La “libertà educativa” secondo Avvenire e le nuove famiglie

Succede che, a Milano, una compagnia teatrale (Teatro19) metta in scena, al teatro Litta, lo spettacolo “Piccolo Uovo”, che presenta così:

Ci sono tanti tipi di famiglie… Figli unici, tribù, figli adottati, famiglie allargate, famiglie con un genitore solo, famiglie con due mamme o due papà… E qual è la migliore in cui nascere? Quella felice, di qualunque tipo sia.

I bambini sono più abituati di noi a convivere con storie e culture lontane, a vivere la differenza. Ma spesso mancano le narrazioni che permettono ai nuovi bambini di riconoscersi come l’esito di una storia che li precede, li accompagna, li prosegue. Bisogna trovare le parole. Bisogna potersi specchiare per vedersi dentro La Storia. Ci vogliono nuove fiabe per le nuove famiglie.

TEMI: che cos’è una famiglia, quanti tipi ce ne sono

Succede che lo spettacolo andrà in scena settimana prossima, ma succede anche che il giornale dei vescovi, Avvenire (del quale stavolta non mettiamo il link perché ci siamo davvero stancati di fargli pubblicità grazie alle sue continue sparate), ha già montato una polemica sulla questione: iniziando un suo articolo dedicato allo spettacolo con “Famiglia? Vietato pensare al solito, vecchio modello con una mamma e un papà” e proseguendo poi con:

Ora ai bambini qualcuno pensa sia giusto insegnare che le tipologie familiari sono numerose e ricche di sfumature. Due mamme, due papà. O anche vari genitori insieme. Non è uno scherzo, purtroppo. Succederà davvero per i bambini che il prossimo 12 e 13 marzo assisteranno alla riduzione teatrale del libro Piccolo uovo di Altan.

Ora, sappiamo benissimo quali sono le posizioni della chiesa cattolica sulla “famiglia”: che deve essere eterosessuale, sposata in chiesa (senza divorziati tra i piedi, eh) e con figli rigorosamente battezzati. Tutte le altre famiglie non sono degne di essere chiamate tali, non sono nemmeno famiglie di serie B: semplicemente, non sono famiglie. Se ne nega l’esistenza, perché così non si discute della questione ma ci si ferma al passo precedente: se la questione esista, oppure no.

Per questo ad Avvenire dà tanto fastidio che qualcuno possa parlare di famiglie: e dà fastidio, soprattutto, che si cerchi di farlo anche spiegando ai più piccoli che la realtà del 2013 non è più quella del 1427, che il mondo nel frattempo è andato avanti (e noi pensiamo che sia cambiato in meglio, anche se ad Avvenire sembrano convintissimi del contrario) e ci sono ad oggi tante situazioni di fatto, forse più complesse ma non per questo indegne di essere raccontate, che sfuggono ai modelli preconfezionati stile famigliola felice (di mangiar merendine industriali) del Mulino Bianco.

Stona il fatto che a strepitare indignato sia il giornale capofila dello schieramento che da sempre si batte per la “libertà educativa”: stona perché questi signoroni pronti a combattere per difendere il loro diritto di insegnare, tanto nelle scuole pubbliche con l’ora di religione quanto nelle scuole private, ai bambini che gli uomini possono essere concepiti per mezzo di miracoli in grado far ingravidare una vergine dallo Spirito Santo sono poi i primi a stracciarsi le vesti se qualcun altro cerca di raccontare ciò che accade nella realtà (e non nelle storie fantasiose cui pure chi vuole è libero di credere).

Si aggiunga che portare a teatro uno spettacolo in cui si mostra che le tesi insegnate dai solerti docenti di religione sulla famiglia secondo il cattolicesimo non sono l’unica opzione possibile (e che la realtà è più bella e complessa di quello che racconta il catechismo) non impedisce di “pensare al solito, vecchio modello con una mamma e un papà”: Avvenire dice che sostenere tesi diverse dalla Chiesa ed esprimerle pubblicamente significa “vietare” a qualcuno di pensarla come dice la Chiesa.

Chiunque può comprendere che non è così: che dietro a questa invenzione del “divieto” c’è in realtà la paura della Chiesa che, ancora una volta, percepisce la perdita di terreno, potere e influenza culturale sul nostro Paese. E c’è, soprattutto, quella cultura fortemente illiberale per cui la Chiesa continua a pensare che l’Italia e la politica italiana debbano seguire i dettami che lei impartisce.

Post Scriptum: leggere di questa clericalata dà probabilmente l’idea di ciò che per Avvenire è giusto insegnare nelle scuole.

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2 thoughts on “La “libertà educativa” secondo Avvenire e le nuove famiglie

  1. Non è irrealistica, è molto reale invece. E’ molto reale trovarsi senza le parole per descrivere ciò che costituisce un dato pressochè stabile della struttura sociale. Lo dice bene chi ha scritto l’introduzione citata nell’articolo “Bisogna trovare le parole. Bisogna potersi specchiare per vedersi dentro La Storia”. I cuccioli, che non hanno ancora parole per quasi nulla, le trovano in un modo o nell’altro. Per gli adulti è un compito molto più difficile, significa aver percepito che viene messo in discussione ciò che è andato a costituire le fondamenta dalla storia personale di ognuno. E’ come se qualcosa chiedesse all’improvviso di cambiare la propria identità.
    La chiesa è espressione della natura umana, non il contrario. E’ una parola che da’ corpo a qualche cosa e come tale è complesso modificarle, la parola è la cosa al cui posto sta.
    Complimento per il lavoro. Dare parole (adeguate) a chi non ne ha è un gran bel lavoro, molto difficile.

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