Milano: ragazzino picchiato perché ebreo

Secondo Il Giorno si tratterebbe di un gesto di bullismo come tanti: domenica, a Milano, un ragazzino di 15 anni è stato insultato e malmenato per le proprie origini ebraiche, testimoniate dalla kippah che aveva in testa.

Ora, che si tratti di un atto di bullismo fine a se stesso o di un’aggressione vera e propria, motivata da odio razziale o religioso, sarà difficile stabilirlo.

Eppure, questo fatto, come molti altri che ogni giorno si verificano nel nostro Paese nei confronti di chi è più debole o fa parte di una minoranza, dovrebbe suscitare la nostra indignazione e spingerci a contrastare sempre con maggior forza qualsiasi discriminazione, sia essa di genere, legata all’origine, all’orientamento sessuale o alle condizioni socio-economiche di una persona.

A cominciare dal bullismo. Si, da un qualcosa che può forse apparire marginale, ma che è invece una delle prime occasioni in cui i giovani ragazzi sperimentano la violenza, fisica e psicologica, nelle vesti di vittima o aggressore. Situazioni che non possiamo e non dobbiamo trascurare, ma che vanno invece monitorate e contrastate.

Il messaggio che deve passare ai cittadini del domani non può che essere questo: che le discriminazioni e la violenza non sono accettati, che chi li compie sarà punito e che chi viene aggredito non deve aver paura né vergognarsi di denunciare le aggressioni subite.

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