La Slovenia boccia il matrimonio egualitario, la Grecia introduce le unioni civili

193 sì, 56 no. Questo l’esito del voto con cui, stamattina, il parlamento greco ha approvato una legge, voluta dal partito Syriza del presidente Tsipras e sostenuta da 4 altri partiti, che introduce in Grecia le unioni civili omosessuali. “È una giornata storica per i diritti dell’uomo”, ha dichiarato il premier Alexis Tsipras, che ha dovuto affrontare l’aperta opposizione della chiesa ortodossa verso l’approvazione di questa legge.

La notizia è arrivata a meno di tre giorni dall’esito del referendum con cui, invece, in Slovenia un referendum ha portato all’abrogazione della legge con cui il governo sloveno aveva recentemente introdotto il matrimonio egualitario e la possibilità di adozione per le coppie omosessuali. Ha votato a favore dell’abrogazione il 63% dei votanti. Sebbene abbia votato solo il 36% degli aventi diritto, il referendum è valido perché, in Slovenia, il quorum è del 20% (in Italia è al 50%).

Anche in Slovenia come in Grecia, va detto, la chiesa non ha perso occasione per intervenire a mani tese nelle decisioni politiche che riguardano le coppie omosessuali. Al punto che la chiesa cattolica ha chiesto espressamente agli elettori di votare per l’abrogazione: e, così come avvenne in Slovenia, anche questa volta papa Francesco è intervenuto esortando “tutti gli sloveni a preservare la famiglia come unità di base della società“. Alla faccia di tutti i boccaloni che continuano a credere che questo papa abbia cambiato la posizione della chiesa sugli omosessuali.

Le scelte (di segno opposto) di Slovenia e Grecia, che da oggi prevedono entrambe la possibilità per le coppie omosessuali di unirsi civilmente, cambiano sensibilmente la situazione europea in tema di diritti delle coppie gay. L’Europa appare ora divisa in tre fasce: una occidentale, dove è previsto il matrimonio egualitario; una centrale, dove sono previste le unioni civili;  ed una orientale, dove non è prevista alcuna tutela per le unioni omosessuali.

unio

Noterete come, in questa cartina, un solo Paese abbia un colore anomalo. Si tratta, guarda caso, dell’Italia, che resta ormai l’unico stato dell’Europa occidentale a negare, in compagnia di quasi tutti gli stati dell’ex Unione Sovietica, ogni forma di riconoscimento alle coppie omosessuali. “Unioni civili entro maggio“, annunciava lo scorso marzo il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Da maggio ad oggi, l’Irlanda ha introdotto i matrimoni gay con referendum, negli Stati Uniti il matrimonio è stato riconosciuto come un diritto per le coppie omosessuali in tutti gli stati della federazione, il Portogallo (che già aveva il matrimonio egualitario) ha esteso la possibilità di adozione alle coppie gay, Cipro ha approvato le unioni civili, la Slovenia (unica in controtendenza) ha abrogato con referendum il matrimonio egualitario, e la Grecia ha introdotto le unioni civili.

E così, mentre all’estero le cose sono cambiate, per l’Italia il tempo è passato invano. Altri Paesi hanno introdotto cambiamenti importanti, l’Italia invece è rimasta ferma agli infiniti annunci, vuoti e volubili, del suo presidente del Consiglio.

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