Statistiche sull’aborto: interruzioni di gravidanza in calo, ginecologi obiettori al 70%

L’interruzione volontaria di gravidanza o IVG, nota ai più come aborto volontario, è consentita nella maggior parte dei Paesi d’Europa, Asia e Nord America, mentre è prevalentemente proibita in Sud America, Africa, Medio Oriente e nel Sudest Asiatico.

In Italia, l’IVG fu depenalizzata 38 anni fa: nel 1978. Nel 1980 si registrarono 209000 interruzioni volontarie di gravidanza e il tasso di abortività, cioè il numero di aborti per 1000 donne in età feconda (15-49 anni), era pari a 15.3.

 

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Al di là di piccole oscillazioni annuali, il tasso di abortività è in calo costante dal 1980 ad oggi. Nel 2013 si sono verificate 103000 IVG e i dati preliminari relativi al 2014 stimano che le IVG annuali siano oggi scese sotto la soglia di 100000. Il tasso di abortività si è pressoché dimezzato, passando da 15.3 nel 1980 a 7.8 nel 2013.

Individuare le molteplici cause di questa diminuzione non è semplice. Probabilmente, hanno giocato un ruolo importante la diffusione dei metodi contraccettivi ed una maggiore educazione sessuale della popolazione. Secondo molti osservatori, tuttavia, vi sarebbe un’ulteriore motivazione: il fatto che, negli ultimi anni, in molte zone d’Italia sia diventato pressoché impossibile effettuare un’IVG. La legge italiana, infatti, riconosce al personale medico il diritto all’obiezione di coscienza. Il numero dei ginecologi obiettori è letteralmente esploso negli ultimi anni, passando dal 58.7% del 2005 al 70% del 2013.

Un dato, quello nazionale, dietro al quale si cela una forte disomogeneità territoriale: in Sardegna i ginecologi obiettori sono il 49.4% del totale, mentre in Sicilia e Puglia sono rispettivamente l’ 87.6% e l’86.1%. Accade così che in molte aree d’Italia sia diventato quasi impossibile trovare un ginecologo non obiettore, figura medica ormai inesistente in alcune strutture sanitarie.

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Il problema ha ormai assunto una portata tale che due anni fa il Consiglio d’Europa, chiamato a pronunciarsi sul caso di tre ospedali marchigiani in cui tutti i ginecologi erano obiettori, osservò che “l’elevato numero di medici obiettori di coscienza viola il diritto alla salute delle donne che intendono interrompere la gravidanza, diritto alla salute previsto dall’art. 11 della Carta sociale europea“.

Così, sebbene la legge italiana riconosca alle donne, a precise condizioni, il diritto all’interruzione di gravidanza, accade che nei fatti questo diritto sia spesso negato. Con tutti i rischi del caso, inclusa la possibilità che si ritorni al fenomeno, ampiamente praticato prima dell’introduzione della legge 194, dell’aborto clandestino, troppo spesso procurato in modo inadeguato e in condizioni igieniche pessime.

Il rischio, insomma, è che l’Italia stia lentamente tornando indietro nel tempo. Costanti, d’altra parte, sono i tentativi di riportare l’Italia (e l’Europa) indietro di 40 anni: diversi movimenti cattolici, con l’esplicito sostegno del papa, cercano da anni di rendere il ricorso all’IVG sempre più difficile, e si attivano anche per cercare di cambiare la legge 194 e rendere l’aborto nuovamente illegale. Di poche settimane fa, poi, è la notizia che il governo ha aumentato di 200 volte la sanzione prevista in caso di IVG che non avvengano nel rispetto della legge 194.

Così, 38 anni dopo la legalizzazione dell’IVG, obiezioni di coscienza di massa e mobilitazioni di movimenti integralisti contro la legge 194 sembrano mettere seriamente in dubbio “il diritto alla salute delle donne che decidono di interrompere la gravidanza”. Poche sono le voci che si levano contro questi cambiamenti, e il timore è che nei prossimi anni la situazione possa ulteriormente peggiorare.

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One thought on “Statistiche sull’aborto: interruzioni di gravidanza in calo, ginecologi obiettori al 70%

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