Istruzione e religione: il legame c’è, eccome!

Aveva suscitato l’ira di un commentatore un’affermazione volutamente politically uncorrect di Indagine Gallup: nel mondo arretra la religione, Italia anomalia europea. L’affermazione incriminata è che dai dati di quell’indagine vi sarebbe l’evidenza empirica di una correlazione fra ignoranza e religione. Il che, ovviamente, ha irritato un lettore che ha iniziato a postare lo stesso commento ripetutamente.

Precisiamo che ovviamente parlare di ignoranza era una piccola provocazione che ha colto nel segno e che è più corretto parlare di livello di istruzione. Precisiamo anche che più che di correlazione, qui parliamo di associazione (che, per un profano, può anche essere la stessa cosa – nel senso che la sostanza è la stessa, al di là dei tecnicismi).

Il commento ripetuto ben 4 volte e piccato del commentatore, sordo a qualsiasi replica, era:  se ci fosse associazione fra istruzione e ateismo non ci sarebbero stati credenti che hanno ottenuti grandi risultati in diversi campi del sapere! Inutile spiegare e ripetere a questo commentatore imbufalito che la correlazione e la dipendenza tra due fenomeni non significa quello che pensa lui, era una battaglia persa.

E se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, val comunque la pena di approfondire la questione e chiarirla, a beneficio quantomeno di qualche lettore con meno paraocchi.

Dire ad esempio che il valore di una macchina è correlato positivamente con il reddito del proprietario è dire una cosa lapalissiana, ma questo non significa che tutte le persone con un buon reddito hanno macchine costose e, se ci pensate, nemmeno che chi ha un reddito medio-basso ha per forza una macchina da pochi soldi (ad esempio, si può pensare all’appassionato di automobili che investe i suoi risparmi in auto anziché in vacanze o quant’altro).

Dire che c’è correlazione/associazione significa dire un’altra cosa: che al crescere del reddito di un automobilista si osserva generalmente un aumento del valore della sua auto. Allo stesso modo si può quindi ribadire quanto già osservato rispondendo al commentatore: dire che tra chi ha un diploma di scuola media inferiore o titoli inferiori a esso la religione è più diffusa che fra chi ha una laurea non significa dire che non ci sono credenti con la laurea, semplicemente significa dire che i credenti sono generalmente meno istruiti e gli atei lo sono di più.

Sulle cause e sulle conseguenze,  ovviamente, io e il commentatore la pensiamo e continueremo a pensarla diversamente, per cui qui (e se vi va anche nella zona commenti) cerchiamo di non fare della filosofia sulle ragioni del fatto e cerchiamo invece di mostrare il fatto stesso.

I dati incriminati nascono da questo grafico, riferito alla popolazione mondiale (o, meglio, riferite complessivamente a 57 nazioni di tutti i continenti):

Ora, tenuto conto delle polemiche descritte sopra, facciamo un passo in più. Affidiamoci cioè a una procedura statistica che fa proprio al caso nostro: che ci consenta cioè di capire se quello che sembra evidente dal grafico è una tesi campata per aria oppure è ragionevole e empiricamente supportata.

Ci serviamo quindi della teoria dei test statistici e impieghiamo in particolare il test chi-quadrato per l’indipendenza tra due variabili casuali. Non ci perdiamo nella descrizione teorica, che per molti lettori risulterebbe noiosa e che di cui i lettori curiosi troveranno invece ampio materiale in rete (in alternativa, un buon riferimento bibliografico è Sidney Siegel, Statistica non parametrica).

Diciamo invece cosa facciamo: ovvero prendiamo i dati dell’indagine (riportati in appendice al documento qui linkato) e ci chiediamo: avendo osservato quei dati, possiamo aspettarci che nell’intera popolazione mondiale ci sia associazione fra istruzione e religione/ateismo, ovvero che al crescere del livello di istruzione diminuiscono i credenti e aumentano gli atei?

Si calcola insomma un test statistico, che restituisce un numerino detto p-value. Cioè un numero che sta tra 0 e 1 ed è una probabilità: la probabilità, detta brutalmente a chi non è del mestiere, di osservare un campione come quello che abbiamo osservato se tra istruzione e religione non ci fosse indipendenza.

Il risultato è chiarissimo: p-value=0,00000000000000 e così via fino a 271 zeri dopo la virgola. Traduzione al popolo, se istruzione e religione non fossero associati ma indipendenti, sarebbe impossibile osservare ciò che abbiamo osservato.

Insomma, la tesi di indipendenza tanto cara al commentatore non sta proprio in piedi. I credenti sono meno istruiti degli atei, indipendentemente dal fatto che la notizia possa piacere o meno agli opinionisti da bar…

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31 thoughts on “Istruzione e religione: il legame c’è, eccome!

  1. Tra l’altro c’è da dire che il commentatore ha citato nomi quali Dante, Copernico, Galileo, Darwin ecc..; tutti personaggi che sì hanno ricevuto un’educazione cattolica, dovuta al contesto e ai tempi in cui vivevano, ma che altresì hanno avuto molto a che dire con la chiesa, per alcuni di loro si è trattato di vere e proprie persecuzioni. Questo perché la chiesa è difficilmente in grado di evolversi rispetto a quello che è il progresso, anzi diventa un vero e proprio freno. Galileo che era assolutamente credente ha comunque avuto le sue idee ed intuizioni ma si è dovuto fermare quando queste andarono contro i dogmi (esempio di uomo dal prodigioso intelletto, ma di non notevole coraggio). La correlazione giusta da fare a mio avviso non è religione/ignoranza, ma religione/progresso intellettuale.

  2. Caro Dallapartedialice ,
    Leggo nel link che lei ha avuto la gentilezza di inserire che i ricercatori di Gallup chiariscono che “RELIGIOSITY IS HIGHER AMONG THE POOR: People in bottom income groups are 17% more religious than those in top income groups.”
    Traduco per lei: I poveri sono tendono alla religiosità, i ricchi, no.
    E ancora I ricercatori Gallup precisano come unica loro conclusione: “If citizens of each of the 57 countries are grouped into five groups, from the relatively poor to relatively rich in their own countries, the richer you get, the less religious you define yourself. “
    I ricercatori Gallup, cioè, dicono quello che sostengo io, dopo aver chiarito che in TUTTI i 57 paesi esaminati la correlazione viene rispettata.
    Ma non è tutto: Lei stesso riporta nell’articolo “La ricerca mostra anche come, nella popolazione mondiale, al crescere della ricchezza diminuisca la quota di ‘religiosi’, a conferma della tesi secondo cui la religione attecchirebbe più facilmente là dove vi sono situazioni di bisogno e di deprivazione materiale.”
    Sembra un tentativo distorcente perché attribuisce alla “deprivazione materiale” (sic!) la religiosità: peccato che lo studio Gappup chiarisca che la correlazione si verifica in tutti i paesi, sia ricchi,che poveri….
    Conclusione, caro dallaparte si metta d’accordo con i “trolls” di Gallup e poi anche con se stesso.
    Io condivido pienamente la conclusione di Gallup come virgolettata da me. E lei?

    • Certamente, quanto dice Gallup è chiaro e questo non inficia minimamente quanto esposto sopra.
      Poi, io parlo di deprivazione materiale e lei di cammelli e di crune: differenti punti di vista, sui quali per l’appunto eviterei di iniziare l’ennesima discussione inconcludente.
      Temo che lei abbia seri problemi di comprensione del testo, se nemmeno questa volta riesce a cogliere il legame esistente fra istruzione e religiosità – o forse non ha più insistito su questo punto perché si è convinto della bontà delle argomentazioni al riguardo, il che mi conforta.

  3. @Artax9000,
    contesto l’affermazione che Galileo fosse ateo.
    assolutamente no!!!!! Era credente, del resto come Darwin, e aveva una notevole cultura religiosa, inoltre il suo obiettivo non era andare contro la chiesa; aveva persino una figlia suora, Maria Celeste.
    Era in disaccordo con la Chiesa, ma questo non vuol dire che era ateo. Siamo moltissimi nella Chiesa in disaccordo su qualche punto, ma questo non vuol dire certo mancanza di fede in Dio e amore per Essa.
    Il contrasto di allora si spiega con il fatto che per la prima volta la scienza affermava qualcosa che contraddiceva la comune percezione della realtà come esperimentata dai sensi..
    La chiesa sbagliava? Se lei si meraviglia di tanto, allora lei non conosce gli errori degli uomini di scienza, da Erodoto a Einstein.
    Se vuole, ne parliamo.

    • Artax9000: “Galileo che era assolutamente credente ha comunque avuto le sue idee ed intuizioni ma si è dovuto fermare quando queste andarono contro i dogmi ”
      Serlino: “@Artax9000, contesto l’affermazione che Galileo fosse ateo.”
      Ma Serlino, ci stai prendendo per il culo o davvero non sai leggere? (scusa il francesismo, ma alla ennesima volta che fraintendi apposta non si può non fartelo notare!)

  4. Caro Artax,
    hai ragiona tu; sul punto ho letto male il testo e mi scuso.
    Ma leggi male i testi anche tu: Galilei non è andato “contro nessun dogma” che non sia quello dell'”immacolata concezione della centralità della terra.”.

    • E ti pare poco?! Ha rischiato la forca solo per questo! Per non parlare del fatto che l'”immacolata concezione della centralità della terra” era anche dovuta alla credeza popolare che gesù fosse disceso sulla terra e non altrove. E non è la prima volta, come dici tu, che la scienza affermava qualcosa che contraddiceva la comune percezione della realtà come esperimentata dai sensi. Pensa a Copernico (credente) con il suo sistema eliocentrico e a Cristoforo Colombo che teorizzò che la terra non fosse piattà portandolo poi alla scoperta delle americhe. Questi personaggi arrivarono quasi un secolo prima di Galileo. La morale della favola è che per la chiesa la verità risiede solo sulla bibbia e che solo l’interpretazione di essa fatta dalla chiesa stessa è accettabile. Nella scienza no. Gli scienziati hanno fatto e faranno innurevoli errori proprio perchè la scienza viene messa in continua discussione, correggendosi, migliorandosi. Questo è il metodo scientifico, teoria, sperimentazione, conclusione; iniziato indovina da chi: Galileo!!!
      La chiesa invece rimane sempre e solo ferma a meno che non sia il popolo stesso a rinnegarla. Cito un esempio a riprova di questa ultima frase collegandomi anche al tuo concetto di percezione della realtà come esperimentata dai sensi. Nel medioevo quando non vi era modo di capire se un soggetto fosse colpevole o innocente si ricorreva al giudizio divino. Il soggetto veniva legato ad un masso e buttato in fiume. Se era innocente Dio avrebbe dovuto salvarlo. Naturalmente questo non accadeva mai (percezione della realtà come esperimentata dai sensi). Questo metodo venne messo in discussione da un re longobardo che affermò che non solo questa pratica portava ad uccidere molti innocenti, ma anche che lui stesso, il re, non aveva il potere abolire questo giudizio divino, perchè il popolo CI CREDEVA!!!

  5. @Dallaparte,
    http://redcresearch.ie/wp-content/uploads/2012/08/RED-C-press-release-Religion-and-Atheism-25-7-12.pdf
    A pag.3 di 25 si legge quello che dico io, che l’essenza della religiosità è antitetica alla ricchezza.Lo aveva anticipato già Gesù Cristo, il tizio dalla cui nascita atei e credenti contano gli anni, che icasticamente diceva:”E’ più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, che un ricco nel Regno dei cieli”. Mi fa piacere che i ricercatori Gallup vadano nella stessa direzione e che persino lei sia costretto ad affermare sopra” “Certamente, quanto dice Gallup è chiaro”.
    per il resto i suoi ricami su aspetti secondari e,peggio, su una pretesa “ignoranza” di cui lo studio Gallup non parla affatto a me interessano poco.
    Libero lei di condensarli in una sua opinione che io rispetto a patto che lei rispetti quella mia, che coincide sul punto con quella dei ricercatori Gallup.
    Un grazie per l’ospitalità.

    • Mio caro, continui a non capire – e a non farci una bella figura, se permetti.
      La ricerca si è occupata di mostrare, come già detto, che più si è poveri più si è credenti. Questo è il dato di fatto.
      Dopodiché, tu ci vedi una conferma (sic!) a cammelli e crune, io ho proposto un’altra interpretazione ovvero la religione prospera là dove può, con la sua ‘carità pelosa’, creare un rapporto di dipendenza e sudditanza psicologica in chi dipende da quegli aiuti (e caro, questo avviene tanto nei paesi cattolici quanto in molti paesi musulmani – mai sentito parlare del fatto che il successo dei Fratelli musulmani dipende principalmente dalla loro rete di associazioni?).
      Per cui, un conto è il dato statistico che è chiaro a tutti. Un altro paio di maniche è l’interpretazione. Come già detto, tu ci vedi cammelli e crune e io deprivazione materiale e dipendenza dalla carità pelosa. Questione che però non è verificabile e in cui infatti la Gallup non entra – motivo per cui tra l’altro sopra si era detto “Sulle cause e sulle conseguenze, ovviamente, io e il commentatore la pensiamo e continueremo a pensarla diversamente, per cui qui (e se vi va anche nella zona commenti) cerchiamo di non fare della filosofia sulle ragioni del fatto e cerchiamo invece di mostrare il fatto stesso”.
      Quanto all’istruzione, i dati non ce li siamo inventati. I dati li trovi a pagina 19 del citato report, dove sta scritto “Education-wise”.
      E quei dati dicono chiaramente quanto esposto sopra: “Il risultato è chiarissimo: p-value=0,00000000000000 e così via fino a 271 zeri dopo la virgola. Traduzione al popolo, se istruzione e religione non fossero associati ma indipendenti, sarebbe impossibile osservare ciò che abbiamo osservato. Insomma, la tesi di indipendenza tanto cara al commentatore non sta proprio in piedi. I credenti sono meno istruiti degli atei, indipendentemente dal fatto che la notizia possa piacere o meno agli opinionisti da bar”
      La cosa ti è stata dimostrata con dovizia di particolari e senza possibilità di smentita. Per questo faresti più bella figura a ammettere l’evidenza, piuttosto che dire che quella che è un’evidenza empirica dimostrata è un’opinione dello scrivente 😉 Non è un’opinione dello scrivente, è un dato di fatto che chiunque può desumere dai risultati della ricerca!

      • Tutti sbagliano. I credenti, gli atei, gli scienziati. Solo che la chiesa, se dici qualcosa contro i dogmi, ti manda al rogo, o all’impiccagione, o alla tortura. L’ipotesi di Galileo è stata poi corretta e migliorata, ma Galileo, non avrebbe bruciato nessuno per differenza di pensiero. La chiesa si. Questa è una bella differenza.

        • Aggiungerei che il metodo scientifico ammette la possibilità di sbagliare, mentre la Chiesa si proclama detentrice della verità assoluta e i suoi continui errori – ben maggiori di quelli della scienza moderna, per inciso – non fanno altro che dimostrarne in continuazione la presunzione e la non credibilità delle sue tesi (se sono di verità assoluta, com’è possibile che cambino in continuazione?)

        • C’è di meglio 🙂 il dogma della infallibilità del papa risalente al 1870. Considerate i papi e gli antipapi che si scomunicavano a vicenda 🙂 e nel 300 papi che scomunicavano i loro predecessori 🙂 interessante, vero? 🙂

  6. anime belle, avete proprio un modo peregrino di sintetizzare 2000 anni di storia…
    e poi, che chicche di saggezza…tutti gli uomini,credenti e atei, sbagliano mentre la “chiesa”, no.
    Scusate, ma la chiesa non è fatta di uomini?
    Inoltre, voi, in quanto atei, non siete mica tenuti a credere all’infallibilità della Chiesa in materia di Fede….insieme alla sua perfetta fallibilità in ogni altra materia…..
    spero che non vi sia di troppo fastidio il fatto che io (insieme a qualche miliardo di altre persone) ci creda….
    ne sarei dispiaciuto per voi….

    • Infatti all’infallibilità non ci crediamo, sei tu che ci credi e questo non è coerente poi con la tua ammissione dei suoi errori.
      “Io credo nell’infallibilità della Chiesa in materia di fede” e “La Chiesa può sbagliare” si contraddicono da sé! Se è infallibile non sbaglia, se sbaglia non è infallibile 😉

      • La Chiesa, infallibile nel suo campo specifico,fallibile in campi estranei.
        E’ un principio generale anche nella vita di tutti i giorni:
        Il matematico attendibile sulle questioni matematiche e “fallabile”
        in questioni religiose, l’astronoma esperta in grandi stelle e “poveretta” sugli inafferrabili neutrini e sulle centrali atomiche, lo zoologo esperto in grandi scimmie, un pò asino in questioni biologiche…devo farti i nomi?

        • Non ce n’è bisogno, perché né il matematico, né l’astronomo e né lo zoologo si proclamano infallibili.
          La Chiesa si, riuscendo peraltro a cambiar idea pur proclamandosi infallibile.
          Il pasticcio è servito!

  7. In effetti il cambiare idea mal si concilia con l’infallibilità. Peraltro il cambiar idea, al cambiar delle condizioni o al cambiar delel conoscenze è sempre stato sinonimo di intelligenza. La presunzione di infallibilità è sempre stata, in qualunque campo (scientifico, politico, religioso), sinonimo di arroganza e, in definitiva, di ignoranza. Le due cose insieme rappresentano la consapevolezza di un grande, enorme potere sul popolo bue unito alla volontà di utilizzare tale potere a fini di egemonia. Cfr; Hitler, Stalin, papi, Francisco Franco, Batista, Prodi, D’Alema, Berlusconi etc etc

  8. la Chiesa infallibile per i credenti quando parla “ex cathedra”, fallibilissima, per credenti e non, come da regola generale, in ogni altra materia.
    Infatti i credenti in dissenso con la chiesa sono tantissimi,e a ragione, incluso Galilei, passando per Don Milani e fino al card. Martini
    Nessuno con parole di simpatia ideologica per gli atei.
    Gli atei, per differenze minime di opinioni usano la scomunica, vedi i recenti casi in Uaar, di Crippa e Paoletti, uno “Nunzio Apostolico” a Bari e l’altro “Cardinale Vicario” di Roma..
    Si tratta di un uso intollerante dello Statuto, oppure persino lo Statuto è intollerante? Oppure i suddetti hanno messo in discussione l’infallibilità del loro Pontefice?
    ..

      • non è chiaro per chi sia la tua risposta (così come l’hai messa sembra rivolta a Serlino, che però nel suo ultimo commento non parla di indici), ma suppongo in realtà si riferisca al calcolo del test chi-quadro. I dati sono pubblici, pag. 25 del report riportato sopra… Puoi verificarlo (anche perché se sei abituato a vedere questo test, è evidente che lo sai calcolare).

        E ti faccio notare che il valore dell’indice è dell’ordine del 10 alla -272 anche grazie alla notevole ampiezza campionaria, che rafforza l’evidenza empirica dell’esistenza di associazione.

  9. Credo, più da dottorando in comunicazione che da cristiano, che ci siano alcune parole nell’articolo utilizzate faziosamente o comunque con intenti fuorvianti. In sè,la statistica è chiarissima e mostra come ad un livello di cultura più alto corrisponda un livello di religiosità più basso. Fin qui credo che fosse comunque facilmente verificabile anche senza statistiche. La questione che trovo delicata risulta essere la “motivazione” di questo dato oggettivo. Considerando la posizione chiara che ha questo sito,mi pare ovvio che si batta sulla “credulità” di chi non ha studiato e sull’indipendenza intellettuale di chi invece sia colto. Ma trovo sarebbe una visione parziale e poco accurata,tant’è che molti (me compreso) studiosi sono religiosi,e molti atei sono ignoranti. Il dato,a mio avviso,si riferisce al fatto che da sempre chi non sa cos’ha intorno non puó far altro che “spiegarselo” con un dio (fulmine,universo,bellezza delle cose naturali,vita/morte).Chi,invece,conosce le motivazioni empiriche dei fenomeni, non abbisogna più di dar loro un senso “divino”. Da qui,peró, il passo di far intendere che un colto è mentalmente libero e quindi ateo, è abissale. Aver tolto un motivo per credere sostituendolo (giustamente) con una spiegazione scientifica, non toglie plausibilità al credere stesso,ne altri motivi per credere (il fulmine cade per motivi riscontrabili,e il come è demanio della ragione e delle scienze,ma il perchè delle cose resta una questione spirituale,ed è il misticismo ad occuparsene)

    • e perdonatemi se aggiungo una cosa: una analoga statistica dice che all’aumentare dell’istruzione corrisponde una diminuzione della natalità (più si studia meno si ha tempo o interesse, o ragione di allevare prole).Tant’è che in una regione dell’india,lo stato ha ottenuto l’abbattimento progressivo delle nascite sovvenzionando le donne con borse di studio universitarie. Se usassi questi dati allo stesso modo dovrei dire,con una correlazione aristotelica “gli atei sono più colti,i colti sono meno prolifici,una specie che ad ogni generazione dimezza la sua prolificità è destinata all’estinzione, ergo un mondo ateo è destinato all’estinzione”. Mi pare ovvio che se dico le cose così ne risulta una cosa che pare logica,ma che non tiene conto di mille altri parametri,e quindi è una vaccata 🙂

    • Vittorio, grazie del commento. Vorrei però farti notare che qui non abbiamo affatto sostenuto che non esistano credenti molto istruiti né non credenti poco istruiti. Per citare il post: ” dire che tra chi ha un diploma di scuola media inferiore o titoli inferiori a esso la religione è più diffusa che fra chi ha una laurea non significa dire che non ci sono credenti con la laurea, semplicemente significa dire che i credenti sono generalmente meno istruiti e gli atei lo sono di più”

      • Grazie a te per la risposta.Avevo inteso che non vi fossero delle posizioni estreme, che sarebbero poco coerenti con la natura della conversazione, stavo più che altro ponendo l’appunti, come avvocato del diavolo, che il solo dire “c’è maggior cultura ( statistica percentuale) dove c’è ateismo” senza aggiungere puntualizzazioni su altri fattori,significa di fatto collegare la cultura all’ateismo come se fossero due realtà che si coimplichino. Come se l’essere colto non possa che aprirti la mente e farti smettere di credere nelle “favole”. Io asserisco,invece,che toglie solo i motivi più empirici per credere ( la paura dell’ignoto,quietata dalla scienza).Di fatto toglie la “creduloneria”.Ma non è detto che qualcosa di cui si ha una spiegazione empirica non abbia,comunque,motivi d’essere ultraterreni,o per volontà ultraterrene. Se si collegano troppo strettamente e solo in questo modo ateismo e cultura,ne risulterà un panorama vagamente saccente.Avete presente quei vegani che sono medici senza laurea e sanno che tu morirai per la carne e che l’uomo “non è fatto per mangiare la carne lo dimostrano blablabla”,come se tutto fosse bianco o nero? Ecco 🙂

        • Capisco che il linguaggio statistico possa essere ostico, ma dire che c’è associazione fra ateismo e istruzione non significa dire che ‘si coimplichino’: come in tutte le statistiche, oltre all’andamento ‘medio’ c’è la varianza… E aggiungo: l’istruzione non è una misura perfetta dell’intelligenza, ma solo una sua approssimazione (volendo grossolana). Esistono persone intelligenti con il diploma di licenza media e idioti con la laurea, anche se il percorso di studi dovrebbe contribuire a sviluppare l’intelligenza 🙂

        • Concordo.La cultura non è necessariamente sinonimo di intelligenza.Manifesta un intorno socio-economico che spona la conoscenza. Si puó dire che stimoli la curiosità individuale.La cultura si nutre di cultura. Torno a ringraziare per il tempo dedicatomi nella conversazione, resto nella convinzione che un dato statistico nudo sia poco esplicativo, e dia già di per sé un taglio assolutistico al dato evinto. Ma hai ragione,non sono uno statista ma un cominicatore,mi preoccupo più del dato percepito che del dato reale. La provocazione che lancio a questa comunity di gente che pensa (ce ne fossero di più,pur se di opposto pensiero al mio) è: preso atto di questi dati,credete che ci sia spazio, nella mente di gente colta, per l’ineffabile e lo spirituale? Trovo che siano due mondi che si completerebbero.Si trattasse anche semplicemente di una spiritualità personale.Lo spirito si nutre di spirito,come la cultura si nutre di cultura…

        • Grazie a te Vittorio, leggere i tuoi commenti è un piacere. Personalmente ho amici credenti che stimo e non ritengo certo stupidi; la loro fede non mi urta, a meno che venga usata come imposizione nei miei confronti. Cosa che mi è successa molto di rado, forse perché li ho selezionati bene 😀
          Quanto alla tua domanda sulla spiritualità, penso che la risposta non possa che essere soggettiva – e probabilmente dipende anche da cosa si intende con ‘spiritualità’. Per quanto personalmente mi riguarda, se per ‘spiritualità’ intendi un qualcosa che riguarda credenze in anime/spiriti e vite dopo la morte oppure riti collettivi o individuali la risposta è no, non ne sento il bisogno e vivo bene senza (il che non significa che questo valga per tutti, beninteso: in questo senso riformulerei la tua domandain questo modo: può esserci spazio per la spiritualità così intesa, coì come può non esserci); se, invece, per spiritualità intendi una dimensione di riflessività sul senso delle cose o sulla moralità, anche io, da non credente, ne sento il bisogno e ritengo che di ciò un essere veramente pensante non possa fare a meno…

  10. Stavo facendo un ricerca universitaria su questo argomento, mi sei stato molto di aiuto! Grazie :D. E appoggio tutto quello che hai scritto sino ad ora! Non mollare, perchè non c’ è peggior sordo di chi non vuol sentire!!!!

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