Ateismo e mondo islamico: una persecuzione che ai nostri politici non interessa

Raramente i grandi media nazionali si occupano della condizione degli atei nei paesi musulmani; eppure, dichiararsi atei nel mondo islamico può costare il carcere o la vita. I telegiornali ci raccontano spesso delle difficoltà che incontrano alcune comunità cristiane in paesi a maggioranza islamica e spesso la nostra classe politica si lancia in appelli e pressioni diplomatiche perché la libertà di religione dei soli cristiani sia rispettata, mentre mai si è levata una parola quando la libertà violata riguardava un ateo.

C’è da dire, inoltre, che le comunità cristiane godono di una libertà di gran lunga maggiore rispetto a un cittadino che in quei paesi voglia affermare pubblicamente il proprio ateismo: nel primo caso, infatti, a chi tipicamente nasce in una famiglia di religione diversa dall’Islam è garantita la possibilità di professarla liberamente; nel secondo, chi nasce in una famiglia musulmana non è libero di dire “non credo in Dio”, perché incorrerebbe da subito in accuse di apostasia, tradimento e in qualche caso anche blasfemia.

I casi, ormai, sono parecchi (ne abbiamo già parlato più volte, in particolare qui): così che Panorama ne ha raccolti alcuni. Quello che emerge con chiarezza è che sull’Islam non si pu proprio scherzare. E quando a punire il reietto non è la legge, ci pensa la riprovazione sociale:

Il problema di dichiararsi atei in Medio Oriente non è soltanto legislativo, ma anche sociale. Kacem mi racconta che nella blogosfera e nei forum atei si conoscono tutti e spesso si confidano sulla difficoltà di rivelare le proprie idee ai conoscenti, agli amici e alla famiglia. Sebbene esistano “diversi musulmani liberali che rispettano la scelta di essere atei”, ci sono alcuni gruppi che condannano a morte chiunque decida di abbandonare l’Islam. Tuttavia, più che la paura, sono le conseguenze familiari e sociali che impediscono a tanti ragazzi di dichiararsi atei.  Avere un figlio che non crede in Dio è motivo di vergogna per molte famiglie e così i ragazzi devono lasciare la casa dei genitori e affrontare diverse difficoltà sociali ed economiche.

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