Il Parlamento europeo dice sì alla difesa della laicità

Libertà di pensiero, di credere ma anche di non credere; laicità e imparzialità dello Stato rispetto alle diverse credenze; no ai favoritismi a determinate religioni e no alle leggi “antiblasfemia”. No alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, incoraggiamento verso le misure che consentono alle coppie omosessuali di contrarre matrimonio; denuncia delle forti discriminazioni subite dalle persone transgender. Diritto alla salute riproduttiva e sessuale della donna, no alla violenza contro le donne e alle mutilazioni genitali. Riconoscimento della necessità di rispettare le volontà espresse dai malati nei propri testamenti biologici. Tutto questo è contenuto in questa mozione votata il 27 febbraio dal Parlamento Europeo (la riassume l’UAAR).

Il Parlamento Europeo è in scadenza, certo, come pure la Commissione Europea. L’atto, quindi, potrebbe restare simbolico, dato che a breve si andrà a votare. Dai sondaggi emerge la possibilità, tuttavia, che le forze “laiche” in seno al Parlamento Europeo che hanno approvato questa mozione possano rafforzarsi.

Quando a maggio andremo a votare, quindi, ricordiamoci che l’Europa non si occupa solo di economia, ma anche di diritti: e che, anzi, costituisce la maggiore speranza che anche l’Italia possa presto diventare un paese laico al pari degli altri Paesi europei.

ue

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