La rabbia e l’orgoglio

Lo ammetto: mi sono commosso, oggi, vedendo le foto della manifestazione oceanica di Parigi. Mi ha commosso vedere la solidarietà di tante persone comuni, ma anche e soprattutto la solidarietà portata da tutto il mondo alla Francia. Un’immagine come la seguente, infatti, non la si era mai vista: i capi di Stato di 50 diverse nazioni del mondo, che si mettono in testa ad un corteo, si stringono l’uno all’altro accanto al presidente francese Hollande e marciano insieme. Colpisce, tra le altre, la presenza dei leader israeliano Netanyahu e palestinese Abu Mazen, entrambi in testa alla manifestazione.

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Non me la sentivo di scrivere nulla, in questi giorni, di fronte agli attentati di Parigi. Qualcuno, in questi giorni, ha detto che si sarebbe avverata la profezia di La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci. Io non credo che sia così, eppure penso che tutti noi abbiamo provato della rabbia: la rabbia di vedere ammazzate delle persone per aver fatto della satira e, oltre a queste, tante altre persone innocenti.

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L’analisi dei fatti, però, non può fermarsi alla rabbia: altrimenti si rischiano di dire delle grandi castronerie. Provo a indicare di seguito le due più grandi assurdità che ho sentito in questi giorni, e a spiegare perché chi sostiene queste tesi si sbaglia di grosso.

La più grande castroneria l’ha sparata Matteo Salvini (che, d’altra parte, alle sparate ci ha abituato da tempo), che ha detto che siamo in guerra con l’Islam. La rabbia, unita alla convenienza del politico di turno, può ahimè accecare: ma non dovrebbe arrivare al punto di farci perdere di vista la distinzione tra terrorismo islamico e islam. Troppo facile fare di tutta l’erba un fascio, perché nel mondo c’è un miliardo di musulmani ma solo una piccola parte di essi abbraccia la causa del terrorismo. Anche perché, se fossimo in guerra con l’Islam, probabilmente non faremmo quotidianamente affari con Paesi come l’Arabia Saudita, l’Algeria o l’Indonesia.

Se l’errore logico di Salvini e dei suoi seguaci è confondere una parte (il terrorismo islamico) con il tutto (l’islam), altri hanno fatto in questi giorni l’errore contrario: negare l’appartenenza di quella stessa parte al tutto. Molti commentatori, infatti, hanno cercato in questi giorni di convincerci della bontà di un’affermazione paradossale: il terrorismo islamico non ha nulla a che spartire con l’islam. Nel tentativo di fermare l’islamofobia, infatti, chi sostiene queste tesi vorrebbe farci credere che i terroristi sono in realtà antiislamici e che l’islam è una religione buona, pacifica e che rifiuta la violenza.

Non si rendono conto, o forse non vogliono rendersi conto, che i terroristi agiscono sulla base di motivazioni dichiaratamente religiose: mossi forse dal pregiudizio che le religioni possano essere solo un qualcosa di pacifico e positivo, in molti si spingono quindi alla negazione di una banale evidenza. Andrebbero loro ricordate, forse, le guerre di religione che per secoli hanno diviso e ancora oggi continuano a dividere interi popoli; andrebbero ricordate loro le crociate, o le conversioni forzate messe in atto dai colonizzatori occidentali in America ed oggi dall’esercito islamico in Iraq.

Ci sono tanti modi, infatti, di essere religiosi: alcuni pacifici, altri violenti. Perché il fatto di essere religiosa non rende una persona automaticamente buona o cattiva (come disse Margherita Hack: “Non è necessario avere una religione per avere una morale. Perché se non si riesce a distinguere il bene dal male, quella che manca è la sensibilità, non la religione…”). Certo, poi, il fatto che le religioni incoraggino spesso il credente a pensare di possedere la verità assoluta, e che chi non la pensa come lui sia in errore, fa si che il passo dalla religione alla violenza possa talvolta essere piuttosto breve.

La rabbia, insomma, può essere una cattiva consigliera. Passata quella, però, lasciatemi chiudere questo post con un filo d’orgoglio: quello di appartenere a quell’insieme di persone che pensano che il rispetto e la tolleranza siano valori fondamentali per una società moderna. Forse è un caso che la manifestazione di oggi si sia tenuta a Parigi, ma questa coincidenza le dà un valore simbolico ancora più grande: dalla città dove nel secolo dei Lumi, al grido di Libertè, Egalitè, Fraternitè si sono originati i principi fondamentali di una società democratica è arrivata ancora una volta un grande messaggio di libertà. I terroristi possono attaccarci, possono colpirci, possono mostrarci quanto siamo vulnerabili: ma non riusciranno a toglierci quel fantastico, insopprimibile anelito di libertà che dà loro tanto fastidio.

charlie2

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One thought on “La rabbia e l’orgoglio

  1. Mi viene in mente una frase che avevo letto nel libro “l’illusione di Dio” di Richard Dawkins:
    – La religione rappresenta un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. Ma perchè i buoni facciano del male, occorre la religione.

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