Cara Cuccarini, buon Natale un cazzo…

Si dice che a Natale siamo tutti più buoni, per poter poi esser più stronzi tutto il resto dell’anno.

Per mia fortuna, con questo post non mi conformerò all’usanza. Anche se, vi giuro, questo Natale non volevo scrivere nulla, ma poi…

Poi uno fa il tragico errore di accendere la tv, sotto le feste, e si trova sommerso da uno spettacolo indecoroso. Prima si becca l’intervista del card. Bertone che, angelicamente, dalla rete ammiraglia si prende come sempre la briga di dettare l’agenda politica all’Italia intera; poi apre i quotidiani, guarda la pagina dei programmi per i prossimi giorni e vede una programmazione che, a reti unificate, si dà da fare per rinfocolare la credenza del popolo bue nella solita favola che tutti conosciamo a memoria, ma che non fa mai male rinfrescare un po’.

Quando poi si deve pure sorbire la Cuccarini della vigilia, che ci parla del Redentore arruolando per l’occasione i fanciulli dello Zecchino d’oro (perché lasciando che i pargoli vadano dalla Cuccarini si indottrina meglio, ca va sans dire), arriva il momento che uno non ce la fa più.

Arriva il momento che quasi quasi rimpiangi la Barbara D’Urso, senza per fortuna arrivare seriamente a rimpiangerla. Arriva il momento che uno non ce la fa proprio più e quindi viene voglia di rispondere ai “buon Natale”  (pacatamente e serenamente) con le parole di masticone:

buon Natale un cazzo.

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