Unioni civili: in parlamento i numeri ci sono!

L’elezione di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico (PD) ha avuto una conseguenza inaspettata: dopo anni di silenzio sul tema, il dibattito politico è tornato a occuparsi di unioni civili. L’ultima volta in cui in Italia ci fu un dibattito acceso sul tema fu nel lontano 2007: allora si parlava di Dico e di Pacs, che il traballante governo di centrosinistra non ebbe però mai i numeri per  approvare. Poi, nel 2008, il centrodestra conquistò la maggioranza in parlamento, detenendola fino al 2013 e bloccando di fatto ogni possibilità di aperture sul tema. Le nuove elezioni, il febbraio 2013, ci hanno regalato il parlamento “più laico” della storia repubblicana: il rifiuto del Movimento 5 Stelle (M5S) di formare una maggioranza con il Partito Democratico e Sinistra, Ecologia e Libertà (SEL), e il governo di larghe intese che ne è seguito, sembravano però aver messo una pietra tombale su una legge invisa a una parte non trascurabile della maggioranza di governo.

Adesso, invece, Renzi avanza la proposta di introdurre in Italia le unioni civili: quali sono le possibilità che la proposta si tramuti in realtà, e molte coppie di fatto possano finalmente vedersi riconosciute dallo Stato Italiano? Tradotto in soldoni: in Parlamento ci sono i numeri perché la proposta di Renzi possa essere approvata?

Cominciamo dalla Camera dei deputati: qui la partita ha un esito scontato, dal momento che PD e SEL hanno, da soli, la maggioranza assoluta dei seggi (340 su 630) con cui potrebbero approvare il provvedimento. Diverso il discorso al Senato.

La nostra ipotesi, tutta da verificare ma basata sulle prese di posizione degli ultimi mesi degli esponenti dei vari partiti, dice che anche al Senato la legge sulle unioni civili potrebbe passare. Vediamo graficamente la situazione dei probabili partiti favorevoli (in verde) e contrari (rosso):

senato_unioni_civili

Tra i favorevoli abbiamo conteggiato PD – dato che è il suo segretario a proporre la legge in questione -, M5S – perché diversi suoi parlamentari si sono dichiarati favorevoli al riconoscimento delle unioni omosessuali -, SEL – che storicamente è favorevole anche ai matrimoni e alle adozioni gay – più i 4 senatori ex del M5S “buttati fuori” da Grillo e i 10 senatori del gruppo misto Sudtiroler-Volkspartei + PSI (il PSI dovrebbe essere favorevole, della SVP non conosciamo con certezza la posizione sul tema). Tra i contrari abbiamo invece posto Forza Italia (FI), il Nuovo Centrodestra (NCD) di Alfano, la Lega Nord e il gruppo “Grandi Autonomie e Libertà” (GAL). In giallo abbiamo messo Scelta Civica (SC), in quanto molti (Lanzillotta e Mazziotti, ad esempio) dei suoi 20 senatori si sono espressi a favore della proposta, ma allo stesso tempo altri provengono dall’UDC e potrebbero essere contrari (lo stesso Mazziotti ha ipotizzato “libertà di coscienza” sul tema, evidentemente consapevole delle diverse posizioni interne a SC).

La nostra ipotesi, quindi, porta a stimare al 56% i voti favorevoli e al 37% i contrari, con un 7% che è difficile attribuire agli uni o agli altri. Va detto che sia tra i contrari che tra i favorevoli è ragionevole attendersi che singoli senatori possano votare in difformità dall’orientamento del partito di appartenenza: così come è possibile che, a sorpresa, qualche partito assuma una posizione diversa da quella qui ipotizzata. Al momento, tuttavia, i numeri sembrano favorevoli alla proposta Renzi.

Si osservi, in conclusione, che la regolamentazione delle unioni civili rappresenta la soluzione a due questioni: da un lato, infatti, essa costituirebbe per la prima volta un riconoscimento normativo, seppur “minimo”, delle coppie omosessuali e colmerebbe parzialmente il gap che divide l’Italia dagli altri paesi dell’Europa occidentale (va ricordato, al riguardo, che l’Istat ha rilevato nel 2011 che il 63% degli Italiani è favorevole alle unioni civili per gli omosessuali). Dall’altro, questa stessa legge consentirebbe a molte coppie eterosessuali che decidono di non contrarre matrimonio di potersi unire civilmente. Per dare un’idea delle proporzioni del fenomeno, le coppie iscritte nel registro delle unioni civili aperto poco più di un anno fa dal comune di Milano sono per due terzi eterosessuali, e per un terzo omosessuali.

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2 thoughts on “Unioni civili: in parlamento i numeri ci sono!

  1. Interessante! Speriamo che data questa rappresentanza politica, il dibattito pubblico riesca ad essere meno strumentalizzato. Che bello, comunque, il grafico a quadratini! Lo adoro *_*

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