Patriarca di Mosca: matrimoni gay come apartheid e leggi naziste

Sembra proprio che non ce la possano fare, molte guide spirituali. Sembra che per loro sia una capacità inarrivabile, quella di pensare prima di parlare. Oppure di scusarsi, dopo aver detto una qualche immensa cazzata.

L’ultima in ordine di tempo è questa esternazione sulle leggi che consentono alle coppie omosessuali di sposarsi:

Quello che sta accadendo dei paesi occidentali è che, per la prima volta nella storia umana, la legislazione va contro la natura morale degli esseri umani.

Non è la stessa cosa, certo, ma in qualche modo possiamo paragonarlo all’apartheid in Sudafrica o alle leggi naziste: erano frutto di un’ideologia e non parte della natura morale. La Chiesa non potrà mai approvarlo.

A pronunciare queste frasi, il patriarca di Mosca, Kirill, autorità suprema della chiesa russa. Secondo il quale il riconoscimento della possibilità di sposarsi alle coppie omosessuali rappresenta il primo caso nella storia umana in cui la legge va contro la morale. Come a dire che la schiavitù, l’oppressione e la sottomissione delle donne, le leggi razziali e tante altre meraviglie di cui l’umanità s’è degnata di deliziarci nel corso della nostra storia rispettano “la natura morale degli esseri umani.

Bizzarro, questo Kirill. Chissà se si rende conto delle implicazioni logiche delle sue parole. Probabilmente no: anche perché, subito dopo, il fanfarone par contraddirsi, nel paragonare le nozze gay a apartheid e legislazione nazista. Ma come Kirill, allora ci sono dei precedenti? Allora non si tratta della “prima volta” nella storia umana?

Chissà. Probabilmente non verremo mai a sapere cosa passa per la testolina confusa della massima autorità religiosa russa. Viene da pensare che, se il Dio in cui crede esiste, con lui è stato davvero ingeneroso.

I terremoti come castigo divino e la confusione di Dio (e dei suoi seguaci)

C’era da aspettarselo. Puntuale come un avvoltoio, anche dopo il terremoto di domenica qualcuno (in questo caso, il direttore di Radio Maria, don Livio Fanzaga – secondo diversi giornali – o – secondo Radio Maria – un non meglio precisato “conduttore esterno”) ha sentito il dovere di spiegarci come questo terremoto altro non sia che una punizione divina a causa dell’approvazione della legge sulle unioni civili.

Che certi brillanti predicatori non si facciano scappare alcuna occasione per alimentare l’omofobia, d’altra parte, è cosa nota e non sorprende davvero più. Eppure, questa volta ci si sarebbe aspettati un po’ più di cautela da lorsignori. Perché davvero non si capisce come a questi pozzi di scienza sia potuta sfuggire una foto che ha fatto il giro del mondo, e che è stata un po’ il simbolo di questo terremoto:

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Eh si, la basilica benedettina di Norcia. Rasa al suolo dal terremoto mandato da Dio.

Insomma: Dio s’incazza per la legge sulle unioni civili e allora che fa? Rade al suolo le sedi dell’Arcigay? Fa cadere il governo che ha sostenuto questa legge? Fa fossilizzare il pene a tutti gli omosessuali d’Italia? No: rade al suolo una chiesa!

Se dovessimo dare retta a personaggetti, verrebbe davvero da pensare che questo Dio onnipotente e castigatore ha qualche problema di mira. O che ha quantomeno le idee confuse. Ma, a ben pensarci, è forse bene smettere di inseguire questi predicatori d’odio e rivolgersi a loro con animo sereno e parole che vengono dal cuore:

PS: abbiamo aggiunto Fuck you di Lily Allen alla playlist nella barra laterale 😉

I gay? Malati! I pedofili? Colpa dei bambini! Parola di don…

Questa persona viene mandata dai vescovi nelle scuole a insegnare ai bambini cosa è giusto e cosa è sbagliato (a spese dello Stato). Questa persona ogni domenica va in chiesa a far la morale ai suoi fedeli.

Questa persona è un pericolo pubblico oltre che una vergogna, ma sembra che nella cattolicissima Italia tutto ciò sia difficile da capire. Avanti così: continuiamo a prendercela con i gay e a affidare bambini e ragazzi alle cure premurose di questi pazzi scatenati…

Ma per la chiesa cattolica il Medioevo non è ancora finito

Ed eccoci qua: reduci da un weekend in cui fiumi di Guinness hanno irrorato i festeggiamenti per la storica decisione del popolo irlandese di estendere il matrimonio alle coppie omosessuali, è arrivato il momento di mettere da parte l’alcool e fare i conti con la dura realtà italiana. Perché Otretevere qualcuno sembra ancora in pieno hangover, al punto che oggi abbiamo potuto leggere sui giornali queste parole:

«Come ha detto l’arcivescovo di Dublino la Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma deve farlo nel senso che deve rafforzare tutto il suo impegno e tutto il suo sforzo per evangelizzare anche la nostra cultura. Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità» (La Repubblica)

Così, mentre in Irlanda il popolo votava per passare dalle unioni civili per coppie omosessuali al matrimonio egualitario, in Italia non solo ci siamo dovuti sorbire, per l’ennesima volta, l’inutile vittimismo domenicale delle sentinelle in piedi, ma ci tocca ancora una volta beccarci il predicozzo di un alto prelato vaticano (il Segretario di Stato Parolin, che in pratica è una sorta di primo ministro del Vaticano).

Di fronte a un cardinale che definisce il riconoscimento del diritto ad amare di una coppia omosessuale “una sconfitta dell’umanità”, viene da chiedersi se la misura non sia davvero colma (quo usque, catholica ecclesia, abutere patientia nostra?). Se davvero in nome della religione possiamo accettare qualsiasi discorso d’odio.

E così, mentre una parte del mondo sta finalmente cambiando il proprio atteggiamento verso l’omosessualità in senso più tollerante e inclusivo, la chiesa cattolica appare ancora una volta irrimediabilmente e fottutamente ferma al Medioevo. La “sconfitta” – per dirla con le parole di Parolin – è tutta sua e dei pregiudizi che fomenta da secoli, ma certo non dell’umanità, che compie finalmente un altro piccolo passo avanti. C’è solo da sperare che la nostra povera Italia possa presto liberarsi dall’abbraccio soffocante del cattolicesimo, ed entrare finalmente nel novero dei Paesi che trattano l’omosessualità in modo civile e moderno.