L’educazione sessuale che fa tanto paura ai cattolici

Trovo sconcertante che, nell’anno 2014 dell’era volgare, i cattolici si battano ancora contro l’educazione sessuale a scuola. Eppure, questo terrore per l’idea che ai nostri giovani vengano insegnati i fondamenti della riproduzione umana e della protezione da malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate continua a ossessionare le (ristrette?) menti di molti cattolici italiani.

E così, nell’ennesima sparata omofoba di provenienza clericale, il “Forum delle famiglie” ha pensato bene di diffondere un “decalogo per difendersi dall’ideologia del gender”, prontamente pubblicizzato da Famiglia Cristiana, che esordisce con questo primo punto:

Cosa fare prima di scegliere la scuola per i vostri figli  1. Prima dell’iscrizione verificate con cura i piani dell’offerta formativa (POF) e gli eventuali progetti educativi (PEI) della scuola, accertandovi che non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender. Le parole chiave a cui prestare attenzione sono: educazione all’affettività, educazione sessuale, omofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi o cose simili, tutti nomi sotto i quali spesso si nasconde l’indottrinamento del gender. Ricordatevi che i genitori sono gli unici legittimati a concordare e condividere i contenuti di una seria e serena educazione alla affettività dei per i loro figli , rispettandone la sensibilità nel contesto del valore della persona umana.

Ora, posso comprendere che un’associazione omofoba che rivendica il diritto alla propria omofobia possa mettere in guardia i propri adepti dalle (comunque poche) scuole che mettono in campo iniziative contro l’omofobia. Ma che allo stesso tempo si debba considerare “pericolosa” una scuola perché in essa sono previste delle ore di educazione sessuale e all’affettività, è un’indicazione che appare davvero sessuofoba.

La sessuofobia della chiesa cattolica e dei suoi adepti, si dirà, non è certo una novità. E questo è certamente vero. Sorprende, però, constatare come sopravviva intatta nel 2014:  sorprende che qualcuno ancora creda che sia meglio lasciare i propri figli nell’ignoranza, piuttosto che fornir loro un’educazione minima sul proprio corpo e sulla propria sessualità, o che rivendichi il diritto a un’educazione fatta in casa, a base di cicogne e cavoli.

Il resto del decalogo, poi, è un elenco sconcertante di allarmismi paranoici e ossessivi:

2. Durante le elezioni dei rappresentati di classe esplicitate la problematica del gender e candidatevi ad essere rappresentanti oppure votate persone che condividano le vostre posizioni in materia . In ogni caso tenetevi informati con gli insegnanti, i rappresentanti di classe e di istituto per conoscere i n anticipo eventuali iniziative formative in materia di “gender”.

3. Controllate ogni giorno quale è stato il contenuto delle lezioni e almeno una volta a settimana i quaderni e i diari scolastici, parlandone con i vostri figli. Non siate in alcun modo pressanti verso i figli ma siate coinvolgenti e attenti al loro punto di vista, pronti a render ragione della vostra attenzione.

4. Visitate spesso il sito internet della scuola per verificare che il gender non passi attraverso ulteriori lezioni extracurricolari (es. Assemblee di istituto o altre attività straordinarie ).

5. Se le lezioni sulla teoria del gender sono dirette a genitori o insegnanti, chiedete la documentazione e confrontatevi con le associazioni di genitori o col Forum delle associazioni familiari della vostra regione per verificare e valutare i contenuti proposti, spesso lontani dalle verità scientifiche.

6. Date l’allarme! Sentite tutti i genitori degli studenti coinvolti e convocate immediatamente una riunione informale, aperta anche agli insegnanti.

7. Chiedete (è un vostro diritto!) di conoscere ogni dettaglio circa chi svolgerà la lezione, che contenuti saranno offerti, quale delibera ha autorizzato tale intervento formativo, quali sono le basi scientifiche che garantiscono tale insegnamento.

8. Dopo la riunione informale potrete chiedere la convocazione d’urgenza di un consiglio di classe straordinario per discutere della questione, eventualmente inviando una lettera raccomandata al dirigente scolastico e per conoscenza al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale in cui chiedete le stesse informazioni e, qualora tale intervento non sia previsto dal piano dell’offerta formativa, chiedere che sia annullato.

9. Informate immediatamente le associazioni dei genitori del territorio e il forum delle associazioni familiari e, eventualmente, i consiglieri comunali e regionali del vostro territorio o i vostri parlamentari di riferimento. Ricordatevi che più la notizia è diffusa meglio è.

10. Nel caso in cui la scuola rifiuti di ascoltare ogni vostra richiesta, inviate una raccomandata al dirigente scolastico e per conoscenza al dirigente provinciale in cui chiedete che l’iniziativa sia immediatamente sospesa e comunicate che in caso contrario eserciterete il vostro diritto di educare la prole come sancito dall’art. 30 della Costituzione e che pertanto, nelle sole ore in cui si svolgeranno tali lezioni terrete i vostri figli a casa.

11. Fatevi aiutare dalle associazioni di genitori o dal Forum delle associazioni familiari per ogni azione più decisa quale, ad esempio, la segnalazione al ministero di eventuali abusi oppure eventuali ricorsi al TAR oppure per la redazione di formali diffide.

12. Custodite i vostri figli, alleatevi con loro, fornite loro fin da ora un adeguato supporto formativo e scientifico in base alla loro età così da proteggerli e prepararli a fronteggiare la teoria del gender. Spiegate loro il perché di ogni vostra azione, coinvolgendoli nelle scelte della famiglia. Fate in modo che non si sentano mai soli in ogni vostra iniziativa, ma coinvolgete anche altri genitori e conseguentemente anche altri loro compagni di classe. L’unione fa la forza. Anche in questo caso.

L’effetto di un simile (do)decalogo potrebbe essere quello di addestrare un esercito di sentinelle da scatenare nelle scuole, pronto a rivendicare la libertà educativa per zittire le iniziative contro l’omofobia (che è una delle tante facce del bullismo a scuola) e a perseguitare gli insegnanti che osassero fare qualcosa in questo senso.  Fa sorridere, peraltro, che per contrastare queste iniziative si suggerisca di ” quali sono le basi scientifiche che garantiscono tale insegnamento”, considerato il valore scarso, se non nullo, che in genere i cattolici attribuiscono alla scienza rispetto alle loro convinzioni personali. Non fa sorridere, anzi preoccupa, invece, la recrudescenza con cui l’associazionismo cattolico si sta mobilitando per cercare di creare un clima il più possibile ostile nei confronti dell’omosessualità e del fatto che se ne possa anche solo parlare.

Post scriptum. Su Internazionale, Claudio Rossi Marcelli replica ironicamente all’iniziativa del “forum delle famiglie” con questo suo “Decalogo per genitori allarmisti”. Lettura consigliatissima.

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2 thoughts on “L’educazione sessuale che fa tanto paura ai cattolici

  1. non c’è da meravigliarsi, anche nei confronti dell’aborto, pro life ecc., preferivano, e preferiscono ancora oggi, far scannare illegalmente una ragazza da un macellaio piuttosto che dar a vedere “la vergogna” di un aborto in ospedale con medici e ogni tipo di supporto. ovviamente, sorprende anche me vedere che ancora nel 2014 ci ritroviamo in uno stato che sulla carta dice di essere laico, mentre sottobanco si fa influenzare dalla lobby religiosa, del resto per ogni cosa che succede i telegiornali riportano sempre il pensiero del papa prima di tutti gli altri.

    saluti
    Amil.

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