Trento, licenziata dalle suore perché lesbica: il privato ha il diritto di discriminare?

Forse avrete letto, in questi giorni, della vicenda dell’insegnante licenziata da una scuola religiosa (cattolica) di Trento in quanto lesbica. Molti dei commenti sulla vicenda che ho sentito mi paiono francamente demenziali. Al punto che mi ha sorpreso leggere su Internazionale un articolo che esordisce con questo incipit:

Le suore di Trento hanno ragione. Per quale motivo un istituto scolastico cattolico, gestito da religiose, dovrebbe accettare un’educatrice omosessuale? Per chi considera l’omosessualità una devianza, una triste sventura, è del tutto legittimo porsi il problema di quanto un docente gay o una docente lesbica possa agire come esempio negativo sugli alunni e le alunne.

La maggior parte dei commentatori sostiene che la discriminazione non è accettabile perché la scuola riceve lauti finanziamenti pubblici (insomma, si parla come sempre dei famosi “privati con soldi pubblici” tanto numerosi in Italia) e che, quindi, si dovrebbero togliere i finanziamenti a chi discrimina. La tesi esposta su Internazionale, in soldoni, è che le suore avrebbero diritto a licenziare una insegnante in quanto lesbica, ma nel momento in cui lo fanno dovrebbero rinunciare alle sovvenzioni statali.

Io credo però che non stiamo cogliendo il punto della questione. Il punto non è se la scuola privata è o non è finanziata con soldi pubblici – questa è davvero un’altra storia -, il punto è se è lecito o meno licenziare un lavoratore in ragione del suo orientamento sessuale e se il fatto che a farlo sia un privato lo rende più lecito. Perché se lo è, allora diventa immediato estendere questa libertà ad altri fattori: posso licenziarti perché hai un’età superiore a cinquant’anni, perché sei grasso, perché hai un’opinione politica diversa dalla mia o perché sei cattolico.

Si, signori miei: se sei cattolico. Perché per far capire ai soliti omofobi cattolici che rivendicano il diritto a insegnare ai loro figli quel che gli pare e piace la gravità della questione, bisogna metterli di fronte alla logica conseguenza delle loro opinioni: se è lecito che qualcuno ti licenzi perché scopre che ti piace una persona del tuo stesso sesso, allora è lecito anche licenziare un dipendente perché crede nell’immacolata concezione e nei miracoli. Già me li immagino, i cattomofobi, in piazza a stracciarsi le vesti: discriminazione, state violando la nostra libertà di religione!

Ecco, cari cattomofobi: il punto è questo. Se in nome della religione voi rivendicate il diritto a discriminare le persone, preparatevi a essere discriminati. Non volete essere discriminati? Bene, iniziate voi a non discriminare!

Post Scriptum. Giusto per dare un termine di confronto, oggi Obama ha firmato un atto che proibisce i licenziamenti motivati sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Ne dà notizia l’Huffington Post.

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21 thoughts on “Trento, licenziata dalle suore perché lesbica: il privato ha il diritto di discriminare?

  1. Non vedo il problema…la soluzione di togliere loro gli incentivi statali, se vogliono discriminare, sarebbe la soluzione più giusta. Ognuno a casa sua fa quello che vuole e chi manda i figli in una scuola cattolica presumo voglia ricevere un servizio appunto cattolico quindi contro tutto ciò che non sia etero; seguendo questo discorso il vostro ragionamento non fila, perché non hanno discriminato una cosa a caso, hanno discriminato una precisa cosa che va contro le loro credenze…sono quindi coerenti con ciò che professano.
    Altresì non sono coerenti prendendo finanziamenti statali…lì andrebbero bastonati…ma nella decisione hanno solo confermato la loro forma mentis.
    Discriminare per altri motivi, come l’opinione politica, l’età o tutto il resto che avete elencato…non sarebbe stato contro il loro ordinamento morale…quindi non avrebbe avuto senso.
    I cattolici di problemi mentali ne hanno ma voi non sembrate da meno…e con questi articoli da strilloni pseudo-complottisti non fate altro che rendere una situazione gravosa solo più pesante e grave, e sicuramente non calmate gli animi.
    Se sono cattolico e gestisco una scuola cattolica come cazzo pretendete che accetti insegnanti omosessuali?
    Se invece gestisco un partito di destra non posso accettare iscritti di sinistra…e così via. Non sono discriminazioni, sono le regole base su cui si fonda la diversità e l’opposizione delle scuole di pensiero che ci sono su qualsiasi argomento, nell’umanità. Certi scritti sembra li abbiate presi dai figli dei fiori negli anni 70, ma dovreste farvi un bagno di realtà…quelle suore andrebbero lasciate senza finanziamenti statali, cosa che purtroppo non accadrà mai…per il resto, ciò che fanno a casa loro sono cazzi loro…e l’insegnante lesbica penso che potesse anche aspettarselo…non vado certo in un villaggio di cannibali aspettandomi di essere accolto bene.

    • “Ognuno a casa sua fa quello che vuole” nei limiti delle leggi Italiane, che proibiscono una discriminazione lavorativa (licenziamento) basata sull’orientamento sessuale. E ribadisco: se per un cattolico è lecito licenziare un omosessuale, per un non credente o un omosessuale diventa allora lecito licenziare un cattolico.
      [Comunque, di complottista mi pare che questo articolo non abbia proprio nulla. Giusto per dare il senso delle parole che si usano, a volte un po’ a caso 😉 ]

  2. domanda: se una insegnante etero, 100% certificata cristiana, alla scadenza dei 5 anni di contratto non fosse riassunta, se ne parlerebbe?
    perché è questo che è successo, nessuno ha licenziato nessuno.

    • Cioè, sta ipotizzando che il motivo del licenziamento possa essere il fatto di essere credente? Si, penso che il caso farebbe molto rumore (e ci sono già stati dei casi che hanno fatto parlare, come quello – se non ricordo male – di una hostess britannica che sosteneva di essere stata licenziata perché portava un crocifisso al collo in bella vista)!

      • no, in quanto etero.
        perché essere cristiani non è come essere omosessuali.
        non ci nasci cristiano e puoi smettere di esserlo.
        gay, invece, no.

        e comunque questo dimostra, senza ombra di dubbio, che chi manda i figli alla scuola cattolica, probabilmente non vuole insegnanti lesbiche, vuole che suo figlio preghi, che porti il crocefisso e gli sia insegnato un po’ di vangelo.
        visto che la scuola pubblica non lo fa (giustamente) li mandano in altre scuole.
        non vedo dove sia la discriminazione.
        per quanto riguarda i simboli religiosi, invece, sono completamente d’accordo.
        se la compagnia ritiene che non vadano portati, tu non li porti.
        quando giocavo a pallavolo l’arbitro controllava che non avessimo catenine, braccialetti, orologi etc addosso.
        fa parte delle regole del gioco, nessuno ti obbliga a giocare, ma se lo fai, lo fai secondo le regole.

        • vuoi che ti faccia i nomi di quelli che in Prada o da Armani non assumono eterosessuali o persone con la barba o quelli licenziati perché non vestivano nero?

        • e il fatto di avere la barba.
          ma non sono stato licenziato, semplicemente hanno fatto pressione affinché il mio capo mandasse un altro al posto mio. e io mi occupo di tuttaltro, ma “stonavo” con l’ambiente.
          che te pensi che sta gente licenzia?
          bellissimo il mondo delle favole, poi esiste la realtà.

        • Wow, molto interessante. Ma, ammesso e non concesso che il motivo del licenziamento fosse il tuo orientamento sessuale… Questo prova che è lecito licenziare una persona perché gay o etero?
          No, perché a me non pare una motivazione per un licenziamento, ma forse a te si

        • ma perché vuoi fa per forza le tre scimmiette NON VEDO NON SENTO NON PARLO LALALALALALALALALA

          ma perché è giusto che te stai bene e Stephen Hawking che ce magna in testa a tutti sta paralizzato su una sedia a rotelle?
          è giusto che una donna non possa anna in giro senza depilarsi, truccarsi, pettinarsi sennò le altre donne per prime la guardano male e la giudicano?

          è giusto che il mondo non sia il paese dei balocchi dove tutto è bello secondo gli occhi tuoi e basta?
          perché vuoi far credere che dobbiamo ragionare solo in termini utopistici che somigliano tanto all’eden di creazione divina, per questo un po’ me fai veni’ il prurito, quando c’è da affrontare anche l’esistente, l’ora, l’adesso, il “le cose per il momento stanno così”?

          non è giusto che a Roma non ci siano 8 linee di metro, ma non ci sono e non è certo gridando che non è giusto che appariranno.
          Che facciamo nel frattempo?
          Finché non le fanno nessuno esce de casa?

          il mio discorso è semplice: se vuoi fare l’infermiere, come minimo non devi aver paura del sangue.
          Se vai a fare l’infermiere e hai paura del sangue, sei un po’ cojone.
          Se lavori per le suore e sei lesbica, sei come minimo un po’ cojona.

          Poi che non sia giusto (chi l’ha mai sostenuto?), ma se te ce metti nei guai, chi è causa del suo mal…

          Mia mamma ha lavorato per le suore, nonostante il suo essere comunista fosse un po’ come essere lesbica oggi, nonostante tutti le avessero detto “occhio che finisce male”, quando ha fatto la tessera della CGIL le suore l’hanno cacciata, non era giusto, ma almeno mia madre ha capito con chi aveva veramente a che fare.
          Meglio prima che dopo.

          Non è perché le suore abbiano il diritto o no di farlo, ma perché tentare è lecito, perseverare diabolicum.

          Se io vado a fa il programmatore in un posto di questi de moda invaso da gay, che lo sanno tutti, non è mica il terzo segreto di fatima, è perché me ce mannano, mica perché l’ho scelto, perché io mica voglio lavorare in un ghetto gay! ma ci vado perché il lavoro è lavoro, mica tutti hanno la tua “fortuna”, pensa a chi non ce l’ha il lavoro, tutti devono mangiare, non tutti possono scegliere e blablabla tutte le cazzate retoriche che vuoi.

          Falso, tutti possono scegliere e alcuni scelgono lo stipendio, ipocritamente.
          A un certo punto si capisce che non funziona bene come dovrebbe e si dovrebbe sempre dire “ciao a tutti”.
          Senza rancore, se avessi dovuto continuare a lavorare in un posto dove non sto bene, dove non mi vedono bene, a prescindere dalle mie capacità, più che adeguate per il compito, e con tutta la tensione addosso di dovermi nascondere, sarei ugualmente colpevole.
          Meno di chi discrimina, ma non molto meno.

          Starei avallando un comportamento che ritengo lesivo e non lo è nel momento in cui non mi rinnovano il contratto, lo è nel momento in cui io lavoro per loro e accetto silenziosamente le condizioni (stranote) dell’impiego e magari faccio pure un lavoro talmente buono che miglioro le cose lì dentro.
          Perché che non si dica mai che non sono un/una professionista!
          Ma soprattutto perché un insegnante più in linea con la politica della scuola, farebbe un lavoro migliore, creerebbe un ambiente migliore, non avrebbe problemi a parlare coi genitori dei bambini, non avrebbe quindi poi problemi con i bambini etc. etc.

          Come nel mio caso: uno che non avesse la barba e vestisse di nero volentieri, sta meglio di me la dove stavo.Ci hanno guadagnato tutti, in primis, IO.

          Ora possiamo anche mettere dei presidi per garantire che le scuole private cattoliche siano piene di insegnanti gay/lesbiche/trans ma tutto quello che otterremmo è che i genitori che non vogliono insegnanti gay per i loro figli, li sposterebbero da un’altra parte.
          Quindi forse meglio evitare quel mercato lì, io non proverei a vendere whisky agli astemi, ghiaccioli al polo nord o insegnanti cattolici ai figli di coppie gay, ma forse te si.

        • Penso che di fronte al tuo ultimo, interminabile sproloquio, la discussione la si possa anche chiudere qui.
          C’è chi di fronte alle ingiustizie abbassa la testa e si tiene le cose così come stanno (se Rosa Parks avesse ragionato come te, forse oggi gli afroamericani sarebbero ancora un popolo di servi, chissà) e chi invece si indigna e le cose cerca di cambiarle, senza illusioni sul fatto che ciò sia facile.

        • “se Rosa Parks avesse ragionato come te, forse oggi gli afroamericani sarebbero ancora un popolo di servi, chissà”

          ed ecco che spunta Rosa Parks…
          sempre citata a sproposito.
          sempre, ogni volta, poraccia!
          potete almeno lasciare in pace Rosa Parks che in questo contesto non c’entra un cazzo?

          Rosa Parks ha mai fatto finta di NON essere negra?
          Per caso è salita per anni sull’autobus fingendosi bianca e sopportando di buon grado tutte le frasi razziste che sentiva sull’autobus, fino al giorno in cui qualcuno non ha notato che era in effetti un po’ scuretta e l’autista le ha detto “ok, puoi finire la corsa, ma mi dispiace non puoi più salire”?

          Rosa Parks, fino a prova contraria, era PUBBLICAMENTE membro della NAACP, ovvero lottava PUBBLICAMENTE per i diritti delle persone di colore, contro la segregazione.
          Rosa Parks fino a prova contraria ha SFIDATO lo status quo, rifiutandosi di lasciare il posto riservato ai bianchi.
          Chiaro e tondo ha detto: sono negra, allora?

          Non lavorava per il Klu Klux Klan con la maschera di Michael Jackson quando è morto…

          La maestra invece ha preso per anni uno stipendio dal diavolo in persona, senza MAI DIRE NULLA, e si è fatta santa da sola solo dopo che le hanno detto: non ti rinnoviamo il contratto, non l’hanno manco cacciata.

          Con difensori dei diritti come voi, non servono i fascisti…

        • Morale, un’insegnante omosessuale che non dichiara la propria sessualità merita di essere licenziato, mentre se è iscritta all’arcigay no. Una distinzione assolutamente fondamentale, chissà come me l’ero scordata.

        • Morale: non hai il coraggio di assumerti la responsabilità di ciò che dici.

          La morale è Rosa Parks non c’entra nulla, a Rosa Parks era impedito sedersi sui mezzi PUBBLICI, alla insegnate non è stato rinnovato il contatto in una scuola privata in cui si insegna la legge di Dio (a mio avviso sbagliata, prima che mi mette in bocca qualcos altro di ridicolo) nella versione in cui essere omosessuali è un peccato.

          Riprova e controlla fratello, prima di fare accostamenti a dir poco audaci.

          “chissà come me l’ero scordata.”

          perché non fa comodo alla tua posizione preconcetta.
          si chiama “confirmation bias”

        • la cosa che me fa più ride è che con questo atteggiamento, giustificate il fatto che esistano scuole discriminatorie PER NATURA, se accettano di assumere gay, senza cambiare la loro posizione sui gay.

          i famosi diritti LOL

          forse dovreste capire che non dovrebbero esistere scuole cattoliche, invece di chiedere che assumano gay.
          come non il klu klux klan è stato messo fuori legge, invece di obbligarlo assumere negri.

        • Un po’ come dire che le sentinelle hanno diritto a protestare contro i matrimoni gay e addirittura a fare pressioni politiche per non farli passare, finché c’è qualche gay alle loro “veglie”.
          Una roba che io un po’ mi vergognerei a pensare, figurarsi a sostenerla in pubblico.

          Ovviamente non spero che questi commenti passino la vostra censura.
          Ma so che li leggete nella vostra stanzetta illuminata solo dal monitor del laptop.

        • Caro Walter,
          ancora una volta ti sbagli. Non censuro proprio un bel niente e pubblico anche la tua ultima raffica di commenti.
          Spiace solo constatare come, messo di fronte all’evidente incongruenza logica dei tuoi ragionamenti, tu preferisca passare ad argomentazioni pretestuose e a provocazioni a dir poco infantili.
          Nel mondo di internet, c’è un solo modo per definire una persona che riesuma una discussione a 4 mesi di distanza, inizia a postarvi commenti a raffica e pieni di livore: troll. Di solito, viene sconsigliato il dare corda ai troll – ed io, purtroppo, temo di non aver tenuto in debito conto questa indicazione. Come ho già detto, la discussione si poteva concludere diversi commenti fa, dato che ha ormai l’unico obiettivo di compiacere il troll. A questo punto metterò in pratica il suggerimento classico per queste situazioni, ovvero: ignora il troll. Sentiti perciò libero di continuare a inviare messaggi simili ai tuoi ultimi, da buon troll, ma sappi che non produrranno l’effetto desiderato e il tuo ego non ne resterà più saziato.

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