Scalfari, Bergoglio e alcune riflessioni (prevalentemente altrui)

A Repubblica, di certo, non si sono fatti sfuggire l’occasione di mettere la notizia in prima pagina: perché, certo, la lettera con cui papa Bergoglio risponde al direttore Eugenio Scalfari è un documento che non capita tutti i giorni fra le mani di una redazione.

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Personalmente ho letto il carteggio, e non ci ho trovato nulla di straordinario. La risposta mi è parsa colma di dissertazioni sul sesso degli angeli, di un sacco di figure retoriche che sembrano mascherare l’assenza di argomentazioni più forti, di qualche apertura interessante e di alcune affermazioni piuttosto eretiche da parte del papa, che un po’ si contraddice e un po’ dice cose opposte a quelle che l’ortodossia richiederebbe al capo della Chiesa.

Segnalo due riflessioni molto approfondite sulla lettera di Bergoglio:

  1. la nota con cui l’Uaar ha analizzato a caldo le domande di Scalfari e le risposte di Bergoglio;
  2. il post di Fraqqua sullo stesso tema.

Il Bergoglio di oggi appare come una figura  non semplice da inquadrare:  cordiale, dialogante, che risponde alle richieste che gli vengono poste; un po’ confuso e a volte contradditorio, però, sulle questioni dottrinali (sorprendenti e sconcertanti, al riguardo, le affermazioni sul peccato che assumerebbe una definizione soggettiva e sulla verità non assoluta della Chiesa!). Un po’ come se Bergoglio parlasse “a titolo personale”, come se non si rendesse conto di dover rappresentare le posizioni della Chiesa – o come se non volesse rendersene conto.

“Papa Bergoglio ha il potere di cambiare il corso della storia della Chiesa cattolica: se ci tiene al dialogo con i non credenti, cominci a passare ai fatti. Cominci a dichiarare espressamente che credenti e non credenti hanno diritto alla stessa libertà di espressione e glielo spieghi ai suoi fedeli liberticidi presenti, per esempio, nella giunta di Verona. Non gli si chiede di cambiare le sue idee di fede, che sono legittime. Gli si chiede che, nel confronto pubblico, la Chiesa non si ponga più con atteggiamenti suprematisti e non chieda alle istituzioni di riconoscerle tale supremazia. Se così farà, non cambierà solo la storia della Chiesa, ma anche il corso della storia tout court. Perché illuminato da Dio o dal lume della ragione, ci interessa in fondo assai poco. Quello che interessa a chi non è credente non è di certo il “perdono” di un’entità di cui non ritiene attendibile l’esistenza, ma piuttosto che i rappresentanti di quella concezione applichino concretamente le parole di dialogo e comprensione tanto sbandierate su questioni, sociali e politiche, che riguardano tutti. Altrimenti, oltre alla quotidiana photo opportunity cui ci stanno abituando i media nel clima di papolatria, questo sarà considerato solo l’ennesimo gesto mediatico virtuale”     (dalla nota dell’Uaar)

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