Roma: ecco gli effetti del clericalismo su aborto e fecondazione assistita

Una vicenda che avrebbe dell’assurdo, se non fosse normale nella clericalissima Italia. Già, perché oggi le cronache ci parlano della vicenda di Valentina che riportiamo più sotto con le sue stesse parole (l’intervista integrale la trovate su Repubblica). Una vicenda che coinvolge due assurdità tutte italiane: una legge proibizionista sulla fecondazione assistita, che non consente il ricorso alla fecondazione assistita in quasi nessun caso (legge motivata soltanto dalle pressioni dei cattolici che vedono nella fecondazione assistita un qualcosa di contronatura perché, nelle menti di qualche irrazionale credente, fecondazione assistita significa che l’uomo si sostituisce a Dio: e siccome il buon legislatore integralista cattolico ha pensato bene di dover imporre a tutti i cittadini italiani le proprie opinabilissime opinioni, questa assurdità antiscientifica è diventata legge dello Stato), e il fenomeno dell’obiezione di coscienza negli ospedali, che costringe una donna già vittima della legge 40 sulla fecondazione assistita ad abortire in ospedale, ma non assistita da medici e infermieri in quanto tutti obiettori. Donna, per di più, perseguitata pure dai fanatici antiabortisti che si recano in ospedale con il Vangelo invitando al pentimento e minacciando pene terrene (oltre che divine, ca va sans dire!). Come se, lasciatecelo dire, non fosse già uno strazio il doversi sorbire questi fanatici farisei.

Del fenomeno dell’obiezione di coscienza avevamo parlato a livello statistico in questo post, in cui avevamo evidenziato che il Lazio, secondo gli ultimi dati disponibili, presenta una delle più alte percentuali di ginecologi obiettori. 

ginec_obiett

Repubblica, in quest’altro articolo, cita addirittura percentuali peggiori: “Nel Lazio, va ricordato, il 93% dei ginecologi è obiettore di coscienza, su una media nazionale dell’85%”. Percentuali che rendono praticamente impossibile l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito alle condizioni stabilite dalla legge 194, come la vicenda di Valentina racconta. Ormai anche le istituzioni europee se ne sono rese conto: al punto che, come informa la Laiga, associazione che riunisce i pochi, coraggiosi ginecologi non obiettori rimasti, “il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha ufficialmente riconosciuto che l’Italia viola i diritti delle donne che -alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978 – intendono interrompere la gravidanza, a causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza. Il ricorso è stato presentato contro l’Italia al fine di accertare lo stato di disapplicazione della legge 194/1978 e il Comitato Europeo ha accolto tutti i profili di violazione prospettati”.

Dati e informazioni che dovrebbero farci riflettere e portare a una mobilitazione del mondo laico, ma anche di quei cattolici che si rendono conto che la situazione attuale è inaccettabile. Per concludere, riportiamo qui sotto un ampio stralcio dell’intervista di Valentina a Repubblica: come già detto, ci sembra inopportuno riassumere la vicenda, dato che le sue parole la riassumono benissimo da sé.

“Ho una malattia genetica trasmissibile rara e terribile, ma in teoria posso avere figli, quindi per me non è previsto l’accesso alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impianto. A me questa legge ingiusta concede solo di rimanere incinta e scoprire, come poi è avvenuto, che la bambina che aspettavo era malata, condannata. Lasciandomi libera di scegliere di abortire, al quinto mese: praticamente un parto”.

È il 27 ottobre 2010 quando entra in ospedale.

“Incominciano a farmi la terapia per indurre il parto, a base di candelette, mi dicono che non sentirò nulla. E invece…”

Cosa accade?
“É stato un inferno. Dopo 15 ore di dolori lancinanti, tra conati di vomito e momenti in cui svengo, con mio marito sempre accanto che non sa che fare, che chiama aiuto, che va da medici e infermieri dicendogli di assistermi, senza risultato, partorisco dentro il bagno dell’ospedale. Accanto a me c’è solo Fabrizio”.

Medici e infermieri?
“Venivano per le flebo, ma nessuno li ha visti arrivare quando chiamavo aiuto. Nessuno ci ha assistito nel momento peggiore. Forse perché da quando sono entrata a quando ho partorito era cambiato il turno, c’erano solo medici obiettori”.

È molto amareggiata.
“Già una arriva in ospedale disperata, perché in quel figlio ci hai creduto e sperato per cinque mesi, poi ti mettono ad abortire a fianco delle neo mamme e senti i bambini piangere, uno strazio. In più, mentre ero lì stravolta dal dolore entravano degli attivisti anti aborto con Vangeli in mano e voci minacciose”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...