L’invenzione del gender. Così destra e clericali promuovono misoginia e omofobia

Uno spettro si aggira per l’Italia: l’ideologia gender. O, almeno, questo è quello che destra e clericali vogliono farci credere.

Già, perché sul fatto che l’ideologia gender non esista e non sia mai esistita sono d’accordo tutti, essendo questo un dato di fatto (lo hanno spiegato bene, per citare due resoconti giornalistici, Internazionale e Wired). Come è un dato di fatto che l’invenzione del termine “ideologia gender” sia una trovata degli ambienti cristiani più conservatori, volta a creare un clima di terrore nei confronti di una società più inclusiva per donne, omosessuali e transessuali.

Eppure, di bufala in gaffe, i paladini della moralità antigender procedono imperterriti nelle loro battaglie. E succede così che, ad esempio, un paio di sindaci leghisti di due paesini della provincia di Brescia pensino bene di comunicare ai propri cittadini che il “comune XXX è contrario all’ideologia gender”. Che è un po’ come dire che un comune è contrario agli unicorni o agli asini che volano, ma tant’è: ai sindaci leghisti piacciono i messaggi paroliberisti, evidentemente.

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Stessa crociata condotta da alcune associazioni cattoliche tramite campagne terroristiche diffuse anche via Whatsapp, come documenta oggi l’Espresso, che pubblica un messaggio in circolazione in provincia di Brindisi in cui una signora invita le famiglie alla ribellione contro una presunta legge gender che imporrebbe agli insegnanti di travestire, masturbare e esporre alla penetrazione i bambini (quando, in realtà, la legge in questione è un semplice articolo che si propone di contrastare culturalmente le discriminazioni di genere e il femminicidio). Una vera e propria bufala, ovviamente, ma che come tutte le bufale trova sempre dei seguaci.

Oltre alle bufale, però, ci sono anche le gaffes. Un campo nel quale il piccolo partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, sembra essere il leader incontrastato. Che, dopo averci deliziato un paio di anni fa con un video om0fobo che si concludeva con un bel «Vota con la testa e con il cuore, non votare con il culo. Noi amiamo le donne», ora è tornato all’attacco con questo manifesto:

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Un manifesto antigender che usa una foto di Rose Morelli, che rendeva omaggio a Leelah Alcorn, una transessuale di 17 anni suicidatasi a causa dei pregiudizi religiosi della propria famiglia.

Va ricordato che a seguito del video omofobo di due anni fa, Giorgia Meloni aveva deciso di scusarsi pubblicamente della brutta gaffe. Ci auguriamo faccia altrettanto questa volta…

Post Scriptum: come auspicato, e ormai prevedibile, Giorgia Meloni si è nuovamente scusare. Lo ha fatto con un tweet in cui si scusa, ma a metà. Le prime risposte, tuttavia, non sembrano darle molto credito:

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Post Scriptum 2. La questione dei pannelli luminosi con messaggi “anti-gender” scritti dai sindaci leghisti di due località bresciane arriva ora in parlamento grazie a un’interrogazione parlamentare di Miriam Cominelli, che denuncia: «Il grave atto messo in campo dai sindaci è del tutto contrario ai doveri di un buon amministratore che non dovrebbe diffondere notizie false e tendenziose utilizzando strumenti di pubblica utilità».

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