La risposta olandese all’antiabortismo di Trump: un fondo internazionale per bilanciare i tagli americani

Il nuovo presidente statunitense, Donald Trump, taglia i fondi alle organizzazioni internazionali che si occupano di garantire l’educazione sessuale, i diritti riproduttivi e l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza in condizioni sicure? A rispondergli è Lilianne Ploumen, ministro per il commercio e lo sviluppo dei Paesi Bassi, che lancia un fondo internazionale per controbilanciare i tagli americani.

L’obiettivo è quello di evitare che i tagli di Trump possano paralizzare le attività di organizzazioni come il Fondo per le Popolazioni delle Nazioni Unite (UNPFA), la Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare (IPPF) e Marie Slopes International.

Secondo le stime di Marie Slopes International, infatti, i tagli statunitensi (600 milioni di dollari) nei 4 anni della presidenza Trump porteranno a un incremento di gravidanze indesiderate 6 milioni e mezzo, a un incremento degli aborti in condizioni igienico-sanitarie precarie di 2.1 milioni e alla morte di circa 21700 madri.

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Conseguenze pesanti, che i Paesi Bassi intendono evitare chiedendo la collaborazione di tante nazioni: “Questi programmi – afferma Lilianne Ploumen – forniscono supporto diretto alle donne, distribuiscono profilattici, si occupano di accompagnare le donne al parto e, se non hanno altra scelta, di garantire loro l’accesso ad un aborto sicuro“.

L’idea è quella di un fondo cui possano contribuire non solo i governi, ma anche le organizzazioni, i cittadini e la società civile, uniti dall’obiettivo di garantire alle donne che vivono in Paesi in via di sviluppo l’accesso all’informazione ed educazione sessuale, ai metodi contraccettivi e a interruzioni di gravidanza sicure.

Al fondo potrebbero contribuire fino a una ventina di Paesi. Il Belgio ha già aderito all’iniziativa e il Canada ha annunciato che fornirà presto il proprio sostegno. Poiché i tagli statunitensi hanno effetto immediato, la ministra Ploumen ritiene che la risposta debba essere rapida: “Serve un po’ di tempo per organizzarsi, ma non voglio che ci si mettano 6 mesi. I fondi sono stati tagliati con effetto immediato, quindi è importante che queste organizzazioni avranno la certezza di poter continuare i loro programmi il più presto possibile“.

Nepal, ragazzina morta durante isolamento per mestruazioni

Secondo un’antica tradizione indù chiamata chhaupadi, le donne sarebbero impure quando hanno le mestruazioni, o nei giorni immediatamente seguenti il parto. Andrebbero perciò isolate e private del cibo, per evitare che la sfortuna o una catastrofe naturale si abbatta sulla famiglia o sulla comunità.

Per questo motivo, e nonostante il governo nepalese abbia vietato questa pratica nel 2005, in alcune aree rurali del Nepal le donne possono ancor oggi venir isolate e private del cibo; talvolta, vengono addirittura confinate in capanni fatiscenti e isolati, costrette a condividere gli spazi con il bestiame, a subire il gelo invernale o l’afa estiva. Si ritiene che molte donne riportino danni fisici e mentali a seguito di questi isolamenti.

La BBC riporta oggi la notizia della morte di Roshani Tiruwa, una ragazzina di 15 anni, in un distretto orientale del Nepal. La ragazzina sarebbe morta per soffocamento: avrebbe acceso un fuoco per cercare di scaldarsi, e la scarsa ventilazione del capanno avrebbe poi indotto il soffocamento. La polizia nepalese ha aperto un’indagine.

L’idea che la donna sia impura in presenza di mestruazioni, o quando puerpera, è comune in molte culture e religioni. Il Levitico, ad esempio, la dichiara impura per sette giorni dopo il parto in caso il nascituro sia maschio, e per due settimane nel caso dia vita a una femmina.

Che la storia e la cultura popolare siano piene di pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle donne è un fatto con cui molte società fanno da tempo i conti. Ma leggere notizie come quella della morte di Roshani Tiruwa lascia davvero stupefatti, e ci ricorda che tanta strada resta ancora da fare per emancipare le donne che vivono nelle aree più remote della Terra.

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Turchia, ritirata proposta assoluzione stupratori di minorenni in caso di matrimonio riparatore

Il primo ministro turco Binali Yildirim ha ritirato una proposta di legge che avrebbe concesso l’assoluzione di uno stupratore di una ragazza minorenne, a condizione che (a stupro avvenuto) l’uomo sposasse la ragazza.

La proposta, riporta la BBC, aveva suscitato proteste e indignazione tanto in Turchia quanto all’estero. Le Nazioni Unite si erano appellate al governo turco affinché non approvasse la proposta di legge, che avrebbe incoraggiato lo stupro e i matrimoni con ragazzine.

Il governo aveva cercato di difendersi sostenendo che l’obiettivo della legge fosse quello di discolpare gli uomini imprigionati per aver sposato una ragazzina con il consenso presunto della famiglia. La proposta, portata avanti dal partito al potere, il partito islamista AKP del presidente Erdogan, aveva però incontrato l’aperta opposizione delle donne turche e di tutti i partiti d’opposizione.

Secondo il ministero della giustizia turco, dal 2002 440000 ragazze di età inferiore ai 18 anni sono diventate madri, e gli abusi su ragazze minorenni sono triplicati negli ultimi 10 anni.

Ciononostante, l’AKP, partito di matrice fortemente religiosa, aveva cercato di portare avanti questa controversa proposta. Fortunatamente, la reazione della società civile sembra aver dissuaso il governo dal mettere in pratica questa proposta, che ahimé dà l’idea della condizione femminile nel mondo islamico.

Tar del Lazio stabilisce: illegale presenza medici obiettori nei consultori

La situazione, in Lazio, era già cambiata da due anni: da quando, cioè, la giunta regionale guidata dal presidente Nicola Zingaretti aveva deliberato che l’obiezione di coscienza non può essere praticata nei consultori familiari che, secondo la legge, sono tenuti ad assicurare “la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso“.

La scelta, coraggiosa e significativa, puntava a contrastare la piaga dell’obiezione di coscienza dilagante, ormai al 90%, nelle strutture pubbliche laziali – un fenomeno divenuto così forte che il diritto (nei termini stabiliti dalla legge 194) all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) viene ormai spesso disatteso in molte aree del nostro Paese.

Tale decreto recita:

«si ribadisce come questa (l’obiezione di coscienza) riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel consultorio familiare non è coinvolto direttamente nell’effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg. Per analogo motivo, il personale operante è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici».

Contro tale decreto aveva fatto ricorso il “Movimento per la Vita”, che da 37 anni si batte contro il diritto all’IVG e la legge 194.

Questo ricorso è stato respinto dal Tar del Lazio, che ha dato ragione alla Regione Lazio riconoscendone la validità della delibera, affermando che

«è da escludere che l’attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell’obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d’interruzione. (…) Le cosiddette “pillole del giorno dopo” non sono farmaci abortivi ma semplici contraccettivi, come stabilito anche, con dati scientifici, dall’Agenzia italiana del farmaco, Aifa, e dalla sua omologa europea, Ema».

Ci permettiamo di condividere, nello spirito e nel merito, il commento del presidente Zingaretti alla sentenza del Tar:

«Siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge. È la certificazione che la Regione ha sta andando nella direzione giusta, quella della ricostruzione della rete dei consultori dopo anni di tagli e ambiguità. Un cammino impegnativo nel quale vogliamo proseguire per tutelare la salute delle donne».

Leggi anche: Consiglio d’Europa: in Italia aborto è corsa ad ostacoli e Statistiche sull’aborto: interruzioni di gravidanza in calo, ginecologi obiettori al 70%.