L’Egitto e i Fratelli musulmani: democrazia o teocrazia e autoritarismo?

Solo a scorrere le notizie degli ultimi due giorni, c’è da preoccuparsi parecchio per quanto sta accadendo in Egitto. Dopo la rivolta contro la dittatura di Mubarak, le prime elezioni democratiche della storia hanno assegnato la vittoria al presidente Morsi e ai Fratelli musulmani, un movimento politico che è da sempre oggetto di discussioni in occidente – ci si chiede in sostanza se i Fratelli musulmani vogliano rispettare la democrazia e i diritti umani oppure instaurare una teocrazia islamica.

Purtroppo, solo negli ultimi due giorni sono state pubblicate diverse notizie che fanno temere che l’Egitto si stia avviando verso un modello autoritario e teocratico.

Anzitutto, il presidente egiziano ha avviato un’ondata repressiva contro giornalisti colpevoli di averlo criticato:

Dopo il cambio di vertici nel Consiglio Militare Supremo egiziano imposto da Morsi alcune settimane fa, in Egitto cresce sempre di più la preoccupazione per un eccesso di potere da parte delprimopresidente eletto democraticamente nella storia. L’ennesimo campanello di allarme è dato dalle vicende legate agli organi di stampa egiziani. Dallo scorso mese a oggi, infatti, diversi giornalisti sono finiti alla sbarra per articoli e programmi critici nei confronti degli ikhwan (il nome in arabo con cui vengono chiamati i Fratelli Musulmani).

Nel frattempo, un insegnante copto viene condannato a due anni di carcere per aver pubblicato su facebook delle vignette sull’Islam giudicate offensive e a tre anni per aver “insultato” il presidente Morsi:

Cristiani e musulmani moderati sono preoccupati e stupiti per la condanna a sei anni di carcere per Bishoy Kamel, insegnante cristiano copto arrestato il 30 luglio scorso per aver pubblicato delle vignette satiriche sull’islam e lanciato presunti insulti contro il presidente. Ieri, centinaia di salafiti galvanizzati dal clima di questi giorni si sono radunati davanti al tribunale del Cairo per linciare Kamel. Fonti vicine alla famiglia di Kamel raccontano che l’insegnante avrebbe già subito un pestaggio in carcere.

Come se non bastasse, nell’assemblea costituente egiziana si sta discutendo se abbassare l’età alla quale le donne, o meglio le bambine, possono essere sposate:

L’Egitto vuole tornare indietro sui diritti delle donne, e riappare lo spettro delle spose bambine. Un esponente dell’Assemblea costituente, Muhammad Saad Al Azhari, ha detto che si pensa di abbassare il limite per l’età delle nozze consentendo agli uomini di contrarre matrimonio anche con ragazzine di 10 o 12 anni. Addirittura, secondo quanto affermato in una trasmissione televisiva dal deputato, “il matrimonio è un diritto delle ragazze”, fin dal raggiungimento del nono anno, se hanno già raggiunto la pubertà.

A tutto ciò si aggiungono le iniziative delle autorità egiziane contro il film giudicato offensivo verso Maometto e oggetto di numerose violenze nel mondo arabo – è infatti stato aperto un processo con il quale si vorrebbe punire la blasfemia di egiziani immigrati negli USA e ritenuti colpevoli di aver collaborato al film ‘blasfemo’:

La Procura per la Sicurezza dello Stato egiziana ha deciso il rinvio a giudizio davanti alla Corte d’Assise di nove cittadini copti immigrati negli Usa, accusati di essere coinvolti nella produzione del film che ha scatenato proteste nel mondo islamico. Tra i nove rinviati a giudizio il regista Elia Bassili e il presunto produttore Maurice Sadek. I nove sono stati denunciati da due avvocati con e accuse di attacco al profeta, istigazione all’odio religioso e tentativo di dividere il Paese in cinque regioni.

La domanda è questa: se in due soli giorni veniamo a sapere che in Egitto il presidente cerca di liberarsi di giornalisti che considera scomodi, la magistratura egiziana condanna un insegnante per aver criticato il presidente e per aver pubblicato una vignetta ‘blasfema’, si discute di abbassare l’età a cui le ragazze possono essere date in sposa per ‘ripristinare’ le usanze arabo-islamiche e si apre un processo contro gli autori di un film giudicato anch’esso ‘blasfemo’, non sarà che la primavera egiziana e le elezioni democratiche che ne sono seguite si stanno spegnendo in un terribile bagno di autoritarismo e di integralismo religioso?

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