Galatino contro tutti: cronaca di 3 mesi vissuti all’attacco

A Ferragosto, si sa, le notizie scarseggiano. Forse è anche per questo le polemiche del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) Monsignor Galatino contro i 3 maggiori partiti italiani hanno trovato ampia eco.

“Contro i migranti piazzisti da 4 soldi”, aveva esordito il capo della chiesa italiana il 10 agosto riferendosi indirettamente ai leader dei due principali partiti di opposizione, Beppe Grillo (Movimento 5 Stelle) e Matteo Salvini (Lega Nord):

Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse.

“Governo assente sul tema dell’immigrazione”, ha poi aggiunto due giorni dopo. In un’intervista a Famiglia Cristiana, Galatino attaccava infatti il governo dicendo:

Non bastano i salvataggi in mare per mettere a posto la coscienza nazionale. Facciamo ciò che il Vangelo ci impone di fare e non dobbiamo giustificarci. Piuttosto è il governo che è del tutto assente sul tema dell’immigrazione. Abbiamo scritto leggi che respingono gli immigrati e non prevedono un’integrazione positiva.

Un attacco indiretto, in questo caso, al Partito Democratico del primo ministro Matteo Renzi.

Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma. Qualcosa, però, questa volta dev’essere andato storto: al punto da spingere Famiglia Cristiana a una imbarazzante marcia indietro.

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Gli attacchi agostani di Galatino, però, non sono stati gli unici. Certo, hanno fatto più rumore dei precedenti – forse anche per il tono diretto ed esplicito usato dal vescovo -, ma per capire qual è la strategia politica del segretario CEI giova ricordare altre sue due dichiarazioni pubbliche non proprio irrilevanti, registrate nei due mesi precedenti.

Un mese fa, infatti, Galatino aveva criticato una sentenza della Cassazione che impone il pagamento dell’ICI agli istituti scolastici religiosi e chiamato ancora una volta in causa il governo, spronandolo a intervenire ancora una volta a favore delle scuole paritarie cattoliche:

Mi piacerebbe sentire il governo che, lo riconosco, si è particolarmente attivato, ha colto il valore non confessionale delle scuole paritarie. Ma dovrebbe farsi sentire di più, non siano solo i cattolici a parlare. Dica con chiarezza se vuole favorire e promuovere la libertà di educazione, se ci tiene a dare alle famiglie la possibilità di scegliere la formazione per i propri figli. E agisca di conseguenza.

A giugno, poi, in occasione del Family Day il segretario CEI aveva sgomberato il campo da qualsiasi dubbio sulla posizione della CEI riguardo al disegno di legge Cirinnà, che mira a introdurre in Italia le unioni civili, anche per coppie omosessuali:

Come credenti cattolici e come cittadini italiani è fuor di dubbio la nostra contrarietà alla proposta di legge Cirinnà, come è chiara la contrarietà ad ogni tentativo di omologazione, di equiparazione di forme di convivenza con la famiglia costituzionale. Questo deve essere chiaro, come il fatto – approfitto di questa circostanza per dirlo – che vada ostacolato in ogni modo il tentativo di scippare in maniera subdola alla famiglia il diritto di educare i figli alla bontà della differenza sessuale.

La strategia di Galatino stupisce: perché mai come oggi la chiesa italiana sembra prendere le distanze, per mezzo del suo più alto rappresentante, da tutti i partiti politici. Il suo interesse sembra quello di portare avanti le proprie battaglie politiche spronando chi detiene il potere a sostenerne le posizioni. Nessun sostegno a priori, come a dire ai politici italiani che da sempre vanno alla ricerca dell’approvazione vescovile: “non ci sono pasti gratis”.

Allo stesso tempo, l’attacco alla politica e ai leader politici è frontale. Non a caso qualche giorno fa Galatino si è lasciato andare all’ennesima stoccata, dicendo che la politica oggi è “un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”. Sembra di sentir parlare il bue che dà del cornuto all’asino, se pensiamo che i vescovi sono scelti per cooptazione e che, a proposito di furbi, proprio in quelle ore Galatino partecipava al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

Ma, al di là della scarsa coerenza o credibilità di queste parole, non si può non notare il cambio di musica. Galatino ha capito che la fiducia degli italiani nei confronti della politica è ai minimi storici. E sa anche che i politici stessi ne sono consapevoli: per questo non perde occasione per metterli costantemente sotto pressione. Sa che la politica è in questo momento è molto debole, e ha capito di poter sfruttare questa debolezza giocando all’attacco.

La chiesa di Galatino e di papa Francesco, insomma, non ha smesso certo di fare politica. Continua a farla, ma lo fa in modo molto diverso da quanto abbia fatto finora: meno elitario e più populista. Anziché cercare di ingraziarsi una classe politica impopolare, la colpisce come un bersaglio: sperando, probabilmente, di ingraziarsi in questo modo le simpatie di molti italiani. Chissà se questa strategia si rivelerà più o meno efficace della precedente…

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