Tar del Lazio stabilisce: illegale presenza medici obiettori nei consultori

La situazione, in Lazio, era già cambiata da due anni: da quando, cioè, la giunta regionale guidata dal presidente Nicola Zingaretti aveva deliberato che l’obiezione di coscienza non può essere praticata nei consultori familiari che, secondo la legge, sono tenuti ad assicurare “la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso“.

La scelta, coraggiosa e significativa, puntava a contrastare la piaga dell’obiezione di coscienza dilagante, ormai al 90%, nelle strutture pubbliche laziali – un fenomeno divenuto così forte che il diritto (nei termini stabiliti dalla legge 194) all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) viene ormai spesso disatteso in molte aree del nostro Paese.

Tale decreto recita:

«si ribadisce come questa (l’obiezione di coscienza) riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel consultorio familiare non è coinvolto direttamente nell’effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg. Per analogo motivo, il personale operante è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici».

Contro tale decreto aveva fatto ricorso il “Movimento per la Vita”, che da 37 anni si batte contro il diritto all’IVG e la legge 194.

Questo ricorso è stato respinto dal Tar del Lazio, che ha dato ragione alla Regione Lazio riconoscendone la validità della delibera, affermando che

«è da escludere che l’attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell’obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d’interruzione. (…) Le cosiddette “pillole del giorno dopo” non sono farmaci abortivi ma semplici contraccettivi, come stabilito anche, con dati scientifici, dall’Agenzia italiana del farmaco, Aifa, e dalla sua omologa europea, Ema».

Ci permettiamo di condividere, nello spirito e nel merito, il commento del presidente Zingaretti alla sentenza del Tar:

«Siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge. È la certificazione che la Regione ha sta andando nella direzione giusta, quella della ricostruzione della rete dei consultori dopo anni di tagli e ambiguità. Un cammino impegnativo nel quale vogliamo proseguire per tutelare la salute delle donne».

Leggi anche: Consiglio d’Europa: in Italia aborto è corsa ad ostacoli e Statistiche sull’aborto: interruzioni di gravidanza in calo, ginecologi obiettori al 70%.

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