Uganda: ergastolo per gli omosessuali, vittoria dei predicatori evangelici

“Un voto contro il male” da parte di “una nazione timorata di Dio. E’ una vittoria per l’Uganda, questi sono i nostri valori, non importa cosa pensino nel resto del mondo”: sono le parole con cui il promotore della legge antigay in Uganda ne ha salutato la sua approvazione, oggi, da parte del parlamento ugandese – la legge, prima di entrare in vigore, deve però essere firmata dal presidente della Repubblica.

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La legge punisce con pene che arrivano fino all’ergastolo l’omosessualità e proibisce la sola idea di poter parlare della questione omosessualità in pubblico (simile, in questo, alle leggi omofobe della Russia). Nel Paese, forte è il consenso della popolazione verso questa politica omofoba; consenso alimentato anche da diversi predicatori evangelici statunitensi, che hanno come obiettivo quello di rendere l’Africa una terra il più possibile ostile agli omosessuali. Ancora una volta, insomma, tra i più acerrimi sostenitori della persecuzione troviamo dei religiosi, sia tra i predicatori evangelici sia tra politici che chiamano in causa motivazioni religiose come motivo per criminalizzare gli omosessuali: e non si tratta, ci sembra chiaro, di una coincidenza.

In questo clima fortemente omofobo, non manca la confusione fra omosessualità e pedofilia: con i gay accusati di “reclutare” o adescare i bambini. Va detto che, di fronte a queste leggi che violano gravemente i diritti umani, la comunità internazionale non è stata in silenzio. Hanno fatto sentire la loro voce, in particolare, gli Stati Uniti d’America. Le pressioni sono riuscite a bloccare per tre anni l’approvazione della legge, e a trasformare la pena di morte inizialmente prevista in ergastolo.

Risultati importanti e significativi, ma che in ogni caso non bastano. In troppe regioni del mondo gli omosessuali possono essere incarcerati, perseguitati o addirittura uccisi solo per il loro orientamento sessuale, e questo è inaccettabile. L’augurio è che le pressioni internazionali spingano il presidente ugandese a non firmare questa legge.

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