, molto validi per chi sta col culo su un bel salotto, ma che diventano assai stucchevoli quando si sta nel piscio. Eluana non può più decidere ma chi le è stato vicino, nella gioia e nella sofferenza, chi l’ha conosciuta e amata non può dunque decidere per lei, mentre possono farlo persone che, fino a ieri, non sapevano neppure che esistesse?

Io sono pronta a chiedere umilmente perdono se questi signori mi diranno che, nella loro vita, si son trovati in situazioni come la mia o come quella di Eluana e delle nostre famiglie ma, francamente, non credo che la mia ammenda sarà necessaria. Per chiarire meglio la mia situazione rinvio al link di un video: http://video.google.it/videoplay?docid=-8906265010478046915
Concludo ringraziandola e sperando che voglia dare voce anche a me che parlo con cognizione di causa e non per fare della filosofia.

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3 thoughts on “Buongiorno, Principessa!

  1. E’ stata una coincidenza quasi pazzesca perchè proprio ieri sono capitato sul tuo blog, cara Principessa. Anche se non sempre condivido le posizioni tue e di Alice, trovo sempre molto interessante leggere i vostri post.
    Leggendo quest’ultimo, non voglio risultare patetico, ma non ho potuto fare a meno di commuovermi e sentirmi in colpa per tutte le volte che, per abitudine e forse un pò per carattere, ho sentenziato su situazioni di cui ho soltanto una lontanissima idea e su cui, come hai ben detto, avrei dovuto tacere.
    Ti ringrazio per condividere la tua esperienza, le tue idee e anche il video che ho potuto guardare, perchè se non posso mettermi nei panni degli altri posso almeno smettere di considerare soltanto il mio punto di vista.
    Un abbraccio.

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