Unioni civili: vincitori e vinti del probabile compromesso al ribasso

La strada per il disegno di legge sulle unioni civili sembra ormai segnata: un accordo di maggioranza che escluda dalla legge la possibilità di adozione del figlio del partner nel caso delle coppie omosessuali, con possibile voto di fiducia. Una legge che, certamente, rappresenterà un miglioramento nella vita di molte persone e coppie omosessuali italiane; un compromesso al ribasso, tuttavia, rispetto a ciò che questo parlamento avrebbe potuto approvare se, per una volta, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si fossero assunti le loro responsabilità.

Viene da dire che, con questa legge, i cittadini omosessuali italiani smetteranno di essere cittadini di serie C e diventeranno cittadini di serie B. La serie A riservata alle coppie eterosessuali, quella è ancora preclusa. E, in fondo, non è nemmeno mai stata oggetto di discussione.

“Piutost che nient l’è mei piutost”, recita un noto adagio milanese che certo si adatterà allo spirito con cui molti, dopo tre anni di dibattiti schizofrenici all’insegna di bugie sulle coppie omosessuali e sulla fantomatica teoria gender, cercheranno di farsi una ragione di quello che ormai si configura come un compromesso al ribasso.

Viene spontaneo in queste ore, credo, chiedersi chi siano i vincitori, e chi i vinti di questo compromesso all’italiana.

Fra i vinti, indubbiamente, vanno annoverate le famiglie arcobaleno e le associazioni LGBT che in queste settimane hanno fatto sentire con forza la loro voce chiedendo l’approvazione della legge Cirinnà, già frutto di diversi compromessi, così com’è. La loro battaglia per l’uguaglianza potrebbe incassare presto un importante passo avanti, ma la marcia verso la parità è, certo, ancora lontana da venire.

Sconfitti anche i (pochi) parlamentari di sinistra, cioè di Sinistra Ecologia e Libertà e/o di Sinistra Italiana, che sono gli unici a non aver mai mostrato tentennamenti nella intenzione di votare il ddl nella sua integrità e senza distinguo. Le impietose scaramucce consumatesi nell’ultima settimana tra i due più grandi partiti italiani, PD e M5S, mettono a mio avviso in evidenza l’incapacità di questi due partiti di interpretare con coraggio e coerenza istanze progressiste che da tempo sono conquiste sociali acquisite in altri paesi Europei. Manca, in Italia, una grande forza politica progressista – e, a questo punto, sarebbe anche ora che la si cercasse di costruire.

Ne esce sconfitto, però, anche quella fetta di mondo cattolico e di esponenti della Conferenza Episcopale Italiana che in questi mesi hanno fatto fuoco e fiamme pur di fermare la legge sulle unioni civili. Il loro obiettivo era, così come nel lontano 2007, quello di impedire qualsiasi riconoscimento legislativo alle coppie omosessuali: sono passati quasi dieci anni, e questa volta la Storia sembra davvero aver voltato loro le spalle. Per quanto possano gioire per lo stralcio della stepchild adoption, è evidente a tutti che questa vittoria di Pirro non basterà a nascondere che le loro posizioni omofobe sono ormai minoritarie nella società italiana, come ampiamente emerso nelle ultime settimane.

Da questa vicenda, però, escono anche alcuni vincitori.

Ne esce vincitore il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, che ancora una volta può vantarsi di essere determinante nelle scelte del governo e di essere riuscito a rendere più timida la legge.

Ne esce vincitore Matteo Renzi, che ha gioco facile a dire che è meglio un uovo oggi che una gallina domani, e che, insomma, la colpa è dei grillini che si sono rivelati anche questa volta degli interlocutori inaffidabili e “meno male che Renzi c’è”.

E ne esce vincitore, per assurdo, anche il Movimento 5 Stelle, che dopo due settimane di tentennamenti ora potrà dire, senza essere messo alla prova dei fatti, che loro la legge l’avrebbero votata così com’era, e che se quella legge non è andata in porto la colpa è solo delle divisioni interne al Pd.

Suonerà un po’ assurdo: eppure, gli unici vincitori in questa vicenda sono esponenti politici ai quali, in fondo, della legge sulle unioni civili frega ben poco. Alfano, in crisi di consensi, voleva dimostrare di contare ancora qualcosa, per poter giustificare ai suoi l’alleanza con il PD; Renzi incassa la possibilità di dire che ancora una volta il suo intervento è stato risolutivo per sbloccare la legge; i grillini riescono ancora una volta a evitare ogni assunzione di responsabilità, e possono continuare a limitarsi a puntare il dito contro le responsabilità altrui.

Ad uscirne sconfitti, invece, sono sia coloro che avrebbero voluto una legge di più ampio respiro, che coloro che non volevano nessuna legge. La legge che verrà approvata sarà probabilmente un capolavoro di cerchiobottismo che strizzerà l’occhio sia agli omofobi, sia a chi si batte per l’uguaglianza delle famiglie omosessuali. Una mezza decisione che non accontenterà nessuno, ma che consentirà alla politica di ringalluzzirsi e trastullarsi in giochi di potere e schermaglie infantili.

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