Ora valuteremo quanto papa Francesco è “progressista”

I registri delle unioni civili sono già realtà in moltissime città italiane (tra le più grandi ricordiamo Firenze, Napoli, Milano, Bari, Cagliari e Palermo) e probabilmente, a breve, lo diventeranno anche nella città più popolosa d’Italia: Roma.
Questo, perlomeno, è quanto ci si aspetta considerando che il neosindaco della città capitolina, Ignazio Marino, è da sempre un sostenitore dei diritti degli omosessuali, e che la proposta di istituzione del registro sembra avere un consenso trasversale, che unisce la maggioranza di centrosinistra (PD, SEL, Lista Marino e Centro Democratico) a una parte dell’opposizione (M5S). Contrario, insomma, resterebbe il centrodestra, dal PdL ai centristi – non sorprendentemente.
Non sfugge a nessuno, inoltre, che Roma non è solo la più grande città italiana e la capitale della Repubblica – e già per questo l’approvazione avrebbe un forte valore simbolico – ma anche che è la città sede del Vaticano. E, dunque, la discussione per un primo riconoscimento, certamente solo parziale, delle coppie omosessuali (ma va ricordato che le unioni civili sono aperte anche alle coppie eterosessuali non sposate), arriva ora alle porte della sede della chiesa cattolica.
Così per papa Francesco sembra quindi avvicinarsi la prova dei fatti: prova nella quale si misurerà, inevitabilmente, la coerenza fra le sue parole di apertura nei confronti degli omosessuali, cui da sempre la chiesa cerca di rendere la vita impossibile, e le prese di posizione sue e degli altri alti prelati che certamente non mancheranno durante la discussione della proposta.
I precedenti di papa Francesco, va detto, non fanno ben sperare: a dispetto dell’immagine bonacciona che è riuscito a trasmettere nei suoi primi mesi da papa, infatti, in Argentina l’allora cardinale Bergoglio si scagliò ripetutamente e con veemenza contro la legge sui matrimoni gay portata avanti con successo dal governo argentino.
La domanda è, quindi, se Bergoglio da Papa aprirà un nuovo corso traducendo le proprie parole di Papa in fatti, oppure se continuerà a perseverare nelle posizioni che lo hanno contraddistinto da presidente della conferenza episcopale argentina, smentendo così nella sostanza le dichiarazioni d’intenti che, pure, gli sono valse tanti, tantissimi consensi.

PS: qui l’intervista del 14/11 del sindaco Ignazio Marino, su matrimoni e adozioni gay. Difficile pensare che la Chiesa non abbia qualcosa da ridire.

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