Religioni negli USA: il crollo dei protestanti e la crescita dell’ateismo

Nel 1950, l’ateismo negli Stati Uniti d’America era praticamente inesistente e due terzi degli statunitensi si dichiarava protestante. Oggi, invece, uno statunitense su 7 non ha problemi nel dichiarare il proprio ateismo, mentre i cristiani protestanti si sono ridotti progressivamente fino a costituire soltanto metà della popolazione USA.

Questo, in sintesi, è il dato più saliente che emerge dalle indagini annuali sulla religione negli USA condotte dall’istituto Gallup. Dati preziosi, anzi preziosissimi, perché non capita tutti i giorni di poter disporre di una rilevazione statistica sulla religione che sia sistematica, frequente e condotta dallo stesso istituto.

Nel grafico che segue potete visualizzare l’andamento (ogni 5 anni) di quelle che oggi sono le tre principali “appartenenze religiose” degli statunitensi: protestantesimo, cattolicesimo e ateismo (o, meglio, assenza di fede in una religione – ma consentiteci, per semplicità, di riunire sotto un unico termine, “ateismo”, tanto l’ateismo quanto l’agnosticismo) dal 1950 al 2013.

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La percentuale di protestanti* si è mantenuta tra il 65 e il 70% per tutti gli anni ’50 e ’60, iniziando poi un lento declino che l’ha portata a ridursi gradualmente fino al 50% della popolazione. Riduzione che sembra essere stata bilanciata da una crescita pressoché equivalente dei non credenti: se, infatti, nel 1950 la percentuale di atei non veniva nemmeno stimata e negli anni ’60 a definirsi atea era soltanto il 2% della popolazione, dagli anni ’70 la crescita dell’ateismo è stata lenta e inesorabile, seppur non costante. La consistenza relativa dei cattolici, invece, è rimasta pressoché invariata dal 1950 al 2013.

La serie storica Gallup, dunque, sembra indicare una riduzione del numero di credenti (cristiani), concentrata però solo tra i protestanti, ed una contestuale crescita dei non credenti. Interessante, inoltre, è il fatto che il cattolicesimo statunitense goda ancor oggi di buona salute, se si confronta la sua “persistenza” con la crisi delle varie religioni protestanti. Come hanno osservato molti lettori, però, questo fenomeno potrebbe spiegarsi con l’aumento della popolazione ispanica (tradizionalmente cattolica) negli Stati Uniti, a seguito dei massicci fenomeni di immigrazione dal Messico avutisi in anni recenti.

Meno consistenti, per non dire trascurabili, le altre affiliazioni religiose, anche se tra gli anni ’50 e ’70 sembra esserci stata una riduzione degli appartenenti all’ebraismo.

* NOTA: la serie storica Gallup ha inserito accanto a cattolicesimo e protestantesimo, nel 1999, una nuova categoria per i cristiani: ovvero quella di chi si sente genericamente cristiano senza specificare l’appartenenza al cattolicesimo o al protestantesimo. Sulla base dell’analisi del cambiamento delle percentuali di cattolici e protestanti a partire da quella rilevazione, ci è sembrato ragionevole stimare che gli appartenenti alla nuova categoria siano in prevalenza credenti che, prima del 1999, si dichiaravano protestanti.

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