Tunisia, abolito divieto di matrimonio tra donne musulmane e uomini non musulmani

É stata una giornata storica per i diritti delle donne e degli uomini tunisini, quella di giovedì: l’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (ovvero il Parlamento) della Tunisia ha infatti abolito il divieto per un cittadino non musulmano di sposare una donna musulmana.

La legge, che era in vigore da 44 anni (1973), prevedeva che un uomo non musulmano non potesse sposare una donna musulmana, a meno che si convertisse all’Islam e provasse l’avvenuta conversione con un certificato di conversione. Nessuna restrizione, invece, era prevista per gli uomini musulmani.

Ricorderete forse che, verso la fine del 2010, le proteste contro il carovita e il suicidio di un ambulante tunisino che protestava contro i maltrattamenti subiti dalla polizia diedero vita alla Rivoluzione dei Gelsomini in Tunisia e, più in generale, alla Primavera Araba. Nel giro di pochi mesi caddero i decennali regimi di Ben Ali in Tunisia, di Gheddafi in Libia e di Mubarak in Egitto.

 

Nell’ottobre 2011 fu eletta l’assemblea costituente tunisina; vincitrice di queste elezioni fu la formazione politica islamica moderata Ennahda. Nel 2014 la nuova costituzione è entrata in vigore e si sono tenute le prime elezioni parlamentari. A vincere, questa volta, è stato il partito Nidaa Tounes, laico e guidato dall’attuale presidente tunisino Beji Essesbi.

Da allora, il parlamento tunisino sta lavorando alla rimozione delle discriminazioni contro le donne e contro i non musulmani, che costituiscono soltanto l’1% della popolazione tunisina.

tunisia

Fonti (in inglese):

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Russia: 100 omosessuali arrestati e 3 uccisi dalla polizia in Cecenia

Più di 100 persone sono state arrestate nelle ultime settimane dalla polizia in Cecenia, regione caucasica che si trova all’estremità meridionale della Russia. Tre di loro, forse anche di più, sarebbero addirittura state uccise dalla polizia stessa.

Oscurata sia dall’attacco terroristico a San Pietroburgo verificatosi negli stessi giorni in cui la notizia è filtrata, sia dal fatto che è ormai sostanzialmente impossibile per i giornalisti accedere alla Cecenia, la notizia è passata piuttosto inosservata sulla stampa internazionale, ed ha ricevuto ancor meno attenzione su quella italiana.

Nonostante la difficoltà di raccogliere notizie dalla regione, la notizia sarebbe filtrata grazie al lavoro del giornale russo Novaya Gazeta (lo stesso per la quale lavorava Anna Politkovskaja, giornalista attiva in Cecenia che fu fatta assassinare dal regime russo nel 2006) e di alcuni attivisti per i diritti umani nella regione. Ne hanno dato conto, fra gli altri, The New York TimesThe Guardian e The Independent.

Un portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov si è ovviamente affrettato a negare il tutto, affermando: “è impossibile arrestare o reprimere persone [omosessuali] che non esistono nella repubblica [cecena]”. “Se queste persone esistessero, la legge non dovrebbe nemmeno preoccuparsene, perché sarebbero i loro stessi parenti a spedirli in un posto da cui non faranno mai ritorno”.

Parole che danno l’idea di come la situazione per le persone omosessuali, già di per sé terribile in Russia, sia anche peggiore in questa regione a maggioranza musulmana. Nella quale all’autoritarismo conservatore del governo russo si somma quello del governo autonomo della Cecenia.

La retata sarebbe stata scatenata dalla richiesta di un gruppo moscovita per i diritti delle persone omosessuali, che avrebbe presentato domanda per poter organizzare dei gay prides in 90 città russe. Il solo fatto che una di queste richieste fosse stata presentata in una regione caucasica a maggioranza musulmana avrebbe scatenato immediatamente una manifestazione antigay. La polizia si sarebbe quindi mossa per attuare una retata nei confronti degli omosessuali presenti nella regione, attirati attraverso la creazione di falsi profili sui social network fra la comunità gay.

Turchia, ritirata proposta assoluzione stupratori di minorenni in caso di matrimonio riparatore

Il primo ministro turco Binali Yildirim ha ritirato una proposta di legge che avrebbe concesso l’assoluzione di uno stupratore di una ragazza minorenne, a condizione che (a stupro avvenuto) l’uomo sposasse la ragazza.

La proposta, riporta la BBC, aveva suscitato proteste e indignazione tanto in Turchia quanto all’estero. Le Nazioni Unite si erano appellate al governo turco affinché non approvasse la proposta di legge, che avrebbe incoraggiato lo stupro e i matrimoni con ragazzine.

Il governo aveva cercato di difendersi sostenendo che l’obiettivo della legge fosse quello di discolpare gli uomini imprigionati per aver sposato una ragazzina con il consenso presunto della famiglia. La proposta, portata avanti dal partito al potere, il partito islamista AKP del presidente Erdogan, aveva però incontrato l’aperta opposizione delle donne turche e di tutti i partiti d’opposizione.

Secondo il ministero della giustizia turco, dal 2002 440000 ragazze di età inferiore ai 18 anni sono diventate madri, e gli abusi su ragazze minorenni sono triplicati negli ultimi 10 anni.

Ciononostante, l’AKP, partito di matrice fortemente religiosa, aveva cercato di portare avanti questa controversa proposta. Fortunatamente, la reazione della società civile sembra aver dissuaso il governo dal mettere in pratica questa proposta, che ahimé dà l’idea della condizione femminile nel mondo islamico.

Giordania, scrittore ucciso per aver condiviso vignetta anti-Isis

Scrittore dalle posizioni scomode e spesso controverse, Nahed Hattar è stato freddato oggi davanti a un tribunale giordano da tre colpi di pistola esplosi da un uomo poi arrestato dalla polizia.

La Giordania è storicamente uno dei Paesi islamici più moderati, governato da una monarchia che da tempo intrattiene rapporti positivi tanto con i suoi vicini quanto con l’Occidente.

Eppure, anche in quel Paese qualcuno può trovarsi ad essere accusato di blasfemia.

Ogni anno diversi intellettuali vengono uccisi in Paesi islamici perché ritenuti blasfemi, o semplicemente per aver manifestato il proprio ateismo. Gli Stati non sembrano in grado di proteggerli, e forse nemmeno sono interessati a farlo.

Eliminare il concetto di blasfemia e affermare la possibilità di criticare le religioni è già difficile in molti Paesi occidentali, figuriamoci nel mondo islamico. Proprio per questo è necessario che, in tutto il mondo, ci si attivi per chiedere l’abolizione del reato di blasfemia: un punto, questo, al centro della campagna End Blasphemy Laws, sostenuta da associazioni umaniste atee e agnostiche. Dal sito della campagna si può apprendere come in Italia, ad esempio, la blasfemia sia ancora considerata reato, punito con sanzioni amministrative.

endblasph

end-blasphemy-laws.org