Roma, per la prima volta in Italia concorso per ginecologo non obiettore

Garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza (IVG) per le donne, savaguardando allo stesso tempo il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario. Sono, questi, i due punti cardine della legge 194, la legge che dal 1978 stabilisce regole e condizioni per l’aborto in Italia.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrata una crescita vertiginosa della percentuale di ginecologi obiettori, che è salita dal 58.7% del 2005 al 70% del 2013. Un fatto, questo, che rende sempre più difficile accedere all’IVG in molti ospedali, con notevoli differenze tra le varie regioni d’Italia.

Per contrastare questo fenomeno, che di fatto finisce per rendere l’accesso all’IVG un percorso ad ostacoli per molte donne, l’ospedale San Camillo di Roma ha bandito, per la prima volta in Italia, un concorso per due ginecologi che dichiarino di essere disponibili a praticare IVG.

Una decisione che mira a tutelare l’accesso all’IVG, sempre più messo in discussione dall’alta percentuale di medici obiettori. Con l’obiettivo, spiega il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di “garantire alle donne il diritto di interrompere la gravidanza senza nessun pericolo per la loro salute”.

Non possiamo che salutare con favore questa decisione, da molti auspicata per garantire che il contenuto della legge 194 non diventi lettera morta, ed augurarci che altri ospedali seguano questo esempio, impegnandosi così a garantire l’accesso all’IVG tutelato dalla legge 194.

Giordania, scrittore ucciso per aver condiviso vignetta anti-Isis

Scrittore dalle posizioni scomode e spesso controverse, Nahed Hattar è stato freddato oggi davanti a un tribunale giordano da tre colpi di pistola esplosi da un uomo poi arrestato dalla polizia.

La Giordania è storicamente uno dei Paesi islamici più moderati, governato da una monarchia che da tempo intrattiene rapporti positivi tanto con i suoi vicini quanto con l’Occidente.

Eppure, anche in quel Paese qualcuno può trovarsi ad essere accusato di blasfemia.

Ogni anno diversi intellettuali vengono uccisi in Paesi islamici perché ritenuti blasfemi, o semplicemente per aver manifestato il proprio ateismo. Gli Stati non sembrano in grado di proteggerli, e forse nemmeno sono interessati a farlo.

Eliminare il concetto di blasfemia e affermare la possibilità di criticare le religioni è già difficile in molti Paesi occidentali, figuriamoci nel mondo islamico. Proprio per questo è necessario che, in tutto il mondo, ci si attivi per chiedere l’abolizione del reato di blasfemia: un punto, questo, al centro della campagna End Blasphemy Laws, sostenuta da associazioni umaniste atee e agnostiche. Dal sito della campagna si può apprendere come in Italia, ad esempio, la blasfemia sia ancora considerata reato, punito con sanzioni amministrative.

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end-blasphemy-laws.org

Tar del Lazio stabilisce: illegale presenza medici obiettori nei consultori

La situazione, in Lazio, era già cambiata da due anni: da quando, cioè, la giunta regionale guidata dal presidente Nicola Zingaretti aveva deliberato che l’obiezione di coscienza non può essere praticata nei consultori familiari che, secondo la legge, sono tenuti ad assicurare “la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso“.

La scelta, coraggiosa e significativa, puntava a contrastare la piaga dell’obiezione di coscienza dilagante, ormai al 90%, nelle strutture pubbliche laziali – un fenomeno divenuto così forte che il diritto (nei termini stabiliti dalla legge 194) all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) viene ormai spesso disatteso in molte aree del nostro Paese.

Tale decreto recita:

«si ribadisce come questa (l’obiezione di coscienza) riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel consultorio familiare non è coinvolto direttamente nell’effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg. Per analogo motivo, il personale operante è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici».

Contro tale decreto aveva fatto ricorso il “Movimento per la Vita”, che da 37 anni si batte contro il diritto all’IVG e la legge 194.

Questo ricorso è stato respinto dal Tar del Lazio, che ha dato ragione alla Regione Lazio riconoscendone la validità della delibera, affermando che

«è da escludere che l’attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell’obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d’interruzione. (…) Le cosiddette “pillole del giorno dopo” non sono farmaci abortivi ma semplici contraccettivi, come stabilito anche, con dati scientifici, dall’Agenzia italiana del farmaco, Aifa, e dalla sua omologa europea, Ema».

Ci permettiamo di condividere, nello spirito e nel merito, il commento del presidente Zingaretti alla sentenza del Tar:

«Siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge. È la certificazione che la Regione ha sta andando nella direzione giusta, quella della ricostruzione della rete dei consultori dopo anni di tagli e ambiguità. Un cammino impegnativo nel quale vogliamo proseguire per tutelare la salute delle donne».

Leggi anche: Consiglio d’Europa: in Italia aborto è corsa ad ostacoli e Statistiche sull’aborto: interruzioni di gravidanza in calo, ginecologi obiettori al 70%.

Unioni civili: la Camera approva (e l’Italia entra finalmente nel terzo millennio)

Con 372 voti a favore (Partito Democratico, alcuni deputati centristi e Sinistra Italiana), 51 voti contrari (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e altri deputati centristi) e 99 astenuti (Movimento 5 Stelle, che ancora una volta si rimangia la promessa di votare il provvedimento), la Camera  ha approvato pochi minuti fa la legge sulla “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. La legge consiste di due parti: la prima introduce in Italia la possibilità, per le coppie omosessuali, di contrarre un’unione civile, stabilendone diritti e doveri, mentre la seconda regolamenta per la prima volta i diritti e doveri delle coppie di fatto eterosessuali.

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Con questa legge, l’Italia decide oggi di riconoscere finalmente l’esistenza di famiglie formate da coppie dello stesso sesso, facendo ciò che gli altri Paesi dell’Europa occidentale hanno già fatto da tempo. Nel 1989 (27 anni fa), la Danimarca fu il primo paese al mondo a introdurre le unioni civili, seguito negli anni da moltissimi Stati europei. Nel 2001, poi, i Paesi Bassi approvarono il matrimonio egualitario, che equipara la condizione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali. Ad oggi, 21 dei 28 Paesi dell’Unione europea consentono unioni civili e/o matrimonio egualitario, mentre 6 no: l’Italia è dunque il ventiduesimo Paese UE a riconoscere i diritti delle coppie omosessuali.

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La legge, è stato osservato, è il frutto di un compromesso al ribasso che non tiene il passo con le leggi ben più avanzate presenti negli altri Paesi europei. L’uguaglianza è ancora lontana, e non sarà facile raggiungerla in uno Stato conservatore quale è l’Italia. Basti pensare che le prime proposte di legge sulle unioni civili presentate in Parlamento risalgono addirittura al 1986, e ci sono voluti trent’anni per arrivare ad avere una legge.

C’è da scommettere che molti fra i contrari, tanto a destra quanto tra i cattolici italiani, continueranno a cercare di mettere i bastoni fra le ruote e di creare ostacoli nella vita dei cittadini e delle famiglie omosessuali italiane.

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Eppure, questa legge è una legge che nella sua timidezza segna comunque un passaggio storico: l’Italia decide per la prima volta di non mettere la testa sotto la sabbia, di tutelare i propri cittadini omosessuali e di riconoscerne il diritto a una vita affettiva e familiare serena. Se, insomma, la piena uguaglianza appare ancora lontana e la battaglia per conquistarla ancora lunga, va allo stesso tempo riconosciuto che grazie a questa legge gli omosessuali italiani saranno da oggi un po’ più uguali e un po’ meno discriminati di prima.

In alto i calici, dunque, per festeggiare questa sera un momento storico per l’Italia e per gli Italiani. Godiamoci il momento, perché da domani si torna a rimboccarsi le maniche, e a battersi per ottenere un’uguaglianza vera e sostanziale.

PROSIT!

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