Nigeria, terroristi vendono donne al mercato come fossero arance

«Ho rapito le ragazze e le venderemo al mercato in nome di Allah», «Allah mi comanda di vendere le donne e io le venderò», «l’educazione occidentale è proibita», le prigioniere saranno appunto «trattate come schiave», «vendute» o «maritate a forza»: queste, riporta La Stampa, le parole del capo dei terroristi fondamentalisti islamici che hanno rapito in Nigeria 276 studentesse di un collegio.

Parole che sembrano provenire dal Medioevo, o forse direttamente dalla preistoria, ma in realtà sono ancora attuali per qualcuno.

Una visione della donna che forse pensavamo fosse ormai scomparsa, e che invece è ancora viva nella mente di questi fondamentalisti: la donna è concepita come una merce alla totale mercé degli uomini, è schiava e vittima della loro brutalità, nonché ignorante. Ignorante: questo il concetto chiave della vicenda, in quanto le studentesse sono state rapite proprio in quanto studentesse. Nell’economia emergente più grande e nel paese più popoloso dell’Africa,  infatti, l’istruzione femminile è uno strumento di emancipazione che può consentire alle donne di affrancarsi dalla schiavitù che questi terroristi vorrebbero nel loro destino. Non si tratta, d’altra parte, di un caso isolato: basti pensare alle studentesse aggredite o sfigurate, ad esempio, in Afghanistan o in Pakistan.

E, se è vero che per i fondamentalisti la religione è spesso un pretesto per giustificare la propria visione gretta e meschina della società, è altrettanto vero che è fin troppo facile per loro portare a sostegno delle loro tesi argomentazioni religiose. Che l’Islam non brilli quanto a rispetto per la donna, d’altra parte, è abbastanza noto. Se infatti già il Cristianesimo ha (da sempre?) qualche problema con la parità fra i sessi, l’Islam è da questo punto di vista almeno due secoli più indietro. Vicende come questa, in fondo, dovrebbero ricordarci che ogni conquista civile non è scontata, nemmeno la più basilare.

#BringBackOurGirls

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