Ma per la chiesa cattolica il Medioevo non è ancora finito

Ed eccoci qua: reduci da un weekend in cui fiumi di Guinness hanno irrorato i festeggiamenti per la storica decisione del popolo irlandese di estendere il matrimonio alle coppie omosessuali, è arrivato il momento di mettere da parte l’alcool e fare i conti con la dura realtà italiana. Perché Otretevere qualcuno sembra ancora in pieno hangover, al punto che oggi abbiamo potuto leggere sui giornali queste parole:

«Come ha detto l’arcivescovo di Dublino la Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma deve farlo nel senso che deve rafforzare tutto il suo impegno e tutto il suo sforzo per evangelizzare anche la nostra cultura. Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità» (La Repubblica)

Così, mentre in Irlanda il popolo votava per passare dalle unioni civili per coppie omosessuali al matrimonio egualitario, in Italia non solo ci siamo dovuti sorbire, per l’ennesima volta, l’inutile vittimismo domenicale delle sentinelle in piedi, ma ci tocca ancora una volta beccarci il predicozzo di un alto prelato vaticano (il Segretario di Stato Parolin, che in pratica è una sorta di primo ministro del Vaticano).

Di fronte a un cardinale che definisce il riconoscimento del diritto ad amare di una coppia omosessuale “una sconfitta dell’umanità”, viene da chiedersi se la misura non sia davvero colma (quo usque, catholica ecclesia, abutere patientia nostra?). Se davvero in nome della religione possiamo accettare qualsiasi discorso d’odio.

E così, mentre una parte del mondo sta finalmente cambiando il proprio atteggiamento verso l’omosessualità in senso più tollerante e inclusivo, la chiesa cattolica appare ancora una volta irrimediabilmente e fottutamente ferma al Medioevo. La “sconfitta” – per dirla con le parole di Parolin – è tutta sua e dei pregiudizi che fomenta da secoli, ma certo non dell’umanità, che compie finalmente un altro piccolo passo avanti. C’è solo da sperare che la nostra povera Italia possa presto liberarsi dall’abbraccio soffocante del cattolicesimo, ed entrare finalmente nel novero dei Paesi che trattano l’omosessualità in modo civile e moderno.

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