Frequenza dell’ora di religione: 20 anni di statistiche

L’ora di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nelle scuole italiane di ordine e grado è in calo da vent’anni, ma continua a essere frequentata in media dall’88.9% degli studenti. A scegliere di non frequentarla sono, in prevalenza, gli studenti delle scuole superiori e un dato curioso è che il fenomeno di coloro che non frequentano l’IRC è pressoché inesistente nel sud d’Italia.

Procediamo con ordine. Le statistiche riportate di seguito sono state diffuse dalla Conferenza Episcopale Italiana nell’Annuario IRC 2013: va detto che si tratta di dati incompleti (che coprono soltanto il 90% circa delle diocesi italiane) e che la fonte è di parte, trattandosi di un organismo della chiesa cattolica – ma, dal momento che il ministero dell’Istruzione non ha mai fornito cifre sulla frequenza dell’IRC nelle scuole, non ci resta che considerare attendibile l’unica fonte disponibile (senza possibilità di verifica della correttezza delle statistiche CEI).

IRC

Come si può osservare dal grafico precedente, la percentuale di studenti che non frequentano l’IRC ha subito un calo costante negli ultimi vent’anni – calo che ammonta a circa 5 punti percentuali. Così, se la frequenza all’IRC si aggirava intorno al 94% verso la metà degli anni novanta, nell’anno scolastico 2012/2013 ha toccato il minimo storico: 88.9%.

L’analisi per tipo di scuola, inoltre, mostra come la frequenza sia (da sempre) decisamente più bassa nelle scuole superiori, dove a frequentare è solo l’82.1% degli studenti, mentre rimane sopra il 90% nelle scuole di ordine inferiore, con il valore massimo che si registra nella scuola primaria (le vecchie “elementari”): 92.9%.

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Così, negli ultimi 20 anni, gli studenti che scelgono di non frequentare l’IRC sono quasi raddoppiati, passando dal 6% di metà anni novanta all’11.1% dell’ultimo anno. L’incremento maggiore (banda verde nel grafico) rispetto all’anno scolastico 1993/94 si è registrato nelle scuole materne e superiori.

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Interessante, poi, è la diversa composizione del fenomeno rispetto all’area geografica: la frequenza dell’IRC è più bassa al nord, dove il 17.1% degli studenti sceglie di non frequentarla, mentre al sud ben il 97,9% degli studenti la frequenta. Nel centro Italia il dato medio parla di un 11.9% di studenti che non frequentano l’IRC, ma non dà conto delle forti differenze che caratterizzano quest’area: si va dal 20.2% della Toscana (prima regione italiana per percentuale di non frequentanti) al 9.4% dell’Umbria.

In conclusione, l’ora di religione cattolica viene frequentata da sempre meno studenti, ma continua comunque a riscuotere un certo successo se confrontata con altri indicatori della disaffezione degli italiani nei confronti della religione cattolica. Viene da pensare, insomma, che molti genitori di fatto non cattolici continuino a far frequentare ai figli l’IRC, vuoi perché spesso la scuola non garantisce l’ora alternativa (nonostante sia suo dovere farlo), vuoi per conformismo. Il rifiuto dell’IRC si manifesta soprattutto nelle scuole superiori, dove lo studente ha più voce in capitolo sulla decisione di frequenza, e nelle regioni più secolarizzate del centro-nord; fenomeno, quest’ultimo, che pare ragionevole attribuire sia alla maggiore secolarizzazione delle regioni centro-settentrionali, sia alla presenza, sul loro territorio, di una quota più consistente di popolazione immigrata, composta in misura non trascurabile da immigrati non cattolici.

Indice delle STATISTICHE SULLA SECOLARIZZAZIONE di questo blog

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6 thoughts on “Frequenza dell’ora di religione: 20 anni di statistiche

  1. Scusate, ma io ai miei tempi durante l’ora di religione studiavo le religioni del mondo, non la religione cattolica. Se qualcosa è cambiato e non me ne sono accorta, fatemi capire. L’ora di religione non dovrebbe essere insegnamento della religione cattolica. O almeno non lo era ai miei tempi. Forse avete sbagliato scrivendo…

  2. Pingback: Il mondo secolarizzato entra stretto nei vecchi schemi religiosi « Hic Rhodus

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