Bergoglio e pregiudizio

Devo confessarvi, cari lettori, una certa stanchezza nel dover tornare ancora una volta sull’omofobia acclarata di Bergoglio.

È faticoso farlo ora, dopo che i media lo hanno incensato per parole a loro detta terribilmente innovative:

Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene.

La cosa è faticosa perché è stancante dover ripetere che Bergoglio è stato uno dei più feroci oppositori, in Argentina, della legge sui matrimoni gay, tanto che da cardinale il suo sorprendente interventismo politico (sorprendente per un uomo di chiesa) gli ha guadagnato l’appellativo di “vero capo dell’opposizione” argentina (per non parlare del suo appello, da papa, ai parlamentari francesi contro la legge sul marriage pour tous); è stancante anche per il senso di isolamento che non si può non percepire nel restare, insieme a pochi altri detrattori, dell’idea che Bergoglio sia un grande comunicatore capace di sfruttare i media per dare l’impressione di un cambiamento che in realtà non avviene.

Che quelle parole non cambino nulla nella posizione della Chiesa sui gay, infatti, l’ha spiegato benissimo Elfobruno nel suo “Bergoglio ama i gay. Ma quelli che non esistono”. Per papa Bergoglio l’omosessuale è uno che “si è perso” e che va “aiutato”: coerentemente con quanto insegna il catechismo, insomma, l’omosessualità è una perversione che va contrastata, l’omosessuale non deve accettarla ma deve essere un buon credente e vivere come se non fosse omosessuale. Deve negare quindi se stesso per ottenere l’approvazione della chiesa e la promessa del paradiso.

L’innovazione di cui ci hanno parlato tv e giornali, insomma, è solo una grossa nube di fumo dietro il quale si nasconde un millenario pregiudizio – duro a morire – sull’omosessualità: pregiudizio che Bergoglio non ha fatto altro che ripetere, seppur con il suo tono bonario che gli vale moltissime simpatie e un’apertura di credito pressoché illimitata presso l’opinione pubblica italiana.

Al punto che una dichiarazione poco innovativa e in parte, se permettete, offensiva, può essere trasformata in una grande innovazione: a tal punto si spinge l’ammirazione per Bergoglio che non se ne è colto, nemmeno stavolta, il suo pregiudizio.

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