Francia, suicidio politico contro legge sul “marriage pour tous”

La notizia del suicidio “politico” di uno scrittore francese militante dell’estrema destra è di poco fa e onestamente assurda: l’uomo, infatti, si è suicidato per protestare contro la legge approvata dal parlamento francese – e condivisa dalla maggioranza dei francesi – che consente i matrimoni omosessuali e ne regolamenta le adozioni.

Le motivazioni farneticanti del suicida ricordano il linguaggio altisonante degli estremismi del secolo scorso:

“Ci vorrà certamente un gesto nuovo, spettacolare e simbolico per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini”. “I manifestanti del 26 maggio hano ragione di gridare la loro collera. Una legge infame che, una volta votata può sempre essere abrogata”. Per Venner però “non basterà organizzare delle gentili manifestazioni di strada per impedirle (ndr le nozze gay)”. Bisognerà invece procedere a una vera “riforma intellettuale morale”.

Il suicidio, insomma, come strumento di protesta e di pressione politica: con l’obiettivo di rimettere in discussione una legge che riconosce  un diritto atteso da tempo e che ancora oggi è negato in molti Paesi europei (nonostante i ripetuti solleciti del parlamento europeo).

Come se gli omofobi potessero con un gesto eclatante trasformarsi da carnefici a vittime; come se chi nega i diritti di una minoranza storicamente perseguitata debba vedersi riconosciuto il diritto alla propria omofobia; come se il riconoscimento di questi diritti togliesse diritti agli omofobi, che sarebbero quindi costretti a suicidarsi per colpa degli omosessuali cattivi.

La verità è che Dominique Venner è una vittima dell’omofobia: vittima, in questo caso, della sua stessa omofobia. Omofobia talmente forte che lo ha portato a pensare che la legge che istituisce il marriage pour tous fosse la fine del mondo: e così, nella sua immensa vanità, questo scrittore ha pensato che il suo gesto potesse dare il via all’Apocalisse (lo rivelano, in fondo, le sue parole).

L’augurio è che non ci riesca, che i Francesi non cadano nella trappola e che anche gli altri Paesi rimasti indietro sulla strada dei diritti dei gay possano seguirne l’esempio.

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3 thoughts on “Francia, suicidio politico contro legge sul “marriage pour tous”

  1. Perché mi do la morte
    Sono sano di spirito e di corpo e sono innamorato di mia moglie e dei miei figli.
    Amo la vita e non attendo nulla nell’al di là, se non il perpetrarsi della mia razza e del mio spirito.
    Cionondimeno, al crepuscolo di questa vita, di fronte agli immensi pericoli per la mia patria francese ed europea, sento il dovere di agire finché ne ho la forza; ritengo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffa.
    Offro quel che rimane della mia vita nell’intenzione di una protesta e di una fondazione.
    Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre o-rigini immemorabili.
    Quando tanti uomini vivono da schiavi, il mio gesto incarna un’etica della volontà.
    Mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze addormentate. Insorgo contro la fatalità. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invadenti desideri individuali che distruggono i nostri anco-raggi identitari e in particolare la famiglia, nucleo intimo della nostra civiltà plurimillenaria.
    Così come difendo l’identità di tutti i popoli presso di loro, insorgo contro il crimine consumato nel rimpiazzo della nostra popolazione.
    Essendo impossibile liberare il discorso dominante dalle sue ambiguità tossiche, appartiene agli Eu-ropei di trarre le conseguenze.
    Non possedendo noi una religione identitaria cui ancorarci, abbiamo in condivisone, fin da Omero, una nostra propria memoria, deposito di tutti i valori sui quali rifondare la nostra futura rinascita in rottura con la metafisica dell’illimitato, sorgente nefasta di tutte le derive moderne.
    Domando anticipatamente perdono a tutti coloro che la mia morte farà soffrire, innanzitutto a mia moglie, ai miei figli e ai miei nipoti, così come ai miei amici fedeli.
    Ma, una volta svanito lo choc del dolore, non dubito che gli uni e gli altri comprenderanno il senso del mio gesto e che trascenderanno la loro pena nella fierezza.
    Spero che si organizzino per durare. Troveranno nei miei scritti recenti la prefigurazione e la spie-gazione del mio gesto.

    Dominique Venner

    Molto di omofobo in una lettera del genere, vero?

    • Cara Rita, il gesto di Venner non sarebbe omofobo e la sua lettera proverebbe la tua tesi?
      Ho dei seri dubbi sia riguardo alla tua tesi, sia riguardo alle tue capacità di analisi e comprensione.
      Omofobo è chi ha paura degli omosessuali, e il fatto che Venner considerasse la legge sul marriage pour tous uno degli “immensi pericoli per la mia patria francese ed europea” è appunto una paura degli omosessuali. Ovvero omofobia.
      L’idea che una legge di uguaglianza possa essere stata approvata perché il popolo francese sarebbe “un popolo di schiavi” invece non è omofoba, è piuttosto dannatamente stupida per un francese: significa non aver capito l’anelito di libertà e uguaglianza che sin dalla rivoluzione francese pervade la storia della République.
      Legalizzare l’amore omosessuale e riconoscere la capacità di paternità di queste coppie non è certo un “veleno dell’anima” o un “crimine”: termini spropositati che si spiegano solo con una paura folle dei gay.
      Spero che questa analisi del testo ti sia stata di aiuto nella comprensione della lettera.
      A disposizione,
      il/la blogger di DpA

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