Myanmar: cosa c’è dietro la pulizia etnica della minoranza Rodhinga

Le Nazioni Unite stimano che, soltanto negli ultimi 10 giorni, 87mila profughi appartenenti alla minoranza etnica Rodhinga siano fuggiti dal Myanmar, un paese di 49 milioni di abitanti prevalentemente buddisti, e abbiano cercato rifugio nel confinante Bangladesh, la cui popolazione, in prevalenza musulmana, ammonta a circa 162 milioni.

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I Rodhinga sono una popolazione di religione musulmana che abita le zone costiere del Myanmar. La storia recente li vede vittime dell’oppressione del governo birmano, che dal 1982 non riconosce loro la cittadinanza birmana, ne restringe la libertà di movimento e la possibilità di avere figli.

Per il governo birmano, infatti, i Rodhinga sarebbero dei bengalesi musulmani senza diritto alla cittadinanza del Myanmar – e sono perciò considerati degli apolidi e degli ospiti indesiderati.

Sin dall’indipendenza di Bangladesh e Myanmar dall’impero britannico, negli anni Quaranta, movimenti separatisti sono stati attivi nell’area popolata dai Rodingha. Obiettivo di questi movimenti era la separazione dal Myanmar dello Stato di Rahkine, dove si concentra la popolazione Rodhinga, e la sua successiva annessione al Bangladesh.

Tali movimenti hanno spesso avuto natura militare, ed hanno provocato la forte repressione del governo birmano nei confronti dell’intera popolazione Rodhinga, fino agli attuali tentativi di sradicare i Rodhinga dal territorio del Myanmar e rimpiazzarli con altre etnie. Una vera e propria pulizia etnica che affonda le sue radici nel passato postcoloniale di Bangladesh e Myanmar, figlia di un odio che si alimenta di nazionalismo e intolleranza verso persone di etnie e religioni differenti.

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Russia: blogger in carcere per aver giocato a Pokemon Go in una chiesa

Ruslan Sokolowsky, un 22enne russo, è stato arrestato lo scorso autunno per aver insultato la religione ortodossa giocando a Pokemon Go nella chiesa di Ognissanti di Yekaterinburg – città russa di 1,4 milioni di abitanti situata ad est dei monti Urali, a ridosso del confine tra Europa ed Asia. Al termine del processo aperto a suo carico, l’accusa ha chiesto una condanna pari a 3 anni e mezzo di carcere.

Nell’estate del 2016 il giovane russo si era infatti filmato mentre si aggirava a caccia di Pokemon all’interno della chiesa. Alla fine del video il ragazzo, apertamente ateo, si lanciava in un commento sarcastico: “Ma,  sapete, non sono riuscito a catturare il Pokemon più raro che si possa trovar in questo posto, Gesù. Si dice addirittura che nemmeno esista, per cui non sono particolarmente sorpreso”.

Lo scopo del video, pubblicato su YouTube, sarebbe stato quello di smentire la diceria che aggirarsi a caccia di Pokemon in una chiesa avrebbe potuto portare a conseguenze legali; evidentemente, l’incauto ragazzo si sbagliava di grosso.

Informate del video, lo scorso autunno le autorità russe hanno provveduto ad incarcerarlo con l’accusa di incitare all’odio religioso. L’accusa ne ha chiesto la condanna a 3 anni e mezzo di carcere. La sentenza verrà pronunciata oggi.

AGGIORNAMENTO (12/5/17): il processo ha confermato la condanna ai 3 anni e mezzo di carcere richiesti dall’accusa, con sospensione condizionale, e a 160 ore di lavori socialmente utili.

 

FONTI: EuronewsBBC.

Russia: 100 omosessuali arrestati e 3 uccisi dalla polizia in Cecenia

Più di 100 persone sono state arrestate nelle ultime settimane dalla polizia in Cecenia, regione caucasica che si trova all’estremità meridionale della Russia. Tre di loro, forse anche di più, sarebbero addirittura state uccise dalla polizia stessa.

Oscurata sia dall’attacco terroristico a San Pietroburgo verificatosi negli stessi giorni in cui la notizia è filtrata, sia dal fatto che è ormai sostanzialmente impossibile per i giornalisti accedere alla Cecenia, la notizia è passata piuttosto inosservata sulla stampa internazionale, ed ha ricevuto ancor meno attenzione su quella italiana.

Nonostante la difficoltà di raccogliere notizie dalla regione, la notizia sarebbe filtrata grazie al lavoro del giornale russo Novaya Gazeta (lo stesso per la quale lavorava Anna Politkovskaja, giornalista attiva in Cecenia che fu fatta assassinare dal regime russo nel 2006) e di alcuni attivisti per i diritti umani nella regione. Ne hanno dato conto, fra gli altri, The New York TimesThe Guardian e The Independent.

Un portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov si è ovviamente affrettato a negare il tutto, affermando: “è impossibile arrestare o reprimere persone [omosessuali] che non esistono nella repubblica [cecena]”. “Se queste persone esistessero, la legge non dovrebbe nemmeno preoccuparsene, perché sarebbero i loro stessi parenti a spedirli in un posto da cui non faranno mai ritorno”.

Parole che danno l’idea di come la situazione per le persone omosessuali, già di per sé terribile in Russia, sia anche peggiore in questa regione a maggioranza musulmana. Nella quale all’autoritarismo conservatore del governo russo si somma quello del governo autonomo della Cecenia.

La retata sarebbe stata scatenata dalla richiesta di un gruppo moscovita per i diritti delle persone omosessuali, che avrebbe presentato domanda per poter organizzare dei gay prides in 90 città russe. Il solo fatto che una di queste richieste fosse stata presentata in una regione caucasica a maggioranza musulmana avrebbe scatenato immediatamente una manifestazione antigay. La polizia si sarebbe quindi mossa per attuare una retata nei confronti degli omosessuali presenti nella regione, attirati attraverso la creazione di falsi profili sui social network fra la comunità gay.

Patriarca di Mosca: matrimoni gay come apartheid e leggi naziste

Sembra proprio che non ce la possano fare, molte guide spirituali. Sembra che per loro sia una capacità inarrivabile, quella di pensare prima di parlare. Oppure di scusarsi, dopo aver detto una qualche immensa cazzata.

L’ultima in ordine di tempo è questa esternazione sulle leggi che consentono alle coppie omosessuali di sposarsi:

Quello che sta accadendo dei paesi occidentali è che, per la prima volta nella storia umana, la legislazione va contro la natura morale degli esseri umani.

Non è la stessa cosa, certo, ma in qualche modo possiamo paragonarlo all’apartheid in Sudafrica o alle leggi naziste: erano frutto di un’ideologia e non parte della natura morale. La Chiesa non potrà mai approvarlo.

A pronunciare queste frasi, il patriarca di Mosca, Kirill, autorità suprema della chiesa russa. Secondo il quale il riconoscimento della possibilità di sposarsi alle coppie omosessuali rappresenta il primo caso nella storia umana in cui la legge va contro la morale. Come a dire che la schiavitù, l’oppressione e la sottomissione delle donne, le leggi razziali e tante altre meraviglie di cui l’umanità s’è degnata di deliziarci nel corso della nostra storia rispettano “la natura morale degli esseri umani.

Bizzarro, questo Kirill. Chissà se si rende conto delle implicazioni logiche delle sue parole. Probabilmente no: anche perché, subito dopo, il fanfarone par contraddirsi, nel paragonare le nozze gay a apartheid e legislazione nazista. Ma come Kirill, allora ci sono dei precedenti? Allora non si tratta della “prima volta” nella storia umana?

Chissà. Probabilmente non verremo mai a sapere cosa passa per la testolina confusa della massima autorità religiosa russa. Viene da pensare che, se il Dio in cui crede esiste, con lui è stato davvero ingeneroso.