Riconoscimento delle coppie omosessuali: lo stato dell’arte

Ieri in Croazia si è tenuto un referendum con il quale la maggioranza dei votanti ha chiesto che si introduca nella costituzione l’esplicitazione che il matrimonio, per la repubblica croata, è solo quello fra uomo e donna. Una battaglia referendaria combattuta principalmente dalla chiesa cattolica e dall’opposizione conservatrice, volta a impedire che il matrimonio potesse in futuro essere esteso a coppie omosessuali. Battaglia combattuta con successo: gli organizzatori del referendum prima sono riusciti a raccogliere le firme a tempo record e, poi, hanno vinto il referendum con il 65% dei si. Referendum al quale, peraltro, solo un terzo dei croati ha partecipato mentre due terzi hanno disertato le urne.

I giornali italiani, oggi, osservano giustamente che la Croazia sembra muoversi in senso opposto a quello della maggior parte dei paesi europei. Quello che non dicono, però, è un fatto paradossale: nonostante questo referendum, la Croazia riconosce già dal 2003 – cioè da 10 anni – una forma di unione civile che “garantisce alle unioni civili dello stesso e di diverso sesso alcuni diritti sull’eredità e facilitazioni finanziarie” (Wikipedia). Ovvero, che l’Italia è un Paese talmente arretrato sul tema da essere addirittura indietro di 10 anni rispetto alla Croazia.

La situazione legislativa dei diversi paesi europei, infatti, è questa:

matrimoni gay

Come si può vedere, l’Italia è l’unica delle 6 nazioni fondatrici dell’Unione Europea a non riconoscere né le unioni civili né i matrimoni per gli omosessuali e, peraltro, rappresenta un’anomalia assoluta rispetto a tutto il resto dell’Europa occidentale, quella che storicamente appartiene al patto atlantico. Il fatto a dir poco sorprendente è che anche alcuni Paesi che stavano al di là della cortina di ferro, inglobati nell’URSS (Repubblica Ceca e Ungheria) o nella Jugoslavia (Slovenia e Croazia) sono più avanti, nel riconoscimento dei diritti dei gay, di quanto non sia l’Italia.

I giornali, oggi, dovrebbero parlarci di questo. Dovrebbero parlarci dell’arretratezza italiana e di come la chiesa cattolica e la politica riescano ancora a impedire la legalizzazione quantomeno delle unioni civili omosessuali – alle quali è favorevole il 63% degli Italiani, come autorevolmente certificato da Istat. Dovrebbero dire che siamo messi peggio della Croazia. Dovrebbero smetterla di indignarsi ogni volta che un ragazzino si suicida o scrive una lettera a un quotidiano, e denunciare apertamente che ad oggi le coppie omosessuali non hanno nessun diritto.

Se lo facessero, darebbero prova di maggior coraggio e minore ipocrisia. E, chissà, potrebbero aiutare il cambiamento nel Paese del Gattopardo.

Intanto  sabato prossimo (7 dicembre 2013), alle 15, le associazioni omosessuali si danno appuntamento per la manifestazione “Love is Right” (in inglese right vuol dire sia giusto che diritto: lo slogan, quindi, vuole indicare che un amore non è mai sbagliato e che tutti hanno diritto al suo riconoscimento): a questo sito trovate le ragioni della manifestazione e i dettagli organizzativi.

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